La serata televisiva di Rai 3 di domenica 11 gennaio si è trasformata in un vero e proprio campo di battaglia verbale, un palcoscenico inatteso per uno scontro frontale tra due volti noti della rete: Luca Barbareschi e Sigfrido Ranucci. Quello che doveva essere un semplice passaggio di consegne tra il programma d’inchiesta Report e lo show di seconda serata Allegro ma non troppo è degenerato in un attacco diretto, con accuse pesantissime di spionaggio, minacce velate e una replica altrettanto dura che ha infiammato il dibattito pubblico e i social media.

La Scintilla: Un “Passaggio di Linea” Mancato

Tutto ha avuto inizio al termine della puntata di Report. Sigfrido Ranucci, nel congedarsi dal suo pubblico, ha utilizzato una formula generica: “L’offerta di Rai3 continua…”. Una frase che, in un normale contesto televisivo, potrebbe passare inosservata, ma non per Luca Barbareschi, che ha interpretato la mancata menzione esplicita del suo nome e del suo programma come una scortesia deliberata.

Appena andato in onda con Allegro ma non troppo, Barbareschi non ha perso tempo e ha aperto la puntata con un monologo carico di sarcasmo e risentimento. “Volevo ringraziare il grande conduttore di Report e ricordargli che io mi chiamo Luca Barbareschi, lui fa fatica a dirlo”, ha esordito l’attore e regista. “Gli costerebbe poco dire che dopo il suo programma c’è il nostro, ma gli fa fatica”.

Dalla Scortesia alle Accuse di Spionaggio

Ma la questione, ben presto, è scivolata da un piano di etichetta professionale a uno ben più grave, di natura giudiziaria. Barbareschi ha infatti chiamato in causa Gian Gaetano Bellavia, commercialista e storico consulente di Report, figura finita di recente al centro di polemiche sollevate da alcuni organi di stampa e politici di centrodestra.

“E allora voglio ricordargli che non dovrebbe fargli fatica perché il suo consulente commerciale è quello che mi sta spiando da due anni, l’ho letto dal giornale, per questo verrà querelato”, ha tuonato Barbareschi in diretta nazionale, annunciando azioni legali. La vicenda a cui fa riferimento è legata al furto di oltre un milione di file dallo studio di Bellavia, un caso per il quale è indagata un’ex collaboratrice del commercialista. Tra i file sottratti, secondo quanto riportato da alcuni quotidiani, ci sarebbero anche documenti relativi a diverse personalità, tra cui lo stesso Barbareschi.

Il monologo si è concluso con un’espressione che a molti è suonata come una minaccia diretta: “Io non spio voi ma almeno ricordatevi il nome. Watch out baby, watch out. Stai attento!“. Parole che hanno destato sconcerto e hanno spinto il sindacato dei giornalisti Rai, l’Usigrai, a intervenire, parlando di “minacce in diretta” e di una “messinscena indegna del Servizio pubblico”.

La Replica Immediata e Dura di Sigfrido Ranucci

La risposta di Sigfrido Ranucci non si è fatta attendere ed è arrivata a stretto giro tramite un post sulla sua pagina Facebook. Il conduttore di Report ha definito le parole di Barbareschi un “indegno sproloquio“, frutto, a suo dire, di “una campagna di fango esercitata da ‘il Giornale’ contro Gian Gaetano Bellavia”.

Ranucci ha difeso a spada tratta il suo consulente, sottolineando come Bellavia sia stato “vittima di un furto” e che “nessun organo giudiziario ha accusato di spionaggio o dossieraggio”. Il giornalista ha poi svelato un retroscena cruciale, capace di ribaltare la prospettiva dell’intera vicenda: “A Barbareschi Report e il suo consulente fanno comodo solo per il traino, visto che ha espressamente chiesto di essere posizionato dopo di noi”. Un dettaglio che, se confermato, getterebbe un’ombra di strumentalità sull’intera polemica sollevata dal conduttore di Allegro ma non troppo. La replica si è conclusa con un messaggio di piena solidarietà: “Un abbraccio sempre più forte al nostro consulente”.

Il Contesto: La Figura di Bellavia e gli Attacchi a Report

Per comprendere appieno la portata dello scontro, è necessario contestualizzare la figura di Gian Gaetano Bellavia. Esperto di antiriciclaggio e criminalità finanziaria, è da anni un pilastro consulenziale per numerose procure italiane e per la stessa trasmissione Report. Recentemente, il suo nome è stato al centro di un’offensiva mediatica e politica, in particolare da parte di esponenti del centrodestra come il senatore Maurizio Gasparri, che lo hanno accusato di attività di dossieraggio.

Lo stesso Bellavia, tramite i suoi legali, ha respinto ogni accusa, chiarendo che i documenti sottratti dal suo studio facevano parte della sua normale attività professionale e che, in alcuni casi, erano stati proprio forniti da Report per preparare delle interviste, ribaltando l’accusa di essere lui la fonte della trasmissione. La polemica di Barbareschi, quindi, si inserisce in un clima già teso di attacchi al giornalismo d’inchiesta rappresentato da Report, visto da alcuni come un pretesto per delegittimare il lavoro della redazione.

Le Reazioni e le Implicazioni

L’episodio ha scatenato un’ondata di reazioni. L’Usigrai ha espresso forte preoccupazione per le “minacce” a Ranucci e ha criticato il “silenzio dei vertici Rai su un fatto così grave”. Molti osservatori hanno letto nell’uscita di Barbareschi, noto per il suo stile polemico, un tentativo di creare un caso mediatico e di inserirsi in una più ampia campagna contro Report. Lo scontro non è più solo tra due conduttori, ma si configura come un confronto tra due modi diversi di intendere il servizio pubblico: da una parte l’inchiesta rigorosa e documentata, dall’altra la personalizzazione della polemica.

La vicenda solleva interrogativi profondi sulla gestione dei palinsesti, sulla deontologia professionale e sui delicati equilibri interni alla televisione pubblica, ora chiamata a gestire una convivenza che appare a tutti gli effetti insostenibile.

Di euterpe

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