CARACAS – Un annuncio che promette “pace” e “convivenza civile”, ma che si scontra con la dura realtà dei numeri e con la richiesta di trasparenza da parte della società civile. Il presidente del Parlamento venezuelano, Jorge Rodríguez, ha dichiarato la liberazione di oltre 400 persone nelle ultime settimane, un’iniziativa presentata come un passo fondamentale verso la riconciliazione nazionale. Tuttavia, l’assenza di un elenco ufficiale dei detenuti rilasciati e la discrepanza con i dati forniti dalle organizzazioni non governative gettano un’ombra sull’operato del governo, sollevando dubbi e interrogativi.

La versione ufficiale e le reazioni internazionali

Durante una sessione parlamentare trasmessa dalla televisione di stato Vtv, l’esponente chavista ha sottolineato l’importanza di questo processo di scarcerazione, senza però fornire dettagli cruciali come le tempistiche precise o i nomi dei beneficiari. Questa mancanza di chiarezza ha immediatamente allertato le organizzazioni per i diritti umani e la comunità internazionale, che da tempo monitorano la critica situazione carceraria nel paese. Il governo di Caracas ha definito l’iniziativa come un “gesto unilaterale”, non concordato con altre parti, ringraziando per la mediazione l’ex premier spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero, il presidente brasiliano Lula e le autorità del Qatar. La mossa è stata interpretata da alcuni osservatori come un tentativo del governo di inviare un segnale di distensione a Washington e ai partner occidentali, in una fase politica particolarmente delicata.

La denuncia delle ONG: “Numeri gonfiati e poca trasparenza”

Le stime fornite dalle organizzazioni che operano sul campo dipingono un quadro notevolmente diverso. La nota ONG Foro Penal, che offre assistenza legale ai cosiddetti “prigionieri politici”, ha riportato che, fino a martedì 13 gennaio, le persone effettivamente liberate sarebbero tra le 60 e le 70. Un’altra coalizione di opposizione, la Piattaforma Democratica Unita, ha contato un totale di 73 persone rilasciate. Queste cifre, nettamente inferiori a quelle dichiarate dal governo, evidenziano una marcata discrepanza che alimenta lo scetticismo. Le ONG denunciano non solo la lentezza del processo, ma anche una “tattica dilatoria deliberata” e una “presa in giro inaccettabile”, chiedendo a gran voce la pubblicazione di un elenco ufficiale per poter verificare l’identità dei detenuti rilasciati e distinguere tra prigionieri politici e detenuti comuni.

Secondo l’ultimo rapporto di Foro Penal, nelle carceri venezuelane resterebbero centinaia di prigionieri politici, tra cui decine di cittadini stranieri o con doppia cittadinanza. Il governo venezuelano, da parte sua, ha sempre negato l’esistenza di prigionieri politici, sostenendo che le persone incarcerate abbiano commesso “crimini terribili”.

Il contesto politico e la liberazione di cittadini stranieri

Queste scarcerazioni si inseriscono in un contesto di rinnovati, seppur fragili, tentativi di dialogo tra il governo e l’opposizione, con l’obiettivo di trovare una soluzione pacifica alla lunga crisi politica ed economica che attanaglia il paese. Negli ultimi giorni, il processo ha visto anche la liberazione di alcuni cittadini stranieri, tra cui alcuni italiani. La liberazione di questi ultimi è stata accolta con favore dal governo italiano, che l’ha definita “un forte segnale” da parte delle autorità di Caracas. Tuttavia, la situazione di molti altri detenuti, sia venezuelani che stranieri, rimane incerta, e l’appello delle organizzazioni per i diritti umani per una maggiore trasparenza e il rispetto dello stato di diritto si fa sempre più pressante.

La comunità internazionale continua a seguire con attenzione gli sviluppi, con diversi attori che spingono per una transizione democratica e il pieno rispetto dei diritti umani in Venezuela. La discrepanza sui numeri dei detenuti liberati, però, non fa che acuire la sfiducia verso un governo accusato di utilizzare la questione dei prigionieri come strumento di negoziazione politica.

Di atlante

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