Un’ondata di protesta pacifica ha attraversato il cuore di Caracas, dove studenti dell’Università Centrale del Venezuela (UCV), familiari dei detenuti e rappresentanti di organizzazioni per i diritti umani si sono dati appuntamento nella storica Plaza del Rectorado. L’obiettivo della manifestazione è stato quello di accendere nuovamente i riflettori sulla drammatica situazione dei prigionieri politici nel Paese e di esigere dal governo chavista il loro rilascio “immediato e senza condizioni”.

I partecipanti hanno esposto cartelli e fotografie, dando un volto e una storia agli oltre 900 individui che, secondo le stime delle organizzazioni non governative, si trovano ancora reclusi nelle carceri e nei centri di detenzione venezuelani per motivi politici. Questa mobilitazione giunge a pochi giorni da un annuncio che aveva acceso le speranze di molti: il presidente del Parlamento, Jorge Rodríguez, fratello della presidente ad interim Delcy Rodríguez, aveva infatti promesso la scarcerazione di un “numero significativo” di prigionieri.

Promesse disattese e la denuncia delle ONG

Tuttavia, la realtà dei fatti sembra discostarsi notevolmente dalle promesse. Le organizzazioni umanitarie denunciano che, a oggi, meno dell’8% dei prigionieri politici annunciati è stato effettivamente rilasciato. L’ONG “Giustizia, Incontro e Perdono” ha parlato di soli 10 detenuti liberati, tra venezuelani e stranieri, a fronte di circa mille persone che avrebbero dovuto beneficiare del provvedimento. Questa discrepanza alimenta la frustrazione e l’angoscia delle famiglie, costrette a vivere in un limbo di incertezza.

Marino Alvarado, avvocato e difensore dei diritti umani, ha sottolineato come “la mancanza di trasparenza delle autorità, che non hanno pubblicato ufficialmente un elenco delle persone che saranno liberate, costituisce un ulteriore maltrattamento delle famiglie”. Le procedure appaiono lente e opache, e le condizioni di reclusione vengono definite “disumane”, con denunce di torture fisiche e psicologiche e isolamento prolungato.

Il contesto politico e le liberazioni “col contagocce”

La questione dei prigionieri politici si inserisce in un contesto di forte tensione e instabilità per il Venezuela. Le recenti liberazioni, seppur limitate, sono viste da alcuni analisti come un segnale di apertura del regime chavista verso la comunità internazionale, in particolare verso gli Stati Uniti, nel tentativo di ottenere una legittimazione dopo la brusca uscita di scena di Nicolás Maduro. Il presidente statunitense Donald Trump ha accolto positivamente gli annunci, definendoli un “gesto di pace” e parte di un processo di cooperazione tra i due Paesi.

Tra i detenuti rilasciati nelle scorse settimane figurano anche alcuni cittadini italiani, tra cui Alberto Trentini e Mario Burlò, la cui liberazione è stata accolta con grande soddisfazione dal governo italiano. Tuttavia, si stima che nelle carceri venezuelane vi siano ancora numerosi altri detenuti con doppia cittadinanza. La liberazione di questi prigionieri avviene “col contagocce”, come sottolineato da diverse fonti, lasciando centinaia di famiglie nell’attesa.

Un appello per i diritti umani e la giustizia

La protesta all’Università Centrale del Venezuela, svoltasi in modo pacifico sotto il monitoraggio delle forze di sicurezza, non è solo una richiesta di liberazione, ma un appello più ampio per il rispetto dei diritti umani e delle garanzie fondamentali. Le organizzazioni per i diritti umani, come Amnesty International, denunciano da anni il ricorso sistematico alle detenzioni arbitrarie come strumento di repressione politica da parte del governo venezuelano. La Piattaforma Democratica Unitaria, la principale coalizione di opposizione, ha chiesto che il rilascio di tutti i prigionieri politici sia accompagnato da altre azioni urgenti, auspicando un’amnistia generale che però non garantisca l’impunità per i crimini contro l’umanità.

Mentre la diplomazia internazionale continua a muoversi con cautela, la società civile venezuelana non smette di far sentire la propria voce, chiedendo giustizia e libertà per coloro che sono stati privati della libertà a causa delle loro idee.

Di atlante

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