In un mondo saturo di stimoli visivi, dove l’apparire sembra spesso prevalere sull’essere, emerge una voce che invita a riscoprire il potere profondo e curativo delle immagini. È quella di Veronica Iurich, counselor, autrice e ricercatrice nel campo del linguaggio immaginale, che con il suo ultimo lavoro, “Ho visto un sogno”, pubblicato da Anima Edizioni, offre una bussola per orientarsi nel complesso territorio della nostra interiorità. Il saggio si propone come un viaggio ambizioso e suggestivo, un ponte tra il cosmo della ragione e quello delle emozioni, per restituire al linguaggio delle immagini la sua funzione “terapeutica” e favorire una vera e propria alfabetizzazione emotiva.

L’Autrice: una vita dedicata all’esplorazione dell’immagine

Per comprendere appieno la portata di “Ho visto un sogno”, è fondamentale conoscere il percorso della sua autrice. Veronica Iurich, laureata in Conservazione dei Beni Culturali e Photo-Counselor esperta in PhotoTherapy Techniques, ha dedicato anni a indagare il potere trasformativo delle immagini. La sua ricerca unisce sensibilità artistica, approccio scientifico e visione spirituale, utilizzando la fotografia non come mero strumento di rappresentazione, ma come pratica per facilitare l’auto-esplorazione e la consapevolezza di sé. Vive e lavora a Milano, dove è co-fondatrice di ch2_eventi culturali e docente presso la Leica Akademie, proponendo percorsi di crescita individuali e collettivi. Il suo approccio si avvale del metodo “psicosintetico” di Roberto Assagioli, che mira a uno sviluppo armonico della personalità integrando l’aspetto fisico, emotivo, mentale e spirituale.

Un ponte tra il mondo interiore ed esteriore

Il libro di Iurich parte da una premessa tanto semplice quanto potente: le immagini, siano esse quelle che osserviamo nel mondo esterno o quelle che affiorano dai nostri sogni e dal nostro immaginario, rappresentano un canale d’accesso privilegiato al nostro mondo interiore. Come sottolinea l’autrice, anche la scienza moderna conferma che osservare un’immagine significa sentirla, viverla nel corpo, immergersi in essa. Questo legame indissolubile tra visione ed emozione è il fulcro del saggio, che invita il lettore a superare la tendenza a razionalizzare ciò che vede per aprirsi al “sentire”. Le immagini, infatti, parlano un linguaggio che bypassa le difese della mente logica, arrivando direttamente al cuore delle nostre emozioni e, come suggerisce Iurich, dialogando persino con i nostri geni e la nostra biologia.

“Ho visto un sogno” si configura quindi come un manuale pratico e teorico allo stesso tempo, un invito a sperimentare un ribaltamento del paradigma narrativo di noi stessi. Si passa dal racconto di “come dovremmo essere”, spesso imposto da un’estetica dominante basata su perfezione e performance, a una riscoperta di “chi siamo” nella nostra autentica e “fortificata” unicità. Attraverso riflessioni ed esercizi pratici, il lettore è guidato in un tourbillon esplorativo che tocca sia le immagini esterne (fotografie, arte, media) sia quelle interne (sogni, ricordi, immaginazione).

La crisi identitaria contemporanea e il ruolo terapeutico dell’immagine

Il saggio di Veronica Iurich si inserisce con urgenza nel dibattito sulla crisi identitaria che caratterizza la nostra epoca. Nell’era dell'”homo photographicus”, come la definirebbe Joan Fontcuberta, siamo tutti produttori e consumatori compulsivi di immagini, ma spesso le utilizziamo in modo superficiale, per “falsificarci” e “dissimularci”. Questa frattura tra essere e apparire, tra sé reale e sé ideale, ci rende invisibili a noi stessi, allontanandoci dalla nostra verità.

L’opera si propone di sanare questa frattura, riabilitando la funzione dell’immaginazione come atto creativo e percettivo. Sacrificare il nostro mondo immaginale, considerandolo una perdita di tempo, significa ammalarsi di troppa razionalità e irrigidirsi in pensieri fissi. Il libro, quindi, non è un testo da leggere passivamente, ma da “attraversare”, uno strumento che apre domande e spazi per ritrovare la propria voce interiore, la voce dell’anima che, come affermava James Hillman, si esprime attraverso simboli e visioni.

Anima Edizioni: una scelta editoriale coerente

La pubblicazione di “Ho visto un sogno” da parte di Anima Edizioni non è casuale. La casa editrice è nota per il suo catalogo dedicato alla crescita personale, alla consapevolezza e al benessere olistico, fisico, psichico e spirituale. I titoli proposti da Anima Edizioni esplorano il dialogo tra scienza e spiritualità, offrendo strumenti per l’evoluzione personale, in perfetta sintonia con l’approccio di Veronica Iurich.

Verso un collettivo consapevole

L’obiettivo finale del percorso proposto da Iurich non è puramente individuale. Riconnettersi con la propria unicità e imparare ad affermarla è il primo passo per formare un collettivo consapevole, in contrapposizione a una massa di individui spersonalizzati e omologati. In un momento storico in cui c’è un disperato bisogno di riconoscersi e ripristinare il contatto con i propri reali bisogni e aspirazioni, “Ho visto un sogno” si offre come una guida preziosa. Diventare parte attiva dei processi creativi e protagonisti della società è possibile, a patto di iniziare un viaggio interiore, un viaggio che, come ci insegna Veronica Iurich, può iniziare semplicemente aprendo gli occhi, sia quelli esterni che quelli dell’anima, sul potere sconfinato delle immagini.

Di euterpe

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