Roma – Il Movimento 5 Stelle alza il tiro sulla crisi iraniana e, dopo la discussa astensione in Senato, deposita una risoluzione presso la commissione Esteri della Camera dei Deputati per definire una linea chiara e netta. Il documento, che porta la prima firma del leader Giuseppe Conte e quella di Nicola Fratoianni dell’Alleanza Verdi e Sinistra (Avs), impegna il governo a “scongiurare azioni militari unilaterali fuori dal quadro del diritto internazionale”. La proposta pentastellata intende promuovere, in alternativa, “tutte le necessarie iniziative diplomatiche e di carattere sanzionatorio da parte della comunità internazionale e degli organismi internazionali”.

La mossa politica arriva all’indomani del voto in commissione Esteri al Senato, dove una risoluzione unitaria di sostegno al popolo iraniano aveva visto il voto favorevole di quasi tutto l’arco parlamentare, da Fratelli d’Italia al Partito Democratico. Unico a sfilarsi era stato proprio il M5s, la cui astensione aveva provocato un vespaio di polemiche. La motivazione, allora come oggi, risiede nella ferma opposizione a qualsiasi avallo, anche implicito, a un intervento armato esterno. “Non vogliamo che il governo italiano si trovi a sostenere un’altra azione illegale”, avevano dichiarato i senatori pentastellati, temendo “un’altra guerra per il petrolio”.

La genesi della risoluzione: una risposta all’astensione in Senato

La decisione di astenersi a Palazzo Madama era stata spiegata direttamente da Giuseppe Conte. Il leader del M5s aveva rivelato di aver chiesto di “mettere nero su bianco in quel testo la nostra contrarietà ad azioni militari unilaterali”, ma che tale richiesta era stata respinta. “L’assenza di quel passaggio è per noi fondamentale”, aveva chiosato Conte, motivando così una scelta che ha spaccato il fronte delle opposizioni e attirato critiche trasversali.

Esponenti di maggioranza come Licia Ronzulli (Forza Italia) e Maurizio Lupi (Noi Moderati) avevano definito la scelta “incomprensibile” e una presa di posizione “dalla parte sbagliata della storia”. Anche dal cosiddetto “campo largo” erano giunte critiche, con Carlo Calenda (Azione) che aveva ironizzato su un presunto allineamento del M5s con “Maduro, Putin e Ayatollah vari”. La nuova risoluzione alla Camera, dunque, si configura come la risposta politica a queste accuse e il tentativo di consolidare una posizione autonoma in politica estera, marcando la differenza rispetto agli altri partiti.

I contenuti e gli obiettivi del nuovo documento

Fonti del Movimento 5 Stelle spiegano che la nuova risoluzione, oltre a ribadire il sostegno alla causa delle proteste in Iran, vuole mettere un punto fermo sul “no ad un intervento militare esterno”. L’obiettivo dichiarato è quello di “evitare un uso strumentale delle proteste per giustificare un intervento militare”. Questa iniziativa, spiegano, mira anche a “ricompattare l’opposizione” su un terreno comune che privilegi la diplomazia e il rispetto del diritto internazionale. La firma congiunta con Nicola Fratoianni di Avs segnala un tentativo di costruire un asse con la sinistra più pacifista e critica verso interventi armati non avallati dalle Nazioni Unite.

Il Partito Democratico, che in Senato aveva votato a favore del testo unitario, ha già fatto sapere che voterà la risoluzione del M5s in commissione alla Camera. Questo potrebbe rappresentare un passo verso una ricomposizione, almeno parziale, delle divergenze emerse nel fronte progressista sulla gestione della crisi iraniana.

Il contesto internazionale e il dibattito politico

La posizione del M5s si inserisce in un dibattito complesso. Da un lato, vi è la ferma condanna della brutale repressione messa in atto dal regime di Teheran contro i manifestanti, che ha unito gran parte della comunità internazionale. Dall’altro, persistono timori che la crisi possa degenerare in un conflitto armato, con interventi esterni che, secondo i pentastellati, potrebbero avere conseguenze ancora più devastanti per la popolazione civile, come avvenuto in passato in altri scenari di “regime change”.

Giuseppe Conte ha esplicitamente paragonato il rischio di un intervento in Iran a quello avvenuto in Venezuela, criticando quella che definisce la “dottrina ‘Meloni-Tajani’ per cui il diritto internazionale vale ma fino a un certo punto. E questo punto lo stabiliscono gli Stati Uniti, di volta in volta”. Con questa risoluzione, il M5s cerca di imporre al centro del dibattito parlamentare una visione della politica estera italiana ancorata al multilateralismo e al primato del diritto internazionale, in netta contrapposizione a qualsiasi tentazione interventista.

Di veritas

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