ROMA – In una mossa decisa e unitaria, il governo italiano ha annunciato la sua intenzione di costituirsi parte civile nel procedimento giudiziario aperto in Svizzera in seguito alla tragica notte di Capodanno a Crans-Montana. La notizia è stata comunicata dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, al termine di un incontro a Palazzo Chigi con i familiari delle vittime italiane. L’esecutivo non si ferma però al solo impegno nazionale: è stata avanzata una richiesta formale affinché anche la Commissione Europea si costituisca parte civile, in nome di una cooperazione giudiziaria che travalichi i confini e tuteli gli interessi dei cittadini europei.

La richiesta all’Unione Europea e il Coordinamento Internazionale

Il sottosegretario Mantovano ha sottolineato come esistano “fior fior di precedenti” che giustificano un intervento diretto dell’Unione Europea, non solo per la tutela di interessi finanziari, ma anche per questioni di “qualcosa di più importante e significativo”. La richiesta mira a dare un segnale forte: se l’Europa ha un senso, deve manifestarsi anche nel supporto giudiziario ai suoi cittadini colpiti da tragedie di questa portata. La Commissione Europea ha risposto, affermando di essere pronta a valutare la costituzione di parte civile, ma ha precisato che tale possibilità dipenderà dalla compatibilità con la legislazione svizzera, dato che la Confederazione Elvetica non è membro dell’UE. La cooperazione giudiziaria, in questo contesto, risulta “meno agevole”, rendendo ancora più cruciale un’azione coordinata.

Oltre al coinvolgimento della Commissione, il governo italiano intende promuovere “una sorta di coordinamento” con le altre nazioni europee i cui cittadini sono stati vittime o feriti nell’incendio. L’obiettivo è affiancare le autorità elvetiche, nel pieno rispetto del diritto locale, ma garantendo al contempo una tutela efficace dei diritti dei danneggiati. Per raggiungere questo scopo, verranno utilizzati tutti gli strumenti disponibili, a partire da Eurojust, l’Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale.

Il Sostegno dello Stato e l’Azione dell’Avvocatura

L’impegno del governo è stato ribadito con forza durante la conferenza stampa. L’Avvocatura Generale dello Stato, guidata da Gabriella Palmieri Sandulli, si sta già attivando per formalizzare la costituzione di parte civile. Questa azione non sarà meramente formale, ma “sostanziale”, con l’intento di far sentire alle famiglie la vicinanza e il supporto concreto dello Stato italiano. L’Avvocatura diventerà un punto di riferimento per tutti coloro che intendono far valere le proprie ragioni nel procedimento elvetico. Anche il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha assicurato la massima collaborazione, evidenziando l’apertura di un fascicolo contro ignoti da parte della Procura di Roma per i reati di incendio e omicidio colposo aggravato e la futura richiesta di rogatorie internazionali per acquisire tutti gli elementi utili alla ricostruzione dei fatti.

Le Famiglie delle Vittime: una Voce Unitaria

Un aspetto fondamentale emerso dall’incontro a Palazzo Chigi è la decisione dei familiari delle vittime di unirsi in un coordinamento per parlare con una “voce unitaria”. Questa scelta, annunciata dall’avvocato Alessandro Vaccaro, è stata accolta con favore dal governo, in quanto permette di presentare una posizione coesa e forte nelle sedi giudiziarie. L’incontro, descritto come “proficuo ed emozionante”, ha rappresentato un momento cruciale per stabilire una strategia comune e per far sentire ai parenti il sostegno delle istituzioni in un momento di dolore immenso. Le famiglie, prima di recarsi a Palazzo Chigi, erano state ricevute anche in udienza in Vaticano da Papa Leone XIV, che ha espresso loro vicinanza e preghiera.

La vicenda di Crans-Montana ha riaperto ferite mai del tutto rimarginate, come quella della tragedia della Lanterna Azzurra di Corinaldo. Le famiglie delle vittime di quel drammatico evento hanno scritto una lettera aperta alla premier Giorgia Meloni, apprezzando l’impegno per la strage in Svizzera ma denunciando un senso di abbandono da parte dello Stato a sette anni di distanza dai fatti, sottolineando le inquietanti somiglianze tra i due incidenti.

Mentre le indagini in Svizzera proseguono, con un’attenzione particolare alle responsabilità dei gestori del locale e a eventuali omissioni nei controlli di sicurezza, l’azione diplomatica e giudiziaria dell’Italia si intensifica. La richiesta di giustizia per le vittime di Crans-Montana diventa così un banco di prova per la cooperazione europea e per la capacità delle istituzioni di rispondere con efficacia e umanità di fronte a una tragedia che ha scosso l’intero continente.

Di veritas

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