Il sipario sul futuro del cinema italiano rischia di calare bruscamente. Un’“incertezza assoluta e inedita” potrebbe avvolgere il comparto a partire dal prossimo mese di marzo, quando le produzioni non potranno più contare sul beneficio del credito d’imposta nella sua forma attuale. A lanciare l’allarme, con toni gravi e accorati, è Alessandro Usai, presidente dell’Anica (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Digitali), durante una cruciale audizione presso la commissione Cultura della Camera dei Deputati. L’occasione è la discussione sulle proposte di legge per l’istituzione di una nuova Agenzia per il cinema e l’audiovisivo, un dibattito che si intreccia inevitabilmente con il destino di un settore che, dopo un decennio di crescita, si trova ora a fronteggiare uno dei momenti più delicati della sua storia recente.

Le parole di Usai risuonano come un monito inequivocabile: “Molti si sono sbrigati a far partire i set in questi mesi, proprio per evitare quella scadenza, ma da marzo la musica cambierà”. Una corsa contro il tempo che evidenzia la profonda preoccupazione di un’industria che ha trovato nel tax credit, introdotto nel 2007 e potenziato nel 2016, il motore principale del suo sviluppo. “L’impianto di incentivi che hanno sostenuto la produzione ha funzionato e portato dei risultati”, sottolinea il presidente di Anica, rigettando una visione del settore come “malato e con il bisogno di interventi urgenti per essere riportato in salute”. Al contrario, i dati mostrano una crescita costante, seppur con una “leggera contrazione dei volumi di produzione nell’ultimo biennio”.

Il Timore della Fuga all’Estero: Un Danno Incalcolabile

Il rischio più concreto e imminente, evidenziato con forza da Usai, è quello della delocalizzazione. Di fronte all’incertezza normativa italiana, la certezza offerta da altri sistemi di sostegno europei diventa una tentazione forte, quasi una necessità per molte produzioni. “Alcune produzioni italiane di film e serie previste nel primo semestre stanno iniziando a considerare seriamente l’ipotesi di girare in Paesi diversi dall’Italia”, ha rivelato Usai. Questo fenomeno, noto come “runaway production”, non è nuovo, ma l’attuale congiuntura rischia di trasformarlo da eccezione a regola, con conseguenze devastanti.

L’impatto, come spiega il presidente Anica, non si limiterebbe a una perdita economica, ma si estenderebbe a macchia d’olio sull’intero tessuto occupazionale della filiera. “Capite bene l’impatto che questo avrebbe dal punto di vista occupazionale su tutti i ruoli che non siano il regista, gli interpreti principali o al limite qualche caporeparto”. Si parla di decine di migliaia di posti di lavoro a rischio, tra tecnici, maestranze, artigiani e professionisti che rappresentano l’eccellenza del Made in Italy nel mondo. Un patrimonio di competenze e creatività che rischia di essere disperso, con un danno incalcolabile per l’economia e la cultura del Paese.

Le Richieste del Settore: Semplificazione, Efficienza e Competitività

Per scongiurare questo scenario a tinte fosche, l’Anica, insieme ad altre associazioni di categoria come APA e CNA, ha presentato alla politica una serie di richieste chiare e precise. I punti cardine per i nuovi meccanismi di sostegno, secondo Usai, sono tre:

  • Semplificazione normativa: È necessario ridurre la complessità degli adempimenti burocratici che spesso rallentano e complicano l’accesso agli incentivi.
  • Rapidità ed efficienza: La gestione delle pratiche da parte del Ministero o della futura Agenzia deve essere celere. “È importante che il cambiamento non comporti un ulteriore allungamento delle tempistiche che fino ad adesso sono state il vero problema”, ha insistito Usai.
  • Competitività internazionale: Il sistema di incentivi deve essere in grado di competere con quello degli altri paesi europei, per attrarre investimenti stranieri e trattenere le produzioni nazionali.

La discussione sull’istituzione della nuova Agenzia per il cinema e l’audiovisivo si inserisce in questo contesto di riforma. L’obiettivo, condiviso da più parti, è creare un ente più agile e specializzato, in grado di rispondere con maggiore efficacia alle esigenze di un settore in continua evoluzione. Tuttavia, anche su questo punto, emergono delle perplessità, come quelle sollevate dall’ANEC (Associazione Nazionale Esercenti Cinema), che teme che un passaggio così strutturale possa ulteriormente rallentare l’erogazione dei sostegni in una fase già critica.

Un Decennio di Successi da Non Disperdere

L’appello di Alessandro Usai è un invito a non disperdere l’eredità di un decennio di successi. Il sistema del tax credit, pur con le sue criticità e la necessità di maggiori controlli per evitare abusi, ha permesso al cinema italiano di ritrovare vitalità, di aumentare la produzione e di competere sui mercati internazionali. Ha sostenuto non solo i grandi kolossal, ma anche le opere prime, i documentari e le produzioni indipendenti, garantendo quella pluralità di voci che è l’essenza stessa della cultura.

Ora, il settore si trova a un bivio. La scadenza di marzo si avvicina inesorabilmente e con essa la necessità di decisioni politiche rapide e lungimiranti. L’industria cinematografica e audiovisiva italiana chiede certezze per poter continuare a programmare, a investire e a creare. Il rischio, altrimenti, è che le luci dei set si spengano in Italia per riaccendersi altrove, lasciando dietro di sé un’ombra lunga sulla cultura e sull’economia del Paese. La “musica” sta per cambiare, e la speranza è che la nuova melodia sia ancora una sinfonia di successo per il cinema italiano.

Di euterpe

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