Il mondo dei diritti civili piange la scomparsa di una delle sue pioniere più coraggiose e a lungo dimenticate. Claudette Colvin, la donna che nel 1955, all’età di soli quindici anni, sfidò le leggi sulla segregazione razziale di Montgomery, Alabama, è morta martedì 13 gennaio 2026, all’età di 86 anni. La sua morte, avvenuta in Texas per cause naturali, chiude il sipario su una vita segnata da un atto di straordinario coraggio che, per decenni, è rimasto un’ingiusta nota a piè di pagina nella grande narrazione del movimento guidato da Martin Luther King Jr.

Il Gesto che Anticipò la Storia

Il 2 marzo 1955, Montgomery era una città profondamente radicata nelle leggi Jim Crow, che imponevano una rigida separazione tra cittadini bianchi e neri. Quel giorno, la giovane Claudette, studentessa della Booker T. Washington High School, stava tornando a casa a bordo di un autobus cittadino. Come consuetudine, si era seduta nella sezione posteriore riservata agli afroamericani. Quando l’autobus si affollò e una donna bianca rimase in piedi, l’autista ordinò a Colvin e ad altri tre passeggeri neri di cedere i loro posti. Gli altri obbedirono, ma Claudette, che a scuola aveva studiato le figure di abolizioniste come Harriet Tubman e Sojourner Truth, rimase seduta.

“Sentivo sulle mie spalle le mani della Tubman e della Truth. Loro mi diedero il coraggio”, avrebbe raccontato in seguito. “Dichiarai che la storia mi aveva incollata a quel posto”. La sua ferma resistenza portò all’intervento della polizia. La quindicenne fu ammanettata, trascinata via con la forza e arrestata, gridando che i suoi diritti costituzionali venivano violati. Fu processata presso un tribunale per i minorenni con tre accuse: violazione delle leggi sulla segregazione, disturbo della quiete pubblica e aggressione a un agente di polizia. Alla fine, fu condannata solo per quest’ultima accusa, una macchia sulla sua fedina penale che sarebbe stata cancellata solo nel 2021, a più di 66 anni di distanza.

Perché Rosa Parks e non Claudette Colvin?

Il gesto di Claudette Colvin avvenne ben nove mesi prima di quello, universalmente celebre, di Rosa Parks, sarta e segretaria della sezione locale della NAACP (National Association for the Advancement of Colored People). Fu l’arresto di Parks, il 1° dicembre 1955, a innescare il boicottaggio degli autobus di Montgomery, una protesta durata 381 giorni che portò alla ribalta nazionale la figura di Martin Luther King Jr. e segnò una vittoria cruciale per il movimento. Ma perché il coraggio di una quindicenne fu messo in ombra?

I leader del movimento per i diritti civili dell’epoca, pur riconoscendo l’importanza del suo atto, presero una decisione strategica. Ritennero che Claudette non fosse il simbolo ideale per catalizzare il sostegno nazionale. Le ragioni erano complesse e stratificate:

  • L’età e il carattere: A quindici anni, Claudette era vista come troppo giovane, impulsiva e “esuberante”.
  • Lo status sociale: Proveniva da una famiglia povera, della classe lavoratrice, e viveva nella parte “sbagliata” della città, fattori che la rendevano meno “rassicurante” per la classe media nera che si voleva mobilitare.
  • La gravidanza: Poco dopo l’arresto, Claudette rimase incinta di un uomo sposato. I leader temevano che la stampa bianca avrebbe usato questa circostanza per screditarla e, di conseguenza, indebolire l’intero movimento.

Rosa Parks, al contrario, era una donna adulta, sposata, con un lavoro rispettabile e una lunga storia di attivismo all’interno della NAACP. Era la figura “irreprensibile” che poteva unire la comunità e resistere agli attacchi mediatici. La stessa Colvin, senza amarezza, riconobbe in seguito la validità di quella scelta strategica, ipotizzando che forse il suo caso non avrebbe avuto lo stesso impatto mediatico.

Un Ruolo Cruciale ma Silenzioso

Nonostante non sia diventata il volto della protesta, il ruolo di Claudette Colvin fu tutt’altro che marginale. Il 1° febbraio 1956, l’avvocato per i diritti civili Fred Gray intentò una causa federale, nota come Browder v. Gayle, per contestare la costituzionalità della segregazione sugli autobus. Claudette Colvin fu una delle quattro querelanti principali, insieme ad Aurelia S. Browder, Susie McDonald e Mary Louise Smith. La sua testimonianza davanti al tribunale distrettuale fu decisiva.

Il 13 giugno 1956, il tribunale stabilì che le leggi sulla segregazione in Alabama erano incostituzionali. Lo Stato fece appello, ma il 13 novembre 1956 la Corte Suprema degli Stati Uniti confermò la decisione, rendendola definitiva. Fu questa sentenza legale, e non direttamente il boicottaggio, a porre fine ufficialmente alla segregazione sui mezzi di trasporto a Montgomery e a segnare una vittoria fondamentale per i diritti civili in tutta la nazione.

Una Vita Lontano dai Riflettori

Dopo questi eventi, Claudette Colvin faticò a trovare lavoro a Montgomery, etichettata come una “piantagrane”. Si trasferì a New York, dove per 35 anni lavorò come infermiera ausiliaria in una casa di cura, ritirandosi nel 2004. La sua storia rimase in gran parte sconosciuta fino al 2009, quando il libro di Phillip Hoose, “Claudette Colvin: Twice Toward Justice”, vinse il National Book Award, riportando finalmente la sua figura all’attenzione del pubblico.

Negli ultimi anni, ha ricevuto tardivi ma importanti riconoscimenti. “La sua azione – ha detto il sindaco di Montgomery, Steven Reed – contribuì a gettare le basi legali e morali del movimento che avrebbe cambiato l’America”. Reed ha anche ammesso che il suo coraggio è stato troppo spesso ignorato, sottolineando come i grandi movimenti siano costruiti anche da chi agisce per primo, “in silenzio, e a un costo personale enorme”. La morte di Claudette Colvin, a poco più di un mese dal 70° anniversario del boicottaggio di Montgomery, ci ricorda l’importanza di ogni singolo atto di coraggio e la necessità di riscrivere la storia per includere anche gli eroi e le eroine che sono rimasti nell’ombra.

Di davinci

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