Una “serie di anomalie” che delineano un “sistema preoccupante”. Con queste parole incisive, la Commissione parlamentare antimafia, presieduta da Chiara Colosimo, ha sintetizzato l’esito del suo lavoro d’inchiesta sul cosiddetto ‘caso Striano’, la complessa vicenda di accessi abusivi a banche dati riservate e dossieraggi ai danni di politici, imprenditori e personalità pubbliche. La relazione, un ponderoso documento di quasi 200 pagine depositato il 14 gennaio 2026, è il risultato di mesi di audizioni e dell’analisi di un’imponente mole di documenti, tra cui circa 66mila pagine trasmesse dalla sola Procura di Roma.
Il “Sistema Striano”: non una mela marcia, ma un intreccio di protezioni
Al centro della vicenda vi è Pasquale Striano, tenente della Guardia di Finanza in servizio presso il Gruppo Segnalazioni di Operazioni Sospette (SOS) della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo (DNAA). Secondo la Commissione, l’operato di Striano non può essere liquidato come l’azione isolata di una “singola mela marcia”. La relazione parla piuttosto di un “intreccio di protezioni, omissioni e controlli modulati” che avrebbero permesso di trasformare le banche dati dello Stato in uno strumento di profitto personale e di pressione politica. Striano, quindi, non avrebbe agito in modo “individuale e occasionale”, ma come un “soggetto collocato con una precisa funzione” all’interno di una “zona grigia” dove ha potuto operare indisturbato.
L’inchiesta giudiziaria, ora chiusa dalla Procura di Roma, ha svelato numeri impressionanti: si parla di migliaia di accessi non autorizzati effettuati da Striano tra il 2019 e il 2022. Le consultazioni avrebbero riguardato oltre 1.000 nominativi nella banca dati Serpico, circa 2.000 interrogazioni al Sistema di Indagine interforze (SDI) e, soprattutto, il download di 33.528 file dai computer della DNA. Un’attività “sistematica e prolungata” che, secondo gli inquirenti, non era finalizzata a scopi istituzionali.
Le falle sistemiche e le responsabilità ai vertici
La relazione della Commissione Antimafia punta il dito contro le gravi carenze del sistema di controllo. Si evidenzia l’assenza di un meccanismo di alert efficace per segnalare accessi anomali a banche dati sensibili, una vulnerabilità che ha permesso a Striano di agire per anni. Questa “debolezza sistemica” ha prodotto un contesto in cui la violazione non era accidentale, ma strutturale.
Il documento solleva inoltre pesanti interrogativi sulla gestione della Direzione nazionale antimafia all’epoca dei fatti, guidata dall’allora procuratore Federico Cafiero De Raho, oggi deputato del Movimento 5 Stelle e vicepresidente della stessa Commissione Antimafia. La relazione suggerisce che De Raho fosse “pienamente consapevole delle prassi irregolari in uso nel suo ufficio”, delineando non un quadro di “inconsapevolezza o di mera superficialità”, ma l’immagine di un protagonista che ha adottato o controfirmato provvedimenti organizzativi critici. Sebbene De Raho non sia indagato, la presidente Colosimo ha affermato che le sue “responsabilità istituzionali appaiono evidenti”. Le accuse hanno immediatamente innescato un acceso scontro politico, con Forza Italia e Fratelli d’Italia che chiedono chiarezza e il Movimento 5 Stelle che parla di “fango e calunnie” e di un uso partitico della Commissione.
L’inchiesta giudiziaria e i nomi spiati
L’indagine, inizialmente partita da Perugia dopo una denuncia del Ministro della Difesa Guido Crosetto nell’ottobre 2022, è ora nelle mani della Procura di Roma. L’avviso di conclusione delle indagini è stato notificato a 23 persone, tra cui, oltre a Striano, l’ex sostituto procuratore della DNA Antonio Laudati. Le accuse vanno dall’accesso abusivo a sistemi informatici alla diffusione di informazioni riservate.
La lista delle persone oggetto delle ricerche illecite è lunga e trasversale, e comprende figure di primo piano del mondo politico, economico e sportivo. Tra i nomi emersi figurano:
- Politici: Guido Crosetto, Matteo Renzi, Giuseppe Valditara, Chiara Colosimo, Giovanbattista Fazzolari, Marta Fascina, Attilio Fontana, Giovanni Toti, Francesco Lollobrigida e Adolfo Urso.
- Sportivi: L’allenatore Massimiliano Allegri e il presidente della FIGC Gabriele Gravina.
- Criminalità: Sono stati oggetto di ricerca anche membri dei clan Casamonica e Gambacurta.
L’obiettivo di questa massiccia raccolta di dati, secondo le carte dell’inchiesta, era quello di fornire materiale per articoli di stampa.
L’iter della relazione e le prospettive future
La proposta di relazione presentata dalla presidente Colosimo sarà ora esaminata dai commissari, che avranno quindici giorni di tempo per presentare le loro osservazioni. Successivamente, il testo tornerà in ufficio di presidenza per la discussione e, infine, sarà sottoposto al voto della Commissione in seduta plenaria. Questo passaggio è cruciale per determinare le azioni future, che potrebbero includere ulteriori accertamenti, segnalazioni alla magistratura o proposte di riforma normativa per rafforzare i controlli e garantire la trasparenza delle istituzioni. Nel frattempo, sul fronte giudiziario, la Procura di Roma potrebbe formulare a breve la richiesta di rinvio a giudizio per i 23 indagati, aprendo un nuovo capitolo di una vicenda che scuote le fondamenta dello Stato.
