In un’atmosfera densa di memoria e cultura, le sale di Palazzo della Corgna a Città della Pieve si sono animate per celebrare una delle figure intellettuali più luminose e complesse del Novecento: Iris Origo. L’evento, tenutosi ieri con una notevole partecipazione di pubblico, ha offerto l’occasione per presentare il lungo e approfondito racconto “Iris Origo. Scrittrice di memorie e di mondi”, firmato dal giornalista e scrittore Stefano Magi. Pubblicato lo scorso novembre sulla rivista online Lucy – Sulla Cultura, fondata e diretta dal Premio Strega Nicola Lagioia, il lavoro di Magi si immerge nella vita e nell’opera di questa autrice angloamericana che ha eletto la Val d’Orcia a sua patria d’elezione.

L’incontro, curato con sensibilità dall’associazione Arci Note, non è stato una semplice presentazione, ma un dialogo a più voci che ha visto protagonisti, oltre all’autore Stefano Magi (noto collaboratore de Il Fatto Quotidiano), due figure femminili di grande spessore: la giornalista e scrittrice Lorenza Foschini, apprezzata per la sua capacità di indagare le pieghe della storia e della letteratura, e Katia Lysy, nipote di Iris Origo, custode di una memoria familiare intima e preziosa. Un trittico di prospettive che ha permesso di restituire un ritratto sfaccettato e profondamente umano della Origo.

Una vita tra due mondi: l’eredità di Iris Origo

Nata a Birdlip, in Inghilterra, nel 1902 e scomparsa nella sua amata tenuta de La Foce nel 1988, Iris Origo è stata molto più di una scrittrice. Biografa, storica e testimone attenta del suo tempo, ha incarnato un vero e proprio ponte tra la cultura anglosassone e quella italiana. La sua esistenza, fin dall’infanzia, è stata un crocevia di mondi: figlia di un facoltoso filantropo di New York e di una nobildonna irlandese, dopo la morte prematura del padre si stabilì con la madre in Italia, a Villa Medici a Fiesole. Fu qui che intessé legami profondi con il tessuto culturale italiano, culminati nel matrimonio con il marchese Antonio Origo e nell’acquisto, nel 1924, della tenuta La Foce in Val d’Orcia.

Quella terra, allora aspra e segnata dalla povertà, divenne il laboratorio di un’utopia concreta. Insieme al marito, Iris si dedicò a un’imponente opera di bonifica e di rinnovamento sociale, convinta che non potesse esserci progresso agricolo senza un parallelo avanzamento culturale e umano. Nacquero scuole, un ambulatorio, case coloniche, in un progetto che trasformò il paesaggio e la vita di centinaia di persone.

La scrittura come testimonianza: da “Guerra in Val d’Orcia” a “Il Mercante di Prato”

La vocazione letteraria di Iris Origo emerse con forza dopo la tragica perdita del figlio Gianni. La scrittura divenne per lei uno strumento di indagine storica e di introspezione. Le sue opere, scritte in un inglese elegante e preciso, spaziano dalla biografia alla memorialistica, sempre ancorate a un rigoroso lavoro di ricerca sulle fonti. Tra i suoi lavori più celebri, discussi durante l’incontro a Città della Pieve, spiccano:

  • Immagini e ombre: la sua autobiografia, un affresco vivido della sua formazione cosmopolita e della scelta di mettere radici in Toscana, raccontando la sfida di trasformare La Foce.
  • Guerra in Val d’Orcia: un diario, scritto tra il 1943 e il 1944, che rappresenta una testimonianza insostituibile della vita quotidiana durante la Seconda Guerra Mondiale in una terra diventata campo di battaglia. Con umanità e coraggio, Iris Origo racconta l’assistenza ai bambini rifugiati, ai partigiani e ai prigionieri alleati, offrendo un resoconto potente sulla resilienza e la solidarietà in tempi bui.
  • Il Mercante di Prato: considerato il suo capolavoro di ricerca storica, è una biografia monumentale di Francesco di Marco Datini, mercante del XIV secolo. Attraverso un archivio sterminato di lettere e documenti, la Origo ricostruisce non solo la vita di un uomo, ma l’intero universo economico, sociale e privato del primo Rinascimento toscano.
  • Biografie storiche: la sua produzione include anche acuti ritratti di figure complesse come Leopardi e Bernardino da Siena, a dimostrazione della sua eclettica curiosità intellettuale.

Un faro culturale per il presente

L’evento di Città della Pieve, come sottolineato dagli interventi, non ha avuto un intento puramente celebrativo. Riscoprire Iris Origo oggi significa interrogarsi sul valore della memoria, sul legame indissolubile tra paesaggio e cultura e sulla capacità della letteratura di farsi testimonianza civile. La scelta di pubblicare il saggio di Magi su Lucy – Sulla Cultura, una piattaforma digitale innovativa diretta da Nicola Lagioia, testimonia la volontà di avvicinare anche le nuove generazioni a una figura così significativa. Lucy si propone infatti come un ponte tra generazioni, utilizzando nuovi linguaggi per diffondere un giornalismo culturale di ampio respiro.

La presenza di Katia Lysy ha aggiunto un tocco personale e commovente, condividendo ricordi e aneddoti che hanno illuminato la dimensione privata di una donna pubblica, una nonna la cui eredità continua a vivere non solo nei libri ma anche nell’impegno della famiglia per la valorizzazione della tenuta de La Foce. Lorenza Foschini, con la sua esperienza di giornalista e autrice, ha saputo contestualizzare l’opera della Origo nel panorama letterario del Novecento, evidenziandone l’originalità e la perenne attualità. L’omaggio di Città della Pieve a Iris Origo si conferma così un’importante occasione per ribadire come la cultura sia un bene prezioso, capace di unire comunità, territori e generazioni nel nome di storie che meritano di essere raccontate e ascoltate.

Di euterpe

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