Milano – L’atmosfera che precede i Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026 si carica di tensione. Mentre la città si prepara ad accogliere l’élite dello sport mondiale e 52 Capi di Stato o di governo, una parte della società civile si mobilita per esprimere il proprio dissenso. Il Comitato Insostenibili Olimpiadi (CIO), una rete che aggrega diverse associazioni, comitati territoriali e realtà antagoniste, ha proclamato un fine settimana di proteste in concomitanza con l’apertura ufficiale dei Giochi. L’obiettivo è puntare i riflettori su quelle che definiscono le “conseguenze negative” di un evento che, a loro dire, andrà a beneficio di pochi privilegiati a discapito della collettività e dell’ambiente.

Un Calendario di Mobilitazioni Contro il “Grande Evento Privato”

La mobilitazione prenderà il via il 5 febbraio con una contestazione organizzata in occasione dell’arrivo della fiamma olimpica a Milano. Lo slogan scelto per questa prima giornata di protesta, “mostriamo a Israele il cartellino rosso”, introduce un elemento di critica geopolitica, legando l’evento sportivo a questioni internazionali e denunciando la partecipazione di Israele ai Giochi. Proteste simili si sono già verificate in altre città italiane durante il passaggio della torcia olimpica, come a Genova e Torino, dove i manifestanti hanno espresso solidarietà con la Palestina.

Il giorno della cerimonia inaugurale, il 6 febbraio, non vedrà un’unica manifestazione autorizzata. In risposta a ciò, il CIO ha annunciato “azioni diffuse” in tutta la città. L’intento è quello di contestare la “cerimonia mediatica” e la militarizzazione della zona di San Siro, vista come un tentativo di nascondere le problematiche reali che affliggono la città: dalla crisi abitativa al lavoro precario, fino all’esclusione sociale.

Il culmine della protesta è previsto per il 7 febbraio, con un corteo nazionale che partirà alle ore 15 da piazza Medaglie d’oro, a Porta Romana. Questa manifestazione si propone di essere una “piazza popolare e dell’opposizione sociale”, unendo le voci di movimenti civici e ambientalisti, comitati territoriali, collettivi studenteschi, sindacati conflittuali e attivisti per il diritto all’abitare. Un’iniziativa particolare all’interno del corteo vedrà l’Associazione Proletari Escursionisti (Ape) portare simbolicamente in piazza i “500 larici di Cortina”, alberi secolari abbattuti per la costruzione della nuova pista da bob, per dare voce alla “natura che accusa”.

Le “Utopiadi”: Giochi Popolari e Zone Autonome Temporanee

In parallelo alle proteste, dal 6 all’8 febbraio, si svolgeranno le “Utopiadi”, dei giochi popolari alternativi promossi da reti sociali e realtà dello sport di base. Questa iniziativa, che richiama esperienze passate di riappropriazione di spazi urbani abbandonati come l’ex Stadio del Ghiaccio, vuole rivendicare il diritto allo sport per tutti e l’uso pubblico delle strutture. Durante queste giornate sarà anche organizzata una Taz (Temporary Autonomous Zone), un’occupazione temporanea simbolica per creare uno spazio di autonomia e discussione critica sull’impatto dei grandi eventi.

Le Ragioni della Protesta: Speculazione, Sfruttamento e Impatto Ambientale

Al centro delle critiche del Comitato Insostenibili Olimpiadi vi è la convinzione che i Giochi siano un'”opportunità” solo per una ristretta cerchia di attori economici: fondi immobiliari e speculativi, costruttori privati e imprenditori del settore turistico. Secondo il CIO, l’evento aggraverà le disuguaglianze esistenti, penalizzando gli abitanti dei quartieri popolari, il ceto medio-basso, le comunità montane e i lavoratori precari dei settori legati al turismo e ai servizi.

Le preoccupazioni principali riguardano:

  • La crisi abitativa: L’aumento degli affitti e la turistificazione selvaggia rendono la vita in città sempre più insostenibile per molti.
  • Lo sfruttamento del lavoro: Si denuncia l’alto sfruttamento nell’economia stagionale e il ricorso a migliaia di volontari per mansioni che dovrebbero essere retribuite.
  • L’impatto ambientale: La costruzione di nuove infrastrutture, come la controversa pista da bob a Cortina, è vista come un “saccheggio e devastazione dei territori” alpini, in un contesto di crescente crisi climatica e dissesto idrogeologico.
  • La privatizzazione dello sport: Viene contestato lo smantellamento dell’accesso allo sport di base a favore di grandi eventi privati che negano l’accesso alle strutture pubbliche.

Il Comitato sottolinea come, una volta spenti i riflettori olimpici, le conseguenze negative – come il debito, le infrastrutture inutilizzate e un tessuto sociale più fragile – resteranno a carico della collettività. “Le nostre vite non sono in gioco”, conclude il comunicato del CIO, riaffermando la volontà di continuare a lottare per un modello di sviluppo diverso, anche dopo la fine dei Giochi.

Di veritas

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