Un’operazione coordinata dalla Procura Europea (EPPO) ha scoperchiato una presunta truffa aggravata ai danni dell’Unione Europea nel settore agricolo, portando al sequestro di beni per un valore complessivo di 454.493,66 euro. L’indagine, denominata convenzionalmente “Grazing Code”, ha coinvolto quattro imprenditori agricoli della provincia di Messina, i quali avrebbero percepito illecitamente contributi pubblici erogati dall’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura (Agea). Il provvedimento di sequestro preventivo è stato emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Catania ed eseguito dai Carabinieri del Reparto Tutela Agroalimentare di Messina.

Il Meccanismo della Presunta Frode: il “Codice Pascolo”

Secondo le indagini, il cuore del meccanismo fraudolento risiederebbe nella mancata attivazione del cosiddetto “codice pascolo”. Gli imprenditori, nelle domande di pagamento relative alla Politica Agricola Comune (PAC), avrebbero attestato di aver svolto attività di pascolamento con il proprio bestiame su superfici agricole situate al di fuori dei loro compendi aziendali. Tale attività è una delle condizioni necessarie per accedere a specifici contributi europei.

Tuttavia, gli investigatori sostengono che questa dichiarazione fosse puramente formale. Gli indagati avrebbero volutamente omesso di attivare il “codice pascolo”, una procedura obbligatoria che certifica la reale movimentazione degli animali e che è indispensabile per consentire i controlli da parte dei servizi veterinari delle Aziende Sanitarie Locali (ASL). In assenza di questo codice, non scattava alcun obbligo di verifica sanitaria sulla presenza effettiva del bestiame sui terreni dichiarati. Per aggirare la normativa, gli imprenditori avrebbero utilizzato delle semplici autodichiarazioni per simulare l’attività di pascolo, precludendo di fatto ogni possibilità di controllo.

La normativa europea e nazionale, infatti, è molto chiara: l’erogazione dei contributi legati al pascolamento è strettamente subordinata alla tracciabilità dei movimenti degli animali, che deve essere registrata nella Banca Dati Nazionale (BDN – Vetinfo), e alla possibilità per le autorità competenti di verificare fisicamente la presenza del bestiame.

I Dettagli del Sequestro

Il provvedimento cautelare ha colpito diverse tipologie di beni, ritenuti il profitto illecito del reato contestato. Nello specifico, sono stati sequestrati:

  • Disponibilità finanziarie e denaro contante.
  • Beni mobili e immobili riconducibili agli indagati.
  • 203 titoli di pagamento, noti anche come “diritti all’aiuto”, per un valore totale di 454.493,66 euro.

L’operazione, secondo gli inquirenti, ha il duplice obiettivo di impedire la prosecuzione delle condotte illecite e di consentire il recupero delle somme che si ritiene siano state indebitamente percepite, a tutela dei bilanci dello Stato e dell’Unione Europea.

Il Ruolo della Procura Europea e la Tutela dei Fondi UE

Questa indagine evidenzia il ruolo cruciale della Procura Europea (EPPO), l’organismo indipendente dell’UE incaricato di indagare, perseguire e portare in giudizio i reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione. L’operazione “Grazing Code” è un chiaro esempio del coordinamento investigativo tra l’EPPO e le forze dell’ordine specializzate nazionali, come i Carabinieri per la Tutela Agroalimentare, nel contrastare le frodi che sottraggono risorse pubbliche destinate a sostenere settori vitali come l’agricoltura.

È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Pertanto, per tutti gli indagati vige il principio della presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

Di atlante

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