Una battaglia legale senza precedenti si profila all’orizzonte per il futuro dell’ex Ilva, oggi Acciaierie d’Italia (AdI). I commissari straordinari, Giovanni Fiori, Giancarlo Quaranta e Davide Tabarelli, hanno notificato ad ArcelorMittal e ai suoi ex amministratori un atto di citazione con una richiesta di risarcimento danni per la cifra record di 7 miliardi di euro. L’azione, depositata presso il Tribunale di Milano, si basa su accuse pesantissime che delineano un quadro di gestione tutt’altro che trasparente, finalizzato, secondo i commissari, a depauperare sistematicamente il patrimonio del più grande polo siderurgico d’Europa.

Un “Disegno Predatorio” alla base del Dissesto

Secondo il documento di sintesi elaborato dai commissari e dai loro legali, il dissesto di Acciaierie d’Italia, culminato con l’amministrazione straordinaria nel febbraio 2024, non sarebbe imputabile a isolati errori di gestione o a un’improvvisa crisi del mercato dell’acciaio. Al contrario, sarebbe il risultato di “una strategia unitaria, consapevole e protratta nel tempo”. L’obiettivo di tale strategia, secondo l’accusa, era il “sistematico ed unilaterale trasferimento di risorse in favore della multinazionale dell’acciaio”.

Questa tesi è supportata da una complessa attività di “forensic due diligence” che avrebbe svelato come gli squilibri finanziari dell’azienda siano la conseguenza di un “disegno predatorio” deliberato. In pratica, ArcelorMittal è accusata di aver utilizzato la sua posizione dominante per drenare liquidità e valore da AdI verso la casa madre, compromettendone la stabilità e la capacità operativa.

Le Accuse nel Dettaglio: Dalla Governance Parallela ai Danni agli Impianti

L’atto di citazione entra nel dettaglio delle presunte condotte illecite, evidenziando diversi punti critici:

  • Governance Parallela: I commissari sostengono che sia stata creata una “struttura di governance parallela” all’interno di AdI. Questa struttura, composta dall’amministratore delegato e da consulenti di sua fiducia, avrebbe di fatto bypassato il consiglio di amministrazione, rispondendo direttamente ai vertici di ArcelorMittal. Ciò avrebbe compromesso l’autonomia funzionale dell’azienda, rendendola incapace di operare in modo indipendente.
  • Mancati Investimenti e Rilancio Disatteso: Acciaierie d’Italia (precedentemente ArcelorMittal Italia) nasce nel 2018 con la promessa di ingenti investimenti per il rilancio produttivo e l’integrazione industriale del sito di Taranto. Secondo i commissari, queste promesse sarebbero state “disattese fin dall’origine”.
  • Gravi Carenze Manutentive: L’azione legale punta il dito anche contro il deterioramento fisico degli stabilimenti. Si parla di “gravi carenze manutentive e danneggiamenti agli impianti”, con un impatto devastante sulla capacità produttiva. Per questi danni, è stata avanzata una richiesta specifica di risarcimento da 947,4 milioni di euro.
  • Gestione delle Quote di Emissione: Sono emerse criticità anche sulla dichiarazione dei livelli produttivi per ottenere i certificati ETS (Emission Trading System), tanto da portare a un esposto per ipotesi di truffa aggravata legata alla possibile manipolazione dei dati sulle emissioni di CO₂.

Un Contesto Complesso e un Futuro Incerto

Questa azione legale, definita dal Ministro delle Imprese Adolfo Urso come “una delle più significative della nostra storia”, si inserisce in un contesto estremamente delicato. Da un lato, ArcelorMittal ha già avviato un arbitrato internazionale contro lo Stato italiano, contestando la legittimità del commissariamento. Dall’altro, il governo è impegnato nella ricerca di un nuovo acquirente per garantire un futuro industriale e occupazionale al sito. Attualmente, è in corso una trattativa in esclusiva con il fondo statunitense Flacks Group.

La situazione è ulteriormente aggravata da una profonda incertezza sul piano operativo e della sicurezza, come tragicamente ricordato da un recente incidente mortale che ha portato a uno sciopero di 24 ore. Con gli impianti che operano a regime ridotto e una produzione lontana dai livelli storici, il 2026 si preannuncia come un anno cruciale per il destino dell’acciaio italiano.

Se le accuse dei commissari venissero confermate in sede giudiziaria, si aprirebbe la strada a responsabilità civili e penali di vasta portata, coinvolgendo non solo gli ex amministratori ma anche altri soggetti che potrebbero aver contribuito al presunto “disegno predatorio” di ArcelorMittal.

Di atlante

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