Bruxelles – Una diminuzione significativa, che segna una tendenza al ribasso ma non cancella le criticità. Secondo i dati consolidati per il 2025 pubblicati da Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, gli attraversamenti irregolari delle frontiere esterne dell’Unione Europea sono diminuiti del 26% rispetto all’anno precedente. Il totale si è fermato a quasi 178.000 ingressi, un dato che non solo è il più basso registrato dal 2021, ma rappresenta anche meno della metà del totale rilevato nel 2023.
Un calo generale che, secondo il direttore esecutivo di Frontex, Hans Leijtens, dimostra che “la cooperazione può dare risultati”, pur sottolineando che non è “un invito a rilassarsi”. Infatti, dietro al dato complessivo si cela una realtà più complessa e variegata, con dinamiche profondamente diverse a seconda delle rotte migratorie analizzate.
Il Mediterraneo Centrale: un’eccezione alla tendenza generale
Mentre la maggior parte delle rotte ha visto un calo sensibile, il Mediterraneo centrale si conferma, ancora una volta, la via d’accesso più battuta verso l’Europa. Tra gennaio e dicembre 2025, sono stati rilevati oltre 66.328 arrivi lungo questa tratta, un numero che rimane sostanzialmente stabile rispetto allo stesso periodo del 2024, con una variazione minima del -1%. Questo significa che oltre un terzo di tutti gli ingressi irregolari nell’UE è avvenuto attraverso questa rotta, che punta principalmente verso le coste italiane.
Il fattore determinante per la stabilità di questi flussi, come sottolinea il rapporto di Frontex, resta il ruolo della Libia. Nonostante gli accordi e la cooperazione tra l’UE e le autorità locali, la Libia si conferma il principale Paese di partenza per la quasi totalità delle nazionalità che tentano la traversata verso l’Italia. L’instabilità cronica del Paese nordafricano continua a favorire le reti di trafficanti che, secondo l’Osservatorio delle Nazioni Unite, gestiscono un mercato milionario.
Un quadro eterogeneo: le altre rotte migratorie
L’analisi delle altre principali rotte migratorie offre un quadro molto diverso e spiega il calo complessivo registrato a livello europeo. I dati mostrano crolli significativi in altre aree:
- Rotta dell’Africa occidentale: Ha registrato la contrazione più drastica, con un crollo del 63% degli arrivi.
- Rotta dei Balcani occidentali: Anche qui si è assistito a un calo notevole, pari al 42%.
- Mediterraneo orientale: Gli ingressi irregolari sono diminuiti del 27%, attestandosi a quasi 51.399.
Tuttavia, anche all’interno di queste tendenze generali, emergono delle eccezioni. Ad esempio, nel Mediterraneo orientale, il corridoio che dalla Libia orientale porta all’isola di Creta ha visto gli attraversamenti più che triplicare, a dimostrazione di come la pressione migratoria possa spostarsi rapidamente. In controtendenza anche la rotta del Mediterraneo occidentale (verso la Spagna), dove gli arrivi sono aumentati del 14%, un incremento legato principalmente alle partenze dall’Algeria.
Nazionalità e il dramma umanitario
Le nazionalità più frequentemente segnalate alle frontiere esterne dell’Unione Europea nel corso del 2025 sono state quella bengalese, egiziana e afghana. Questi dati riflettono le crisi economiche, sociali e politiche che affliggono diverse aree del mondo, spingendo migliaia di persone a intraprendere viaggi pericolosi in cerca di sicurezza e di un futuro migliore.
Dietro i numeri, infatti, si cela un costo umano altissimo. Nonostante il calo complessivo degli arrivi, il Mediterraneo continua a essere un cimitero. Secondo i dati dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), almeno 1.878 persone hanno perso la vita nel tentativo di attraversare il mare nel 2025. Una tragedia che, come ricordano le organizzazioni umanitarie, non è un’emergenza temporanea ma una crisi strutturale, alimentata dalla mancanza di canali legali e sicuri per la migrazione.
Prospettive Future e il ruolo delle politiche europee
Il calo generale degli ingressi irregolari viene interpretato da alcuni osservatori politici come un successo delle politiche migratorie adottate dall’Unione Europea, basate su accordi con Paesi terzi e un maggiore controllo delle frontiere. Tuttavia, la stabilità dei flussi nel Mediterraneo centrale e l’aumento su altre rotte minori indicano che la sfida è tutt’altro che risolta.
Il 2026 è visto come un anno cruciale, con la piena entrata in vigore del nuovo Patto UE sulla Migrazione e l’Asilo. Frontex stessa avverte che, sebbene la tendenza generale sia positiva, “i rischi non scompaiono” e invita a rimanere vigili. La gestione dei flussi migratori rimane una delle questioni economiche e geopolitiche più complesse per l’Unione Europea, un equilibrio delicato tra sicurezza, cooperazione internazionale e rispetto dei diritti umani.
