Nelle librerie italiane dal 13 gennaio, “Io sono perfetto”, il nuovo romanzo dell’attore, regista e autore livornese Paolo Ruffini, edito da La nave di Teseo, si preannuncia come un caso letterario capace di scuotere le coscienze. Con uno stile che mescola sapientemente ironia tagliente e profonda tenerezza, Ruffini pone una domanda tanto semplice quanto dirompente: e se il prossimo Presidente del Consiglio fosse una persona con sindrome di Down? Una premessa che non è solo un espediente narrativo, ma il cuore pulsante di una storia che esplora i meandri della politica contemporanea, la crisi dei valori e la ricerca di un’autenticità perduta.

La trama: due gemelli, due mondi opposti

Il romanzo ci introduce nella vita di Paolo Conforti, un politico di successo, ambizioso e senza scrupoli, maestro nel “parlare alla pancia del Paese” e nel costruire narrazioni convenienti al proprio tornaconto. La sua inarrestabile ascesa verso la Presidenza del Consiglio subisce una brusca frenata quando uno scandalo di corruzione e un pericoloso ricatto minacciano di distruggere tutto ciò per cui ha sacrificato la sua intera esistenza. È in questo momento di disperazione che matura in lui un’idea tanto folle quanto, a suo modo, geniale.

Paolo ha un fratello gemello, Simone, una persona con sindrome di Down di cui si prende amorevolmente cura da quando, a soli tredici anni, sono rimasti orfani. Simone conduce un’esistenza serena e semplice, scandita dal suo lavoro come bidello, dall’autobus preso ogni mattina, dalle sue amate merendine e dalla passione per i programmi di Maria De Filippi. La sua vita è un inno alla bellezza delle piccole cose, all’onestà e a un amore incondizionato per il fratello. Di fronte al baratro politico, Paolo decide di candidare proprio Simone al suo posto, convinto di poterlo manovrare come una marionetta per salvare la propria carriera.

Una campagna elettorale fuori dagli schemi

Quello che Paolo non ha previsto è che Simone è tutto fuorché manipolabile. La sua campagna elettorale si rivela un ciclone di sincerità, abbracci e gentilezza che spiazza l’intero scenario politico e sorprende il Paese. Inizialmente deriso per la sua diversità, Simone riesce a trasformare lo scherno in un’arma a suo favore, mettendo a nudo l’insensibilità e il cinismo dei suoi detrattori. La sua capacità di andare al sodo, di vedere la bellezza ovunque e di comunicare con una disarmante onestà conquista il cuore degli elettori, stanchi delle vuote promesse e dell’autoaffermazione dei politici tradizionali.

Come un moderno Forrest Gump all’italiana, Simone parla un linguaggio universale, fatto di empatia e verità. La sua visione del mondo, semplice ma profonda – “l’Italia è come una scuola, il presidente della Repubblica è il preside e lui il bidello” – si dimostra incredibilmente efficace. Il suo approccio genuino attrae folle entusiaste: c’è chi vuole abbracciarlo, chi gli chiede un video per i figli, chi gli affida le proprie battaglie personali. Man mano che la campagna prosegue, Simone acquista sicurezza, amplia il suo vocabolario e dimostra una forza inaspettata, costringendo lo stesso Paolo a fare i conti con la propria coscienza e a rimettere in discussione le sue ciniche certezze.

Ruffini e l’impegno per l’inclusione

“Io sono perfetto” non nasce dal nulla, ma si inserisce in un percorso che Paolo Ruffini porta avanti da anni con grande dedizione. Il suo impegno nel campo della disabilità e dell’inclusione è noto, in particolare attraverso il progetto “Up&Down”, che spazia dal teatro al cinema coinvolgendo attori con disabilità, e lo show “Din Don Down”, realizzato con la straordinaria Compagnia Mayor Von Frinzius. Già con il libro “La sindrome di Up. La felicità insegnata da persone con sindrome di Down”, Ruffini aveva esplorato la “capacità di essere felici” che, a suo dire, caratterizza le persone con un cromosoma in più. Questo nuovo romanzo rappresenta un ulteriore, potente passo in questa direzione, utilizzando la finzione letteraria per veicolare un messaggio dirompente.

Nel libro, Ruffini ribadisce un concetto fondamentale: “la sindrome di Down non è una malattia, bisogna sempre ribadirlo. Ha importanti complicazioni, cardiache in primis, ma non è una malattia“. È una condizione genetica che non definisce la persona, ma che può anzi rivelare tesori inestimabili come l’altruismo, la gentilezza e una sincera preoccupazione per il benessere altrui.

Una riflessione sulla “perfezione” e la “normalità”

Con un finale a sorpresa che apre alla speranza, “Io sono perfetto” si conclude rivelando una verità tanto semplice quanto rivoluzionaria: nessuno è normale, nessuno è diverso, siamo tutti unici e perfetti. Il romanzo di Ruffini è un invito a ribaltare le prospettive, a mettere in discussione le etichette e gli stereotipi che ingabbiano la nostra società. Chi è davvero “diverso”? Il politico corrotto che sacrifica tutto per il potere o l’uomo con sindrome di Down che vive di affetti sinceri e onestà? Chi è davvero “perfetto”?

Attraverso la storia di Paolo e Simone, Ruffini ci costringe a guardarci allo specchio, a interrogarci sulla vera natura della felicità, della leadership e del bene comune. Un romanzo che, con la sua carica di umanità e la sua audace provocazione, ha tutte le carte in regola per diventare un punto di riferimento nel dibattito culturale e sociale del nostro tempo.

Di euterpe

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