Il 15 gennaio 2001, con il motto “Celebrare la collaborazione umana al suo meglio”, nasceva un progetto che avrebbe rivoluzionato per sempre l’accesso alla conoscenza: Wikipedia. A 25 anni di distanza, l’enciclopedia libera, gratuita e partecipativa creata da Jimmy Wales e Larry Sanger si erge ancora come uno dei pilastri del web, un’utopia digitale realizzata grazie al contributo di milioni di volontari in tutto il mondo. Tuttavia, questo importante anniversario giunge in un momento di profonda incertezza, in cui nuove e complesse sfide minacciano le fondamenta stesse di questo straordinario esperimento di intelligenza collettiva.

Un quarto di secolo di conoscenza condivisa

L’idea alla base di Wikipedia era tanto semplice quanto rivoluzionaria: un’enciclopedia online dove chiunque potesse contribuire, modificare e migliorare i contenuti. Un modello che si contrapponeva nettamente alle tradizionali enciclopedie cartacee, statiche e curate da un numero ristretto di esperti. La versione in lingua inglese fu la prima a vedere la luce, seguita a stretto giro da quella italiana l’11 maggio dello stesso anno. Da allora, la crescita è stata esponenziale: oggi Wikipedia è disponibile in oltre 300 lingue, con più di 63 milioni di articoli che attirano oltre 15 miliardi di visualizzazioni ogni mese, posizionandosi tra i dieci siti più visitati al mondo.

Il suo successo si fonda su un modello economico e filosofico unico nel panorama digitale: nessuna pubblicità, nessun cookie per la profilazione degli utenti, ma unicamente il sostegno delle donazioni volontarie. Un approccio che richiama lo spirito originario di Internet, basato sulla libera circolazione del sapere. Nel corso degli anni, l’universo Wikimedia si è espanso con progetti paralleli come Wikimedia Commons per i file multimediali, il dizionario Wiktionary e la raccolta di citazioni Wikiquote, consolidando ulteriormente il suo ruolo di bene pubblico digitale, come riconosciuto anche dall’ONU.

La minaccia dell’Intelligenza Artificiale

Il principale pericolo per la sopravvivenza di Wikipedia, oggi, arriva dall’intelligenza artificiale. I grandi modelli linguistici (LLM), come quelli alla base dei più noti chatbot, sono stati addestrati in gran parte utilizzando l’enorme mole di dati contenuti nell’enciclopedia. Questo sfruttamento, però, raramente si traduce in un ritorno di visibilità. Gli utenti, infatti, ottengono risposte dirette dai chatbot, senza più la necessità di visitare le pagine di Wikipedia, interrompendo così il ciclo virtuoso che lega la creazione di conoscenza alla sua fruizione.

I dati diffusi dalla Wikimedia Foundation sono allarmanti: nell’ultimo anno si è registrato un calo di circa l’8% delle visualizzazioni di pagina, proprio perché gli utenti trascorrono più tempo a interagire con i chatbot. A questo si aggiunge un altro problema: una quota crescente del traffico sui server di Wikimedia, stimata intorno al 65%, è generata non da esseri umani ma da bot che “raschiano” contenuti per alimentare i sistemi di IA, mettendo a dura prova l’infrastruttura tecnica e aumentando i costi di gestione. Questa duplice pressione, calo degli utenti umani e aumento del traffico automatizzato, minaccia la sostenibilità economica del progetto, basata sulle donazioni, e la sua stessa vitalità, legata al contributo di nuovi volontari.

La sfida di Grokipedia e le critiche di Elon Musk

A complicare ulteriormente il quadro si è aggiunta la discesa in campo di Elon Musk. L’imprenditore, da tempo critico verso Wikipedia, che accusa di avere un orientamento politico di parte arrivando a soprannominarla “Wokipedia”, ha lanciato lo scorso ottobre il suo progetto alternativo: Grokipedia. Si tratta di un’enciclopedia alimentata interamente dall’intelligenza artificiale, in particolare dal modello Grok sviluppato dalla sua azienda xAI.

La differenza fondamentale tra i due modelli è radicale: da un lato la curatela umana, collaborativa e trasparente di Wikipedia, con le sue policy di verificabilità e neutralità; dall’altro l’automazione di Grokipedia, dove i contenuti sono generati e, in teoria, verificati da un’IA. Sebbene Musk promuova la sua creatura come un baluardo della “verità, tutta la verità e nient’altro che la verità”, le prime analisi hanno sollevato dubbi sulla sua effettiva neutralità e trasparenza, evidenziando come molti contenuti sembrino essere una rielaborazione, non sempre accurata, di quelli di Wikipedia. La sfida è aperta e rappresenta un confronto diretto tra due visioni opposte del futuro della conoscenza: quella decentralizzata e umana contro quella centralizzata e automatizzata.

Il futuro della conoscenza: tra resilienza e adattamento

Di fronte a queste minacce, la Wikimedia Foundation non resta a guardare. Si stanno esplorando nuove strategie per raggiungere i giovani attraverso formati diversi come video e chatbot, e si lavora al progetto Enterprise per regolamentare l’uso commerciale dei contenuti da parte delle grandi aziende tecnologiche. Jimmy Wales, dal canto suo, ribadisce con forza il valore insostituibile del contenuto generato dall’uomo in un’era di disinformazione dilagante, sottolineando come Wikipedia continuerà a battersi per essere neutrale e di alta qualità.

I 25 anni di Wikipedia non sono solo una celebrazione del passato, ma un potente richiamo alla necessità di difendere un modello di conoscenza aperto, collaborativo e non profit. In un web sempre più dominato da logiche commerciali e algoritmi opachi, l’enciclopedia libera rappresenta “l’ultimo posto davvero bello su internet”, un patrimonio globale la cui sopravvivenza dipende dalla consapevolezza e dal sostegno di quella stessa comunità globale che ha contribuito a crearlo e a farlo crescere. La sfida è ora quella di adattarsi alla rivoluzione dell’IA senza snaturare la propria essenza, per continuare a “celebrare la collaborazione umana al suo meglio” anche nei prossimi 25 anni.

Di euterpe

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