Un’ombra inquietante si allunga sui lavori della commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi, l’ex capo della comunicazione di Banca Monte dei Paschi di Siena precipitato dalla finestra del suo ufficio il 6 marzo 2013. Il presidente della commissione, Gianluca Vinci, ha reso note gravi minacce rivolte alla sua più stretta collaboratrice e capo-segreteria, Catia Silva, suggerendo un legame diretto tra gli intimidatori e i responsabili di quello che la commissione ora definisce un omicidio. “Siamo abbastanza certi che provare a capire chi è che negli ultimi tre mesi sta mettendo così tanto impegno a spaventare chi non è immediatamente esposto, ma svolge materialmente le indagini, potrebbe ricondurci anche a una pista concreta su chi si trovava in quella stanza quella sera”, ha dichiarato Vinci, annunciando nuovi e approfonditi accertamenti investigativi.

L’ESCALATION DELLE MINACCE: DALLE TELEFONATE ALL’AGGUATO SOTTO CASA

Le intimidazioni nei confronti di Catia Silva hanno subito una preoccupante escalation. Il primo episodio risale a ottobre, quando la collaboratrice ha ricevuto una telefonata anonima. “All’epoca si parlava ancora di suicidio e le minacce dicevano: ‘Vi dovete fermare, è un suicidio, smettetela’”, ha raccontato Vinci. Un avvertimento che mirava a bloccare le indagini della commissione, insistendo su una tesi, quella del suicidio, che le nuove perizie hanno ormai messo in forte discussione.

La situazione si è aggravata drasticamente dopo la pubblicazione della perizia del RIS che ha ipotizzato l’omicidio. “Un paio di giorni dopo, Silva si è trovata un uomo sotto casa”, ha spiegato il presidente della commissione. Grazie ai video di sorveglianza della sua abitazione a Brescello, in provincia di Reggio Emilia, è stato possibile ricostruire la scena. Le immagini mostrano un uomo che, avvolto nella nebbia, ispeziona meticolosamente l’esterno della casa, verificando accessi e cancelli con una torcia, per poi suonare al citofono e pronunciare una frase agghiacciante: “Morirai”. Un atto che, secondo Vinci, non può essere liquidato come l’opera di un mitomane, ma che indica una precisa volontà di fermare il lavoro investigativo.

LE NUOVE INDAGINI DELLA COMMISSIONE E LA PISTA DELL’OMICIDIO

Di fronte a questa grave situazione, l’ufficio di presidenza della commissione ha deliberato una serie di nuove iniziative investigative. Si procederà con l’acquisizione delle celle telefoniche della zona, delle registrazioni delle telecamere di sorveglianza sulle strade statali vicino a Brescello e si valuterà anche l’analisi delle targhe registrate in uscita dai caselli autostradali limitrofi. L’obiettivo è chiaro: dare un nome e un volto a chi sta cercando di insabbiare la verità.

Queste minacce arrivano in un momento cruciale per l’inchiesta. Una recente e dettagliata perizia del Reparto Investigazioni Scientifiche dei Carabinieri ha infatti ribaltato la conclusione iniziale di suicidio, sostenendo che David Rossi sia stato ucciso o sia morto in conseguenza di un altro reato. Secondo gli esperti, Rossi sarebbe stato trattenuto con forza per il polso sinistro e poi lasciato cadere dalla finestra. Questa tesi è supportata da diverse prove, tra cui le lesioni riscontrate sul corpo del manager e la dinamica della rottura del cinturino del suo orologio. “O si tratta di uno degli attori di quello che noi definiamo un omicidio, o di qualcuno che era in quella stanza, o di qualcuno che è fortemente interessato a non far procedere i lavori della Commissione”, ha concluso Vinci.

IL MOVENTE FINANZIARIO E I LEGAMI CON LA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA

Mentre le indagini sulle minacce proseguono, la commissione sta concentrando la sua attenzione anche sul possibile movente dietro la morte di Rossi. Una delle piste più accreditate è quella finanziaria, legata alla gestione di un ingente portafoglio per le sponsorizzazioni di cui Rossi era responsabile, del valore di circa 50 milioni di euro all’anno. Si ipotizza che in questo flusso di denaro possano nascondersi le chiavi per comprendere la sua tragica fine.

In questo contesto, riemerge anche la misteriosa vicenda del numero 4099009, digitato sul cellulare di Rossi la sera della sua morte, che corrisponderebbe a un certificato di deposito emesso da una filiale bancaria a Viadana, nel Mantovano. Questa stessa filiale è emersa in indagini sulla ‘ndrangheta, per conti intestati a presunti esponenti del clan Grande Aracri, sollevando inquietanti interrogativi su possibili legami tra la morte del manager e la criminalità organizzata.

La famiglia di David Rossi, che non ha mai creduto all’ipotesi del suicidio, segue con fiducia i nuovi sviluppi. “Finalmente si indaga veramente”, ha commentato la figlia adottiva Carolina Orlandi, esprimendo la speranza che, dopo quasi tredici anni, possa finalmente emergere la verità su una delle pagine più oscure della cronaca italiana recente.

Di veritas

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