ROMA – Un appello forte e chiaro al mondo politico affinché si agisca con celerità. Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche in Italia (UCEI), ha definito “indifferibile e urgente” un’iniziativa legislativa per contrastare l’antisemitismo. In una lettera indirizzata ai componenti della commissione Affari costituzionali del Senato e ai firmatari dei diversi disegni di legge sul tema, la presidente Di Segni ha sottolineato come gli “ebrei in quanto tali” si trovino oggi a soffrire “gravi limitazioni e pericoli, anche alla vita”. Questo intervento si inserisce in un contesto di crescente allarme, con le segnalazioni di episodi antisemiti in Italia che hanno registrato un aumento drammatico, superiore al 450% in un anno.

Il cuore del dibattito: la definizione di antisemitismo

Al centro della missiva e del dibattito parlamentare vi è la complessa questione della definizione stessa di antisemitismo e del suo rapporto con l’antisionismo. Di Segni lamenta una “distorsione acuta” nel dibattito pubblico, spesso alimentato da “numerosissime interviste e dichiarazioni apparse sulla stampa e social media” che, a suo dire, esprimono concetti e conclusioni non in linea con le proposte di legge, né con la definizione operativa di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA). L’IHRA definisce l’antisemitismo come “una determinata percezione degli Ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti”, le cui manifestazioni possono essere dirette contro persone, beni e istituzioni ebraiche.

La presidente dell’UCEI, ente che in Italia è firmatario dell’Intesa con lo Stato e quindi legittimo rappresentante dell’ebraismo italiano, ha criticato come il dibattito sia spesso strumentalizzato per “una dialettica puramente politica” o per servire “interessi particolari”, piuttosto che riflettere una “sincera e preoccupata attenzione alla gravità dei fenomeni di odio antisemita”. Il punto cruciale, secondo Di Segni, è capire “se e come il concetto di ‘antisionismo’ è invece solo ‘anti-israelianismo’ e in che termini la critica alle politiche di un governo diventa abuso e delegittimazione”.

La sfida parlamentare e la definizione IHRA

In Parlamento sono attualmente in esame diversi disegni di legge, presentati da esponenti di vari schieramenti politici, che mirano a contrastare l’antisemitismo. Molti di questi testi propongono di adottare formalmente la definizione dell’IHRA, già recepita dal governo italiano con una delibera del Consiglio dei Ministri nel gennaio 2020. Questa definizione, tuttavia, è oggetto di un acceso dibattito. Critici, tra cui Amnesty International e alcuni accademici, sostengono che essa rischierebbe di equiparare la legittima critica allo Stato di Israele e al sionismo con l’antisemitismo, limitando così la libertà di espressione. Si teme che una sua adozione legislativa possa avere un “effetto intimidatorio”, confondendo l’odio antiebraico con il dissenso politico.

D’altra parte, i sostenitori della legge, come il Partito Liberaldemocratico, spingono per un’approvazione rapida, possibilmente entro il 27 gennaio, Giorno della Memoria, per dare un segnale forte. La lettera di Di Segni insiste sulla necessità che il “dibattito tecnico legale sulle misure più urgenti e auspicatamene efficaci” si svolga nelle sedi istituzionali, ovvero “nell’aula parlamentare”, e non attraverso un filtro mediatico che distorce e semplifica.

Un clima di paura e isolamento

L’appello della presidente UCEI nasce da un clima di crescente preoccupazione e isolamento percepito dalla comunità ebraica italiana. Di Segni ha evidenziato come, specialmente dopo gli eventi del 7 ottobre, il concetto di sionismo abbia riacquisito una “specifica rilevanza” e come la violenza e il “vilipendio alla memoria” stiano prevaricando ogni forma di dialogo. “Non è la paura della bomba che esplode. Gli ebrei oggi si sentono isolati, avvertono di non essere più parte di un contesto che prima aveva delle certezze”, ha affermato in una recente conferenza stampa. L’audizione in commissione Affari costituzionali, prevista per domani, 15 gennaio, sarà un momento cruciale per comprendere se le forze politiche riusciranno a trovare una sintesi su un testo condiviso, in grado di offrire tutele concrete senza comprimere le libertà fondamentali.

Di veritas

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