Nel silenzio profondo del cosmo, a circa 14 milioni di anni luce dalla Terra, si nasconde un oggetto che sta costringendo gli scienziati a riconsiderare le fondamenta della formazione delle galassie. Si chiama Cloud-9 ed è la prima “galassia fantasma” mai individuata: un massiccio alone di materia oscura e gas idrogeno, completamente privo di stelle. Questa scoperta rivoluzionaria, pubblicata sulla prestigiosa rivista The Astrophysical Journal Letters, non è solo l’osservazione di un nuovo tipo di oggetto celeste, ma la conferma tangibile di una previsione teorica che attendeva da decenni una prova.

Il lavoro è frutto di una collaborazione internazionale che vede protagonista Alejandro Benitez-Llambay, ricercatore del dipartimento di Fisica dell’Università di Milano-Bicocca, insieme ad astronomi di Canada e Stati Uniti. “Questa è la storia di una galassia fallita”, ha dichiarato Benitez-Llambay. “Nella scienza, spesso impariamo più dai fallimenti che dai successi. In questo caso, non vedere stelle è ciò che dimostra la correttezza della teoria. Ci dice che abbiamo trovato nell’universo locale un mattone primordiale di una galassia che non si è mai formata”.

Un’identità svelata da una sinfonia di telescopi

L’identificazione di Cloud-9 è stata un’impresa tecnologica complessa, che ha richiesto la potenza combinata di alcuni dei più avanzati strumenti di osservazione del pianeta e dello spazio. Il primo indizio della sua esistenza è emerso nel 2023, grazie al radiotelescopio FAST (Five-hundred-meter Aperture Spherical Telescope) situato a Guizhou, in Cina. Con il suo specchio di 500 metri di diametro, il più grande al mondo, FAST ha intercettato una debole emissione radio proveniente da una nube compatta di idrogeno neutro (HI).

Questa prima rilevazione ha acceso la curiosità della comunità scientifica. Per approfondire, il team ha puntato verso l’oggetto il Karl G. Jansky Very Large Array (VLA) nel New Mexico e il Green Bank Telescope. Questi potenti radiotelescopi hanno confermato la presenza della nube di gas e ne hanno definito meglio le caratteristiche. Tuttavia, rimaneva un dubbio fondamentale: si trattava di una debole galassia nana, le cui stelle erano troppo fioche per essere viste da Terra, o di qualcosa di completamente nuovo?

La risposta definitiva è arrivata dal Telescopio Spaziale Hubble. Il team di ricerca ha ottenuto un prezioso tempo di osservazione, puntando la Advanced Camera for Surveys (ACS) di Hubble su Cloud-9 per otto orbite consecutive, per un totale di circa 13 ore. L’incredibile sensibilità di Hubble ha permesso di scrutare in profondità la regione, estesa per oltre 4.500 anni luce, senza trovare alcuna traccia di luce stellare. I pochi oggetti luminosi visibili nel campo erano in realtà galassie di sfondo, molto più distanti. Era la prova regina: Cloud-9 era effettivamente una galassia senza stelle.

RELHIC: il fossile cosmico che conferma la teoria

Cloud-9 è il primo candidato certo di una classe di oggetti teorici noti come RELHIC (Reionization-Limited H I Cloud). Questo acronimo descrive un alone di materia oscura primordiale, formatosi agli albori dell’universo, che ha raccolto gas ma non è mai riuscito a innescare il processo di formazione stellare. Secondo il modello cosmologico standard, noto come Lambda Cold Dark Matter (ΛCDM), l’universo dovrebbe essere popolato da innumerevoli aloni di materia oscura di varie dimensioni. La materia oscura, che costituisce circa il 27% dell’universo, agisce come un’impalcatura gravitazionale invisibile, attirando il gas (materia ordinaria) e creando le condizioni per la nascita delle galassie.

La teoria prevede, tuttavia, che esista una soglia di massa:

  • Gli aloni sufficientemente massicci riescono a vincere la pressione termica del gas, permettendogli di raffreddarsi, collassare e formare stelle, dando vita a galassie luminose come la nostra Via Lattea.
  • Gli aloni troppo piccoli non hanno una gravità sufficiente a trattenere il gas, che viene spazzato via dalla radiazione ultravioletta cosmica, soprattutto durante l’Epoca della Reionizzazione, un periodo cruciale nella storia dell’universo.
  • Esiste poi una “terra di mezzo”: aloni come Cloud-9, abbastanza massicci da trattenere il proprio gas, ma non abbastanza da innescare la formazione stellare. Questi oggetti rimangono quindi “incompiuti”, come fossili cosmici che testimoniano le prime fasi della formazione delle strutture universali.

Le caratteristiche uniche di una “non-galassia”

Situata vicino alla galassia a spirale M94, Cloud-9 condivide con essa la stessa velocità di recessione, confermando la sua distanza di circa 14.3 milioni di anni luce. A differenza di altre nubi di idrogeno osservate, è eccezionalmente compatta, sferica e non rotante. Il suo nucleo di idrogeno neutro ha un diametro di circa 4.900 anni luce e una massa pari a circa un milione di volte quella del nostro Sole. Ma la componente dominante è la materia oscura: per bilanciare la pressione del gas e mantenere la nube stabile, si stima che l’alone debba avere una massa di circa cinque miliardi di masse solari.

La scoperta di Cloud-9 non solo fornisce una prova empirica cruciale per il modello ΛCDM, ma apre anche una finestra su un universo “oscuro” finora inaccessibile. “Questo aiuta anche a risolvere alcune discrepanze tra osservazioni e simulazioni cosmologiche, come il problema del ‘numero mancante’ di galassie nane previsto dai modelli ma non osservato. Molte di quelle galassie, probabilmente, non brillano affatto”, spiega Benitez-Llambay. L’esistenza di Cloud-9 suggerisce che potrebbe esistere un’intera popolazione di strutture cosmiche invisibili, che contribuiscono alla massa totale dell’universo ma sfuggono ai telescopi tradizionali.

Il futuro di Cloud-9 è incerto. Potrebbe rimanere in questo stato di “galassia fallita” o, se dovesse accumulare più massa, potrebbe un giorno accendere le sue prime stelle. Indipendentemente dal suo destino, questo oggetto straordinario è diventato un laboratorio cosmico inestimabile per studiare la natura della materia oscura e i segreti della nascita delle galassie.

Di davinci

La vostra guida digitale nell’oceano dell’informazione 🌊, dove curiosità 🧐 e innovazione 💡 navigano insieme alla velocità della luce ⚡.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *