Il settore orafo-argentiero-gioielliero italiano conferma la sua resilienza e capacità di crescita, archiviando un 2024 brillante con un fatturato complessivo di 8,9 miliardi di euro. Questo dato, emerso dalla seconda edizione dell’indagine condotta dall’Area Studi Mediobanca sui 101 maggiori produttori nazionali, segna un incremento del 6,1% rispetto al 2023 e del 10,1% sul 2022. Un segnale di vitalità che si riflette anche sull’occupazione, con quasi 17.100 dipendenti impiegati, in aumento del 12,5% sul 2022.

Le prospettive per il futuro prossimo appaiono altrettanto incoraggianti: gli analisti di Mediobanca stimano per il 2025 un’ulteriore crescita dei ricavi del 5,8%. Un ottimismo suffragato dalle previsioni delle stesse imprese: il 45% degli intervistati si attende un miglioramento del giro d’affari, a fronte di un 43% che prevede una flessione e un 12% che scommette sulla stabilità.

La Classifica dei Giganti: Bulgari in Testa

Analizzando la performance delle singole aziende, la classifica dei ricavi 2024 vede sul podio alcuni dei nomi più prestigiosi del Made in Italy e del lusso internazionale. Al primo posto si conferma Bulgari Gioielli, con un fatturato di 846 milioni di euro. Seguono a stretto giro Morellato, con 723 milioni, e PGI (Precious Gems and Jewellery International) con 637 milioni. La top five è completata da Damiani (368 milioni) e UnoAerre Industries (283 milioni). Complessivamente, sono tredici le società del settore a superare la soglia dei 150 milioni di euro di ricavi, a testimonianza di una struttura industriale solida e capace di competere su scala globale.

Il Peso dei Gruppi Internazionali e la Dinamica dei Margini

Un dato significativo che emerge dall’analisi è il ruolo preponderante dei gruppi internazionali. Le 12 imprese a controllo estero presenti nel campione generano da sole un giro d’affari aggregato di quasi 2,4 miliardi di euro, rappresentando il 26,7% delle vendite totali. Queste aziende mostrano anche una dimensione media notevolmente superiore, con ricavi medi di 199 milioni, più del doppio rispetto alle aziende a capitale italiano (73,6 milioni). Inoltre, le società a proprietà estera hanno registrato una crescita più sostenuta rispetto a quelle a controllo italiano (+22,0% i ricavi sul 2022 contro +6,8%), grazie soprattutto a una migliore performance sui mercati internazionali.

Tuttavia, la crescita dei ricavi nel 2024 non si è riflessa in un analogo aumento della redditività. I margini, infatti, hanno subito una lieve contrazione. Il rapporto tra margine operativo netto e fatturato (EBIT margin) è sceso al 7,5% dal 8,5% del 2023. Questa dinamica è influenzata da diversi fattori, tra cui l’aumento dei costi delle materie prime, con le quotazioni dell’oro che nel 2025 hanno toccato ripetutamente massimi storici.

Analisi Geografica e Performance dell’Export

A livello territoriale, la produzione di valore si concentra principalmente nel Nord Italia. Il Nord Ovest genera il 35,7% dei ricavi, seguito dal Nord Est con il 33,9% e dal Centro con il 29,9%. Le imprese del Nord Ovest si distinguono anche per la dimensione media più elevata e per la maggiore redditività (EBIT margin all’8,8%).

L’export rimane un pilastro fondamentale per il settore, sebbene i dati dei primi nove mesi del 2025 mostrino una flessione del 15,2%. Questo calo è in gran parte dovuto alla normalizzazione dei flussi verso la Turchia, che nel 2024 aveva registrato una crescita eccezionale. Al netto di questo effetto, si registrano segnali positivi su altri mercati strategici, con incrementi significativi verso Emirati Arabi Uniti (+18,5%), Svizzera (+15,3%) e Paesi Bassi (+62,3%). L’Italia, nel 2024, ha consolidato la sua posizione nel commercio mondiale di gioielleria, superando la Svizzera e raggiungendo una quota di mercato dell’11,2%.

Sfide e Prospettive Future

Nonostante la solidità dimostrata, il settore orafo-argentiero-gioielliero si trova ad affrontare un contesto globale complesso. Le tensioni geopolitiche, l’incertezza economica e le politiche protezionistiche rappresentano le principali fonti di preoccupazione per le imprese. La volatilità dei prezzi dei metalli preziosi continua a esercitare pressione sui margini, spingendo le aziende a un’attenta gestione dei costi e delle scorte di magazzino.

Per continuare a competere con successo, le imprese del comparto dovranno accelerare su fronti cruciali come la sostenibilità, l’innovazione tecnologica e la diversificazione dei mercati. Il rafforzamento dei canali di vendita diretti, sia fisici che digitali, si conferma un fattore strategico per mantenere il controllo sul posizionamento del brand e sulla relazione con il cliente finale. In questo scenario, la capacità di coniugare la tradizione artigianale con una visione industriale moderna sarà la chiave per garantire al “bello e ben fatto” italiano un futuro altrettanto prezioso.

Di atlante

Un faro di saggezza digitale 🗼, che illumina il caos delle notizie 📰 con analisi precise 🔍 e un’ironia sottile 😏, invitandovi al dialogo globale 🌐.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *