CATANZARO – Si chiude con un’assoluzione piena il percorso giudiziario di secondo grado per l’ex consigliere comunale di Catanzaro, Domenico Tallini, nel processo che ha unificato i due noti filoni d’inchiesta “Multopoli” e “Catanzaropoli”. La Corte d’Appello di Catanzaro, presieduta dal giudice Giancarlo Bianchi, ha emesso una sentenza di assoluzione “perché il fatto non sussiste”, ribaltando completamente il verdetto di primo grado che aveva visto Tallini condannato a un anno e sei mesi di reclusione. La decisione segna un punto cruciale in una vicenda che per anni ha acceso i riflettori sulla gestione amministrativa del capoluogo calabrese.
LE ACCUSE E IL PROCESSO DI PRIMO GRADO
Le inchieste, riunite in un unico procedimento, si concentravano su presunti illeciti legati alla gestione dell’Amministrazione comunale e, in particolare, su un sistema di annullamento di contravvenzioni per violazioni del Codice della Strada. Secondo l’impianto accusatorio, che contestava a vario titolo reati quali peculato, abuso d’ufficio e falsità ideologica, alcuni esponenti politici e ufficiali della polizia municipale avrebbero utilizzato il loro potere per cancellare multe in cambio di consenso elettorale e prestigio personale. Il processo di primo grado, celebrato nel gennaio del 2022, si era concluso con 42 assoluzioni e cinque condanne, tra cui quella di Tallini, ritenuto colpevole del solo reato di falsità ideologica in atto pubblico.
LA SENTENZA D’APPELLO: ASSOLUZIONI E RIDUZIONI DI PENA
La Corte d’Appello ha non solo scagionato completamente Domenico Tallini, ma ha anche preso decisioni significative riguardo agli altri imputati, definendo un quadro giudiziario profondamente diverso da quello iniziale. Ecco le principali decisioni:
- Domenico Tallini: Assolto con la formula più ampia, “perché il fatto non sussiste”. La Corte ha di fatto smontato l’accusa per cui era stato condannato in primo grado.
- Giuseppe Antonio Salerno: L’ex comandante dei vigili urbani, condannato a otto mesi in primo grado, è stato anch’egli assolto con la formula “perché il fatto non costituisce reato”.
- Massimo Lomonaco e Rocco Cristallo: Per l’ex assessore comunale al Personale e per il vigile urbano, i giudici hanno confermato le assoluzioni già decise in primo grado, dichiarando inammissibile il ricorso presentato dalla Procura.
- Salvatore Tarantino: La posizione del colonnello e ufficiale dei vigili urbani è stata rivista. La pena è stata significativamente ridotta da tre anni a otto mesi. Tarantino è stato assolto da due capi d’imputazione “perché il fatto non sussiste”, mentre per un terzo reato è stata dichiarata la prescrizione.
La sentenza ha inoltre confermato le condanne a un anno per il maresciallo dei carabinieri Antimo Paternostro e per Pasqualina Usuai.
IL CONTESTO: UN’INDAGINE RILEVANTE PER CATANZARO
Le inchieste “Multopoli” e “Catanzaropoli” hanno rappresentato uno dei capitoli giudiziari più significativi degli ultimi anni per la città di Catanzaro, sollevando interrogativi sulla trasparenza e la correttezza delle pratiche amministrative. L’ipotesi della Procura, che delineava un sistema di favoritismi e gestione illecita del potere, aveva generato un forte dibattito pubblico. La sentenza d’appello, giunta a pochi giorni dalla prescrizione di alcuni reati, ridisegna in modo netto le responsabilità penali emerse, sancendo l’innocenza per alcuni dei principali protagonisti della vicenda. Il verdetto sottolinea come, nel corso del secondo grado di giudizio, i fatti contestati non abbiano trovato il necessario riscontro probatorio per sostenere le accuse.
IL RIBALTAMENTO DELLA SENTENZA E LE IMPLICAZIONI
Il completo ribaltamento della condanna di primo grado per Domenico Tallini e l’assoluzione dell’ex comandante Salerno rappresentano gli elementi di maggiore rottura di questa sentenza. La formula “perché il fatto non sussiste” indica che, secondo i giudici d’appello, non solo non vi è prova della colpevolezza dell’imputato, ma il fatto storico contestato non è avvenuto o non costituisce reato. Questa decisione, che garantisce il pieno riconoscimento dell’innocenza, chiude un capitolo importante, almeno dal punto di vista processuale, in attesa di eventuali ricorsi in Cassazione. La sentenza d’appello, dunque, non si limita a una semplice riforma, ma demolisce una parte sostanziale dell’impianto accusatorio originario, offrendo una nuova verità processuale sui fatti oggetto del contendere.
