NAPOLI – Un urlo strozzato in gola. È questa l’immagine che fotografa alla perfezione il momento del Napoli campione d’Italia. Il pareggio a reti bianche contro un Parma coriaceo e ben organizzato al Maradona non è solo un semplice stop, ma il culmine di un periodo nero che sta mettendo a dura prova le ambizioni e le certezze della squadra di Antonio Conte. Terzo pari consecutivo, un gennaio massacrante con quattro partite in dieci giorni, un’infermeria che assomiglia a un reparto di un ospedale da campo e un mercato che, invece di portare ossigeno, resta bloccato al semaforo rosso. La frustrazione è palpabile, dalla tribuna dove sconta la squalifica il tecnico, fino all’ultimo tifoso sugli spalti.
Un assedio sterile e la beffa Neres
La partita contro il Parma è stata l’emblema delle difficoltà attuali. Un monologo azzurro, a tratti sterile, sbattuto ripetutamente contro il muro eretto dalla difesa ducale e dalle parate di un Rinaldi in stato di grazia. La stanchezza, fisica e mentale, ha tolto lucidità e inventiva ai pochi tenori rimasti a disposizione. Uomini come McTominay, Politano e Hojlund, costretti agli straordinari, sono apparsi a corto di energie, incapaci di trovare il guizzo vincente. A completare il quadro di una serata da incubo, l’ennesima tegola dall’infermeria. David Neres, gettato nella mischia per dare la scossa, si è arreso dopo appena 20 minuti. Il disturbo alla caviglia che lo tormentava non gli ha dato tregua, costringendolo a tornare mestamente in panchina. Un rientro lampo che lo rispedisce dritto in infermeria, con la speranza quasi vana di un recupero per la cruciale sfida di Champions League tra cinque giorni a Copenaghen.
Emergenza senza fine: una rosa decimata
Quello di Neres è solo l’ultimo nome di un bollettino medico drammatico. Conte deve fare a meno di un’intera squadra di stelle, pilastri su cui si fondava il progetto tecnico. L’assenza di leader carismatici e tecnici come Kevin De Bruyne e Romelu Lukaku si sente in ogni zona del campo, togliendo qualità alla manovra e peso specifico in attacco. A loro si aggiungono le assenze pesantissime di uomini chiave come Anguissa, Gilmour e il portiere Meret. Una vera e propria maledizione che ha svuotato la rosa, costringendo il tecnico a soluzioni d’emergenza e a spremere fino all’ultima goccia di sudore i giocatori rimasti, con il rischio concreto di nuovi stop muscolari.
Il mercato bloccato: vendere per sognare En-Nesyri
In questo scenario desolante, il mercato di gennaio dovrebbe rappresentare una boccata d’aria fresca, un’opportunità per puntellare l’organico. Invece, anche qui, la strada è in salita. La dirigenza è stata chiara: non si compra se prima non si vende. Tutti i riflettori sono puntati sulla cessione di Lorenzo Lucca, attaccante che non ha convinto e che ora è al centro di una trattativa con il Besiktas. Il club turco, a sua volta, cerca un sostituto di Tammy Abraham, destinato all’Aston Villa. Un domino complesso che, se sbloccato, potrebbe portare nelle casse del Napoli i fondi necessari per l’assalto a Youssef En-Nesyri. L’attaccante marocchino, stella del Fenerbahce e protagonista in Coppa d’Africa, è il sogno di Conte per rivitalizzare un attacco in affanno. Sullo sfondo, resta viva anche un’ipotesi di scambio con l’Al-Hilal per il giovane e talentuoso brasiliano Marcos Leonardo, una pista alternativa che il DS Manna sta valutando con attenzione. Nel frattempo, anche Noa Lang, poco impiegato da Conte, potrebbe fare le valigie.
Una classifica che spaventa: l’Inter scappa, la Champions è a rischio
Mentre il Napoli è impantanato tra infortuni e mercato, le avversarie corrono. L’Inter capolista ha allungato a +6, un divario che inizia a diventare preoccupante. Ma a spaventare è soprattutto il confronto con la passata stagione: dopo il girone d’andata, gli azzurri avevano 47 punti, oggi ne hanno solo 40. Sette punti in meno che pesano come un macigno, frutto di una stagione nata sotto una cattiva stella. E se guardare in alto è difficile, guardarsi alle spalle è doveroso: Roma e Juventus sono a un solo punto di distanza, minacciando concretamente un posto in quella Champions League che rappresenta un obiettivo minimo e vitale per il club. Sabato al Maradona arriva il Sassuolo, un’altra battaglia da affrontare con le armi spuntate. Non c’è tempo per i rimpianti, servono muscoli, determinazione e una scossa immediata per non trasformare una stagione complessa in un fallimento totale.
