L’Istituto Nazionale di Statistica e Censimenti (Indec) argentino ha rilasciato i dati ufficiali sull’inflazione, rivelando un quadro complesso per l’economia del paese. A dicembre 2025, l’indice dei prezzi al consumo (IPC) ha registrato un aumento mensile del 2,8%, il picco più elevato degli ultimi otto mesi. Tuttavia, il dato aggregato annuale racconta una storia diversa: il 2025 si è concluso con un’inflazione complessiva del 31,5%, segnando il livello più basso dal 2017, quando si attestò al 24,8%.
Questo risultato annuale rappresenta un segnale incoraggiante nel percorso di rallentamento della corsa dei prezzi intrapreso a partire dal 2024. Un calo drastico se si considera che l’anno precedente, il 2024, si era chiuso con un’inflazione del 117,8%. Un successo rivendicato dal governo del presidente Javier Milei, che ha implementato una serie di misure di austerità e di apertura commerciale per stabilizzare l’economia. Il ministro dell’Economia, Luis Caputo, ha definito il dato una “conquista straordinaria”, ribadendo l’impegno a proseguire sulla strada del superavit fiscale e del controllo monetario per consolidare il processo di disinflazione.
L’analisi del dato di dicembre
Nonostante il successo su base annua, il dato mensile di dicembre, in accelerazione rispetto al +2,5% di novembre, evidenzia come la dinamica dei prezzi rimanga instabile e soggetta a significative oscillazioni. Ad analizzare nel dettaglio le componenti dell’indice, emerge che i maggiori rincari hanno interessato settori specifici:
- Trasporti: +4,0%
- Abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili: +3,4%
- Comunicazioni: +3,3%
- Ristoranti e alberghi: +3,2%
- Alimenti e bevande non alcoliche: +3,1%
Al contrario, altri comparti hanno registrato aumenti più contenuti, posizionandosi al di sotto della media generale. Tra questi figurano l’istruzione, con un modesto +0,4%, e il settore di abbigliamento e calzature con un +1,1%. Secondo alcuni analisti, la moderazione dei prezzi in quest’ultimo settore è in parte attribuibile alla liberalizzazione del commercio e all’aumento delle importazioni a basso costo, che hanno intensificato la concorrenza.
Prospettive future e il cambio di metodologia
Il dato di dicembre 2025 assume un’importanza particolare anche perché, come precisato dall’Indec, si tratta dell’ultima rilevazione effettuata con la metodologia di calcolo precedente. A partire da gennaio 2026, infatti, entrerà in vigore un nuovo paniere di consumo per il calcolo dell’indice.
Questa revisione metodologica, annunciata dall’istituto di statistica già in ottobre, comporterà un maggior peso attribuito ai servizi, i cui prezzi hanno mostrato una crescita più rapida. Alcuni economisti prevedono che questo cambiamento potrebbe portare a letture dell’inflazione leggermente più elevate nei prossimi mesi, rendendo il confronto con i dati storici più complesso. L’aggiornamento del paniere è una pratica standard per gli istituti di statistica, volta a riflettere in modo più accurato le abitudini di spesa dei consumatori, ma in un contesto economico così delicato come quello argentino, ogni variazione è osservata con la massima attenzione.
Le aspettative degli analisti per i prossimi mesi sono caute. Se da un lato si prevede una continuazione del trend disinflazionistico su base annua, dall’altro si teme che la volatilità mensile possa persistere. Le politiche di rigore fiscale e l’apertura ai mercati internazionali rimangono i pilastri della strategia governativa per domare l’inflazione, una sfida storica per l’economia argentina.
