Casale Monferrato – Una città segnata da una delle più profonde ferite industriali e sanitarie del XX secolo si erge oggi a simbolo di riscatto e sicurezza. A quasi quattro decenni dalla chiusura definitiva dello stabilimento Eternit, Casale Monferrato presenta un bilancio straordinario delle attività di bonifica dall’amianto, delineando un percorso che l’ha trasformata in “una delle realtà più sicure e monitorate del mondo”, come sottolineato con orgoglio dal sindaco Emanuele Capra. Un lavoro incessante che ha portato alla rimozione di oltre 1.890.000 metri quadrati di materiali contenenti amianto, per un totale di 51.200 tonnellate conferite in discarica in piena sicurezza.

Questa transizione da epicentro di una tragedia a modello di risanamento ambientale è il risultato di una consapevolezza maturata nel dolore e di un impegno amministrativo e comunitario senza precedenti. “La drammaticità di aver dovuto maturare la consapevolezza della nocività dell’amianto prima e in maniera più preponderante che in altri territori ha avuto il merito di sensibilizzare le amministrazioni che si sono succedute e la comunità”, ha aggiunto il primo cittadino. Un problema affrontato “con coscienza, efficienza e tempestività”, che ha permesso di non voltare le spalle al passato, ma di costruirvi sopra un futuro più sicuro.

Un impegno capillare: il Sito di Interesse Nazionale (SIN)

L’azione di bonifica non si è limitata ai confini comunali. Casale Monferrato è infatti capofila dell’omonimo Sito di Interesse Nazionale (SIN), un’area vasta che abbraccia 48 comuni (45 in provincia di Alessandria, due in provincia di Vercelli e uno in quella di Asti), estendendosi per una superficie di quasi 74.000 ettari. Questa struttura ha permesso un coordinamento efficace degli interventi, affrontando la contaminazione in modo sistemico e integrato, dalle grandi aree industriali dismesse alle piccole proprietà private.

La storia industriale di Casale è indissolubilmente legata allo stabilimento Eternit, che per decenni ha prodotto manufatti in cemento-amianto, disperdendo le pericolose fibre nel tessuto urbano e rurale. Gli operai, spesso inconsapevoli dei rischi, portavano a casa le tute da lavoro impregnate di polvere, estendendo la minaccia ai propri familiari. Gli scarti di lavorazione, il cosiddetto “polverino”, venivano addirittura utilizzati per pavimentare cortili e strade, amplificando la contaminazione.

I numeri della bonifica: un bilancio impressionante

I dati, aggiornati al 31 dicembre 2025, testimoniano la portata monumentale dell’operazione di risanamento, frutto di decine di milioni di euro di investimenti pubblici e oltre 30 milioni di contributi erogati ai privati. L’impegno ha portato al totale esaurimento delle graduatorie di richieste di contributo per la bonifica, un segnale tangibile che la domanda di sicurezza dei cittadini è stata pienamente accolta.

L’analisi dettagliata degli interventi rivela un approccio a 360 gradi:

  • Aree ed edifici pubblici: Dal 1998 a oggi, sono stati bonificati circa 150.000 metri quadrati di coperture, includendo strutture sensibili come ospedali, scuole e caserme.
  • Coperture private: L’intervento sul patrimonio privato è stato ancora più esteso, con 3.411 edifici bonificati per un totale di 1.366.335 metri quadrati di amianto rimossi.
  • Servizio porta a porta: Istituito nel 2001, questo servizio ha facilitato lo smaltimento di piccoli quantitativi di materiale da parte dei cittadini, contribuendo alla rimozione di ulteriori 373.058 metri quadrati di superfici.

La sfida del “polverino”: verso la conclusione di un capitolo critico

Una delle sfide più complesse è stata la bonifica dei cosiddetti siti di polverino, aree contaminate dagli scarti friabili della lavorazione dell’amianto, particolarmente pericolosi per la facilità con cui le fibre possono essere inalate. Dei 227 siti originariamente censiti, ben 217 sono già stati completamente risanati. Per i restanti dieci, il cronoprogramma è già definito: cinque interventi sono previsti per l’inizio di febbraio 2026, mentre gli ultimi cinque saranno completati nel corso dello stesso anno, segnando la fine di un capitolo particolarmente doloroso e complesso della bonifica. Recentemente, la Giunta regionale del Piemonte ha approvato un accordo di programma con il Ministero dell’Ambiente per stanziare quasi 2,5 milioni di euro destinati proprio a completare la bonifica di queste aree, con un focus particolare sul canale Lanza.

Dalla fabbrica della morte al Parco Eternot: un simbolo di rinascita

Dove un tempo sorgeva la fabbrica Eternit, oggi si estende il Parco Eternot, un’area verde di quasi 30.000 metri quadrati inaugurata nel 2016. Questo luogo non è solo un parco pubblico, ma un potente monumento alla memoria delle vittime e un simbolo tangibile della resilienza di un’intera comunità. La bonifica dell’area ex industriale, un’operazione unica in Italia per dimensioni e complessità, ha visto le macerie dello stabilimento sigillate in loco per creare un giardino pensile che oggi ospita aree gioco, percorsi ciclabili e opere d’arte. Il parco è diventato il cuore pulsante di una città che ha saputo trasformare il suo più grande incubo in un messaggio di speranza e impegno per il futuro.

Nonostante gli enormi progressi, la lotta non è finita. Le malattie asbesto-correlate, come il mesotelioma, hanno tempi di latenza molto lunghi e continuano a mietere vittime tra coloro che furono esposti decenni fa. La memoria di questa tragedia, unita alla consapevolezza scientifica e sanitaria, continua a guidare le azioni della comunità e delle istituzioni, affinché il diritto alla salute e a un ambiente sicuro sia garantito per le generazioni future.

Di veritas

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