L’Avana – In una escalation di retorica che non si vedeva da tempo, il Ministro degli Esteri di Cuba, Bruno Rodríguez, ha lanciato un pesantissimo atto d’accusa contro gli Stati Uniti, dipingendo un quadro a tinte fosche sia della politica estera che della situazione interna della superpotenza mondiale. Attraverso una serie di dichiarazioni affidate ai social media, il capo della diplomazia cubana ha affermato che Washington rappresenta una “minaccia permanente alla stabilità” globale e, allo stesso tempo, è attanagliata da una crisi interna profonda, con un governo dalla “gestione caotica e fascista”.

Le Accuse alla Politica Estera Americana: “Caos Bellicista”

Il cuore dell’attacco di Rodríguez si concentra sulla politica estera statunitense, definita aggressiva e destabilizzante. Secondo il ministro cubano, gli Stati Uniti persistono nell’ “attaccare la pace mondiale e la sovranità di altri Stati indipendenti”, spingendo il pianeta verso un “caos bellicista”. Queste parole, cariche di significato nel contesto delle storiche e complesse relazioni tra i due Paesi, riecheggiano decenni di tensioni, segnate da un embargo economico che, secondo L’Avana, dura da oltre sessant’anni. Rodríguez ha accusato Washington di comportarsi come un “egemone criminale e incontrollato”, le cui azioni non minacciano solo Cuba e l’emisfero occidentale, ma l’intera comunità internazionale.

Questa dura presa di posizione si inserisce in un contesto geopolitico già teso. Le recenti dichiarazioni potrebbero essere lette anche come una risposta a precedenti affermazioni e minacce provenienti da Washington, in particolare dall’ex presidente Donald Trump, che ha spesso adottato una linea dura nei confronti dell’isola. Il governo cubano, per bocca del suo presidente Miguel Díaz-Canel, ha ribadito la propria sovranità e la determinazione a difendere la nazione “fino all’ultima goccia di sangue”.

La Crisi Interna Statunitense nel Mirino di Cuba

Ma l’analisi di Rodríguez non si è fermata ai confini della diplomazia internazionale. Con un’incursione diretta nella politica interna americana, il ministro ha sostenuto che “il governo degli Usa affronta nel proprio territorio un forte rifiuto della sua gestione caotica e fascista”. A supporto di questa tesi, ha evidenziato come “crescono le proteste in diverse città del Paese”.

Secondo il diplomatico cubano, le politiche interne di Washington “promuovono l’odio, la violenza e la morte tra i suoi cittadini”. Questa critica frontale tocca nervi scoperti del dibattito pubblico statunitense, spesso attraversato da tensioni sociali, politiche e razziali. L’Avana sembra voler sottolineare una contraddizione di fondo: una nazione che si erge a paladina della democrazia e dei diritti umani nel mondo sarebbe, in realtà, incapace di garantirli pienamente al proprio interno.

La Questione Migratoria e i Diritti Umani

Un altro punto nevralgico toccato da Rodríguez riguarda la gestione dei flussi migratori. Il ministro ha accusato gli Stati Uniti di violare “gravemente i diritti umani di centinaia di migliaia di migranti”. Questa è un’accusa che trova eco in numerose denunce da parte di organizzazioni internazionali e attivisti, che da anni criticano le politiche migratorie statunitensi, in particolare quelle adottate lungo il confine con il Messico. Le amministrazioni, sia democratiche che repubblicane, hanno affrontato sfide enormi e sono state oggetto di critiche per le condizioni dei centri di detenzione e per le politiche di espulsione.

Infine, Rodríguez ha concluso il suo j’accuse affermando che il governo statunitense “dimentica gli impegni assunti con le loro basi elettorali”, un’affermazione che mira a evidenziare un presunto scollamento tra la classe politica di Washington e i cittadini che rappresenta.

Un Contesto di Tensione Storica

Le dichiarazioni del ministro cubano non possono essere decontestualizzate dalla lunga e travagliata storia delle relazioni tra Cuba e Stati Uniti. Dal rovesciamento del governo di Batista appoggiato dagli USA nel 1959, i due paesi hanno vissuto decenni di ostilità, culminati nell’imposizione di un rigido embargo economico. Un breve periodo di disgelo durante l’amministrazione Obama aveva fatto sperare in una normalizzazione dei rapporti, ma le successive amministrazioni hanno nuovamente irrigidito la posizione statunitense, reintroducendo sanzioni e mantenendo Cuba nella lista dei paesi “sponsor” del terrorismo. Le parole di Rodríguez, quindi, si inseriscono in questo solco di sfiducia e antagonismo, rappresentando l’ultimo capitolo di un confronto che sembra lontano dal concludersi.

Di atlante

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