Roma – Doveva essere una giornata di celebrazione, un momento per ripercorrere cinquant’anni di storia del giornalismo italiano. Si è trasformata, invece, in un’arena di aperta contestazione. L’inaugurazione della mostra dedicata al cinquantesimo anniversario della fondazione de La Repubblica, allestita presso l’ex Mattatoio di Roma, è stata teatro di una clamorosa protesta inscenata dal Comitato di redazione (Cdr) e da un nutrito gruppo di giornalisti del quotidiano.
Poco prima dell’arrivo del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, atteso per il taglio del nastro, i giornalisti hanno dispiegato striscioni e intonato cori contro l’attuale proprietà, rappresentata da John Elkann, amministratore delegato di Exor, la holding che controlla il Gruppo Editoriale Gedi. Un messaggio forte e chiaro, condensato in slogan come “La Repubblica siamo noi. Giornalismo, dignità, indipendenza” e il più diretto “Elkann non è la tua festa”, accompagnato dal suono assordante dei fischietti.
Le ragioni della protesta: la trattativa con il gruppo Antenna
Al centro del dissenso vi è la trattativa, ormai in fase avanzata, tra Gedi e il gruppo media greco Antenna per la cessione di importanti asset editoriali. L’operazione, se andasse in porto, vedrebbe il passaggio di mano non solo di testate storiche come La Stampa e Il Secolo XIX, ma anche di diverse testate locali e del settimanale L’Espresso, simbolo del giornalismo d’inchiesta italiano e storicamente legato a Repubblica. Un’eventualità che i giornalisti vivono come un vero e proprio “smantellamento” del gruppo, una minaccia diretta all’identità e all’indipendenza del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari.
Il Cdr ha espresso in più occasioni la propria ferma contrarietà a quella che definisce una “logica puramente finanziaria”, che non terrebbe conto del valore culturale e sociale delle testate. La preoccupazione è che la frammentazione del gruppo possa indebolire l’intero sistema editoriale, riducendo le sinergie e mettendo a rischio il futuro di centinaia di posti di lavoro, oltre a compromettere la qualità e l’autonomia dell’informazione.
Un messaggio a Elkann e alla politica
La scelta di manifestare in un’occasione così solenne e alla presenza della più alta carica dello Stato non è stata casuale. I giornalisti hanno voluto accendere i riflettori su una vertenza che considerano cruciale per il futuro del pluralismo informativo in Italia. La protesta è un atto d’accusa verso John Elkann, accusato di disimpegno dal settore editoriale dopo averne acquisito il controllo, e un appello alla politica affinché prenda coscienza dei rischi connessi a un’operazione che potrebbe alterare significativamente il panorama mediatico nazionale.
“Non stiamo difendendo solo il nostro posto di lavoro,” ha dichiarato un rappresentante del Cdr, “ma il diritto dei cittadini a un’informazione libera, indipendente e di qualità, principi che sono il fondamento stesso del nostro quotidiano sin dalla sua nascita.” La memoria corre inevitabilmente alla figura di Eugenio Scalfari, il cui spirito e la cui visione del giornalismo vengono invocati come baluardo contro le derive del mercato.
Il contesto: la crisi dell’editoria e il futuro di Gedi
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio di profonda crisi del settore editoriale, alle prese con il calo delle vendite in edicola, la difficile transizione al digitale e la sostenibilità dei modelli di business. La strategia di Exor, che sembra orientata a concentrarsi su asset ritenuti più redditizi, riflette una tendenza globale che vede i grandi gruppi finanziari riconsiderare i propri investimenti nei media tradizionali.
Tuttavia, per la redazione di Repubblica, un giornale non è un’azienda come le altre. È un presidio di democrazia, un attore culturale e sociale la cui funzione non può essere misurata unicamente in termini di profitto. La protesta all’ex Mattatoio non è quindi solo una vertenza sindacale, ma una battaglia per l’anima del giornalismo e per il suo ruolo nella società contemporanea. Una battaglia il cui esito è ancora tutto da scrivere, ma che ha già lasciato un segno indelebile sulle celebrazioni di un compleanno tanto importante.
