Una storia che sembrava scritta per i rotocalchi, quella di una giovane bidella disposta a un sacrificio quotidiano pur di mantenere il proprio posto di lavoro, si trasforma in un’inquietante vicenda giudiziaria. Giuseppina Giugliano, la collaboratrice scolastica salita agli onori della cronaca nel 2023 per aver dichiarato di viaggiare ogni giorno in treno da Napoli a Milano, è oggi imputata in un processo per stalking. La vittima delle sue presunte persecuzioni è Eugenia Carfora, la preside dell’istituto superiore “Francesco Morano” di Caivano, figura simbolo della lotta all’abbandono scolastico in un territorio difficile, la cui vita ha ispirato la fiction Rai “La Preside” con protagonista Luisa Ranieri.

Dal clamore mediatico al licenziamento

La parabola di Giuseppina Giugliano, ribattezzata “la bidella pendolare”, aveva catturato l’attenzione dell’opinione pubblica, che si era divisa tra solidarietà e scetticismo. La donna aveva raccontato di affrontare un viaggio estenuante pur di non rinunciare al suo stipendio di 1.165 euro al mese, insostenibile per coprire le spese di un affitto a Milano. Tuttavia, la sua narrazione aveva presto mostrato delle crepe, con diverse testate giornalistiche che avevano sollevato dubbi sulla veridicità e la frequenza di tali spostamenti.

Dopo il clamore mediatico, nel 2024, la Giugliano aveva ottenuto un’assegnazione provvisoria proprio presso l’istituto di Caivano diretto da Eugenia Carfora. Un’opportunità che si è però rapidamente conclusa. A seguito di un periodo di assenza per malattia non adeguatamente giustificato, secondo la dirigente scolastica, è stato avviato un procedimento disciplinare che ha portato al licenziamento della collaboratrice scolastica. La Giugliano ha impugnato il provvedimento, perdendo in primo grado e presentando appello.

L’inizio delle persecuzioni e l’intervento della giustizia

È a seguito del licenziamento che, secondo l’accusa, sarebbero iniziati gli atti persecutori. La Giugliano avrebbe tempestato la preside Carfora con centinaia di email, messaggi e post sui social network, rivendicando il suo posto di lavoro e ritenendo la dirigente responsabile della sua situazione. Un flusso continuo e insistente di comunicazioni che ha spinto Eugenia Carfora a sporgere denuncia per stalking.

La Procura di Napoli Nord ha richiesto e ottenuto un’ordinanza restrittiva nei confronti della donna, che prevedeva il divieto di avvicinamento alla preside e ai luoghi da lei frequentati, oltre al divieto di dimora a Caivano e a San Felice a Cancello, comune di residenza della Carfora. Nonostante le misure cautelari, la Giugliano avrebbe continuato a violare le prescrizioni, portando a un aggravamento della sua posizione. Inizialmente posta agli arresti domiciliari, è stata poi trasferita nel carcere di Secondigliano, dove è rimasta per circa due mesi, prima che il Tribunale del Riesame disponesse nuovamente gli arresti domiciliari in attesa del processo.

Un processo che intreccia cronaca e cultura

La vicenda giudiziaria di Giuseppina Giugliano si intreccia singolarmente con la narrazione culturale della fiction “La Preside”, che celebra l’impegno civile e professionale di Eugenia Carfora in un contesto sociale complesso come quello del Parco Verde di Caivano. Mentre la televisione racconta la storia di una donna coraggiosa che lotta per la legalità, la cronaca svela un lato oscuro e doloroso che la vede vittima di presunte persecuzioni.

Il processo, la cui prossima udienza è fissata per febbraio, dovrà fare luce sulle responsabilità penali della vicenda, distinguendo tra la legittima rivendicazione di un posto di lavoro e una condotta persecutoria che ha reso necessario l’intervento della magistratura. Una storia che solleva interrogativi non solo sulla gestione dei conflitti in ambito lavorativo, ma anche sul ruolo dei media nel creare personaggi e narrazioni che, a volte, si scontrano duramente con la realtà dei fatti.

Di veritas

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