Lutto nel mondo della politica, del sindacato e della cultura italiana. Si è spenta a Roma, all’età di 76 anni, Valeria Fedeli, una delle figure più influenti e combattive della sinistra italiana. La sua scomparsa, avvenuta dopo aver affrontato una grave malattia, lascia un vuoto profondo nel panorama istituzionale e sociale del Paese, chiudendo un capitolo importante di storia recente.
Nata a Treviglio, in provincia di Bergamo, il 29 luglio 1949, Valeria Fedeli ha dedicato la sua intera esistenza all’impegno pubblico, declinato attraverso un percorso che l’ha vista protagonista prima nel sindacato e poi nelle più alte cariche istituzionali. Una vita spesa per la difesa dei diritti dei lavoratori, per la valorizzazione del sistema scolastico e, con particolare tenacia, per l’affermazione della parità di genere.
Una vita per il sindacato: dalla scuola alla CGIL
La carriera di Valeria Fedeli affonda le sue radici nel mondo del lavoro e dell’istruzione. Dopo aver conseguito il diploma di abilitazione all’insegnamento nella scuola materna e successivamente quello di assistente sociale, inizia la sua attività come maestra a Milano. È in questo contesto che matura la sua vocazione per la difesa dei diritti dei lavoratori, che la porterà a un lungo e proficuo impegno nella CGIL.
Il suo percorso sindacale è segnato da una rapida ascesa: dopo i primi incarichi a livello locale, nel 1982 si trasferisce a Roma per lavorare alla segreteria nazionale del sindacato dei lavoratori del pubblico impiego, diventando responsabile del coordinamento delle donne. La sua carriera prosegue con ruoli di sempre maggiore responsabilità, fino a diventare segretaria generale della Filtea-Cgil (la categoria dei lavoratori del tessile e dell’abbigliamento) dal 2000 al 2010. Il suo impegno non si ferma ai confini nazionali: dal 2001 al 2012 è stata anche presidente del sindacato tessile europeo (FSE:THC).
L’impegno politico: dal Senato al Ministero dell’Istruzione
Nel 2012, Valeria Fedeli lascia gli incarichi sindacali per dedicarsi alla politica attiva. Viene eletta al Senato della Repubblica nel 2013 nelle file del Partito Democratico, di cui è stata capolista in Toscana. La sua esperienza e il suo spessore istituzionale vengono subito riconosciuti: il 21 marzo 2013 viene eletta Vicepresidente Vicaria del Senato, ottenendo il maggior numero di preferenze. In questa veste, nel 2015, presiede insieme alla Presidente della Camera Laura Boldrini la seduta congiunta del Parlamento che porterà all’elezione di Sergio Mattarella a Presidente della Repubblica.
Il culmine della sua carriera politica arriva il 12 dicembre 2016, quando viene nominata Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nel governo presieduto da Paolo Gentiloni, incarico che manterrà fino al giugno 2018. Durante il suo mandato, si distingue per alcune proposte significative, tra cui il dibattito sul divieto di utilizzo dei cellulari in classe e l’ipotesi di estendere l’insegnamento della filosofia anche agli istituti tecnici. Rieletta senatrice nel 2018, non verrà ricandidata alle elezioni del 2022, pur continuando a partecipare attivamente al dibattito pubblico.
Le battaglie femministe e per i diritti
Un filo rosso ha attraversato tutta la vita pubblica di Valeria Fedeli: la lotta per i diritti delle donne e la parità di genere. È stata una femminista convinta e una delle fondatrici, nel 2011, del movimento “Se non ora, quando?”, nato per denunciare il modello degradante della figura femminile veicolato da alcune cariche dello Stato. Il suo impegno è stato costante, sia nel sindacato, dove ha promosso il coordinamento delle donne, sia in Parlamento, dove si è battuta per leggi contro la discriminazione e la violenza di genere.
Il cordoglio unanime della politica
La notizia della sua scomparsa ha generato un’ondata di cordoglio trasversale in tutto il mondo politico. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha espresso dolore per una donna che “ha sempre vissuto con convinzione e passione il suo impegno in politica, nel mondo della scuola e del sindacalismo”.
Parole di profonda stima sono arrivate dalla segretaria del suo partito, Elly Schlein, che l’ha definita “un’enorme perdita per tutta la comunità democratica”, ricordando il suo “contributo insostituibile di impegno, di rara profondità e di grande intelligenza”.
Anche l’ex Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, che la volle come ministra, l’ha ricordata come “una donna coraggiosa, battagliera, capace di dialogo”. Messaggi di cordoglio sono giunti da tutte le principali cariche dello Stato, incluso il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e i presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, a testimonianza del rispetto guadagnato nel corso della sua lunga carriera.
La camera ardente sarà allestita in Campidoglio, presso la Sala della Protomoteca, giovedì 15 gennaio, per consentire a tutti di porgere l’ultimo saluto a una protagonista della vita pubblica italiana.
