Roma – Si è concluso con un sospiro di sollievo e un lungo abbraccio ai propri cari un incubo durato 423 giorni. Il cooperante veneziano Alberto Trentini, 46 anni, e l’imprenditore torinese Mario Burlò sono finalmente tornati in Italia, atterrando all’aeroporto di Ciampino a bordo di un volo di Stato. Ad accoglierli, in un momento di grande commozione, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, che hanno seguito in prima persona l’evolversi della vicenda.
La fine di una detenzione arbitraria
La notizia della loro liberazione è giunta nelle prime ore del 12 gennaio, annunciata dal Ministro Tajani. I due connazionali, detenuti per oltre 14 mesi nel carcere di El Rodeo I, nei pressi di Caracas, senza che venisse mai formalizzata un’accusa precisa nei loro confronti, sono stati trasferiti nell’ambasciata d’Italia a Caracas, accolti dall’ambasciatore Giovanni Umberto De Vito. “Siamo felicissimi, ma la nostra felicità ha un prezzo altissimo. Non si possono cancellare le sofferenze e questi interminabili 423 giorni”, hanno dichiarato Trentini e la sua famiglia attraverso la loro legale, Alessandra Ballerini. Anche Burlò ha espresso la sua immensa gioia nel riabbracciare i figli, sottolineando di essere stato “sequestrato in un modo abbastanza disumano” e di aver subito violenze psicologiche.
Il ruolo cruciale della diplomazia
La liberazione di Trentini e Burlò è il risultato di un complesso e silenzioso lavoro diplomatico portato avanti dal Governo italiano. Il Ministro Tajani ha rivelato di aver lavorato “sottotraccia” per tutti i 423 giorni, mantenendo contatti costanti con le autorità venezuelane e chiedendo anche la mediazione degli Stati Uniti. La svolta, ha spiegato il titolare della Farnesina, è arrivata dopo i recenti cambiamenti politici in Venezuela, che hanno portato alla presidenza ad interim Delcy Rodriguez. “La decisione della Presidente Rodriguez è un segnale molto forte che va nella direzione di un cambio di passo”, ha affermato Tajani, annunciando l’intenzione di innalzare le relazioni diplomatiche con Caracas.
Il Presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, ha definito la liberazione “una splendida notizia”, frutto del “lavoro del Governo, della premier Meloni e dell’impegno instancabile del ministro degli Esteri Antonio Tajani portato avanti con pazienza, credibilità ed efficacia”. Anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha voluto condividere la gioia delle famiglie, telefonando alla madre di Alberto Trentini.
Un contesto complesso e altri italiani detenuti
La vicenda di Trentini e Burlò si inserisce in un contesto venezuelano estremamente delicato e in evoluzione. La loro liberazione, insieme a quella di altri detenuti politici, tra cui cittadini stranieri, viene interpretata come un segnale di apertura da parte del nuovo governo di Caracas. Tuttavia, la situazione rimane complessa. Il Ministro Tajani ha assicurato che l’impegno continua per ottenere la liberazione degli altri 42 italiani ancora detenuti in Venezuela, 24 dei quali per motivi politici, sebbene in possesso di doppio passaporto. L’auspicio è che questo successo diplomatico possa aprire la strada a nuove scarcerazioni e a una normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi.
“Gioia immensa toccare la mia bella Italia. Abbracciare i miei figli è stato un piacere immenso”, ha dichiarato Mario Burlò al suo arrivo, parole che racchiudono il sollievo e la speranza dopo mesi di angoscia. La famiglia di Trentini ha ringraziato “tutti quelli che hanno reso possibile, anche lavorando nell’invisibilità, la sua liberazione”, chiedendo ora tempo e riservatezza per curare le “ferite difficilmente guaribili” lasciate da questa terribile esperienza.
