ROMA – Il dibattito sulla riforma della legge elettorale, tema ciclico e cruciale per gli equilibri politici italiani, si arricchisce di una nuova, importante presa di posizione. A parlare è il Ministro degli Esteri e leader di Forza Italia, Antonio Tajani, che, conversando con i giornalisti alla Camera, ha tracciato i contorni della proposta a cui sta lavorando il suo partito, chiarendo punti fondamentali e sollevando questioni di legittimità costituzionale. Un intervento che mira a trovare un equilibrio tra la stabilità di governo e la rappresentanza democratica, ma che al contempo evidenzia le diverse sensibilità all’interno della maggioranza di centrodestra.
La proposta di Forza Italia: Benigni e Battilocchio al lavoro
Nel cuore della proposta forzista, affidata all’elaborazione dei deputati Stefano Benigni e Alessandro Battilocchio, vi è un chiaro orientamento verso un sistema che, pur mantenendo un impianto maggioritario basato sulle coalizioni, rafforzi la componente proporzionale. “Di legge elettorale se ne occupano Benigni e Battilocchio, stanno lavorando. Si farà un testo e poi ci si confronterà”, ha dichiarato Tajani, sottolineando la necessità di un dialogo aperto non solo all’interno della coalizione di governo ma anche con le forze di opposizione. L’obiettivo, come ribadito in più occasioni, è quello di arrivare a una legge condivisa, capace di superare le criticità dell’attuale “Rosatellum” e di garantire governabilità al Paese.
Il nodo del candidato premier: sì nel programma, no sulla scheda
Il punto più qualificante e dibattuto dell’intervento di Tajani riguarda l’indicazione del leader della coalizione. La soluzione proposta da Forza Italia è netta: “indicare il leader della coalizione nel programma che si presenta agli elettori”. Una scelta di trasparenza verso i cittadini, che avrebbero così un’indicazione chiara su chi guiderà il Paese in caso di vittoria. Tuttavia, Tajani ha espresso forti “dubbi costituzionali” sull’inserimento del nome del candidato premier direttamente sulla scheda elettorale.
La motivazione è di natura squisitamente giuridica e attiene alle prerogative del Capo dello Stato. “Fin quando non ci sarà il premierato, che cambia la Costituzione, è il presidente della Repubblica a indicare al Parlamento il presidente del Consiglio”, ha precisato il ministro. Inserire il nome sulla scheda, secondo questa interpretazione, rappresenterebbe un’invasione di campo rispetto a un potere che la Carta Costituzionale affida esclusivamente al Quirinale, alterando l’equilibrio tra i poteri dello Stato. “Non è una scelta contro qualcuno”, ha tenuto a specificare Tajani, ma una questione di rispetto delle norme fondamentali.
Il dibattito nel contesto delle riforme: il premierato
Le parole di Tajani si inseriscono in un contesto più ampio di riforme istituzionali, prima fra tutte quella del cosiddetto “premierato”, fortemente voluta dal governo Meloni. Questa riforma, che mira all’elezione diretta del Presidente del Consiglio, modificherebbe radicalmente l’assetto costituzionale e renderebbe necessaria una nuova legge elettorale. La posizione di Forza Italia sembra quindi voler mantenere una coerenza con l’attuale impianto costituzionale, in attesa che l’iter della riforma sul premierato giunga a compimento. Un iter che, tuttavia, si preannuncia lungo e complesso.
La discussione sulla legge elettorale è vista da molti come un tentativo di anticipare alcuni effetti del premierato, creando di fatto una sorta di “premierato di fatto” attraverso una legge ordinaria, come sollevato da alcune voci critiche dell’opposizione. La ministra per le Riforme, Elisabetta Casellati, ha confermato l’intenzione di procedere con la riforma del sistema di voto, anche a sola maggioranza se necessario.
La questione delle preferenze: un ostacolo superabile
Un altro tema caldo nel dibattito sulla legge elettorale è quello delle preferenze, ovvero la possibilità per gli elettori di indicare direttamente i candidati da eleggere all’interno delle liste di partito. Su questo punto, la posizione di Tajani è apparsa pragmatica e possibilista. Pur dichiarandosi personalmente favorevole, avendo costruito la sua carriera politica anche grazie al voto di preferenza, il leader di Forza Italia ha ammesso l’esistenza di “dubbi” e “perplessità” anche all’interno del suo stesso partito.
La conclusione è che le preferenze “non possono essere un ostacolo” al raggiungimento di un accordo sulla riforma. “Si può anche fare a meno”, ha chiosato, lasciando intendere che, pur di arrivare a una nuova legge elettorale che garantisca stabilità, Forza Italia è disposta a sacrificare questo aspetto, spesso al centro di critiche per i rischi legati a clientele e corruzione.
Le diverse anime della maggioranza
Le dichiarazioni di Tajani mettono in luce le diverse sensibilità presenti nella maggioranza. Mentre Fratelli d’Italia, con la premier Giorgia Meloni, spinge per un’accelerazione e per un modello ispirato a quello delle elezioni regionali (proporzionale con un robusto premio di maggioranza), Lega e Forza Italia mostrano maggiore cautela. L’indicazione del premier sulla scheda, ad esempio, è vista da alcuni come un modo per rafforzare ulteriormente la leadership di Meloni all’interno della coalizione, uno scenario che gli alleati osservano con una certa circospezione. La partita per la definizione delle nuove regole del gioco è quindi ancora tutta da giocare, e l’esito finale dipenderà dalla capacità delle forze di maggioranza di trovare una sintesi che soddisfi le esigenze di tutti, in un quadro politico che guarda già alle prossime elezioni politiche del 2027.
