Un cauto ottimismo si affaccia sullo scacchiere delle relazioni tra Stati Uniti e Venezuela. Dopo anni di gelo diplomatico, culminati con la chiusura dell’ambasciata americana a Caracas nel 2019, il governo venezuelano ha annunciato l’avvio di procedure concrete per una possibile riapertura reciproca delle sedi diplomatiche. Una notizia che, se confermata e portata a compimento, segnerebbe un punto di svolta significativo nei rapporti tra i due paesi, profondamente segnati da anni di sanzioni, accuse reciproche e una crisi politica ed economica senza precedenti in Venezuela.
Le dichiarazioni ufficiali e i primi passi concreti
A dare l’annuncio è stato una figura di primo piano del governo venezuelano, il ministro dell’Interno e della Giustizia, Diosdado Cabello. Durante una conferenza stampa del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), trasmessa dalla televisione di stato VTV, Cabello ha confermato che “si sta avanzando nel riavvio e nella riapertura delle ambasciate del Venezuela negli Stati Uniti e degli Stati Uniti in Venezuela”. Queste parole non sono rimaste isolate. Il ministro ha aggiunto dettagli operativi, rivelando che una delegazione di diplomatici statunitensi si trova già a Caracas per condurre “valutazioni tecniche e logistiche legate all’attività diplomatica”. Parallelamente, una missione venezuelana è attesa a breve negli Stati Uniti per svolgere compiti analoghi.
Questi movimenti seguono di pochi giorni l’arrivo a Caracas di una delegazione del Dipartimento di Stato USA, guidata dall’ambasciatore ad interim in Colombia, John McNamara, con l’obiettivo di effettuare una “valutazione iniziale” per una potenziale e graduale ripresa delle operazioni diplomatiche. Un segnale tangibile che il dialogo, seppur a livello tecnico, è effettivamente in corso.
Un contesto geopolitico in rapida evoluzione
L’apertura a un riavvicinamento diplomatico si inserisce in un quadro politico radicalmente trasformato. L’evento cardine è senza dubbio la cattura dell’ex presidente Nicolás Maduro, avvenuta a seguito di un blitz statunitense il 3 gennaio 2026, con l’accusa di narcotraffico e terrorismo. Questo evento ha di fatto decapitato la leadership chavista e ha aperto scenari inediti, costringendo il governo ad interim, guidato da Delcy Rodríguez, a ricalibrare la propria strategia internazionale. La stessa Rodríguez, pur condannando l’azione militare statunitense, ha mostrato una volontà di dialogo pragmatico, consapevole della necessità di trovare nuove forme di interlocuzione con Washington.
È in questa cornice che si inserisce anche il rilascio di alcuni prigionieri, tra cui cittadini italiani, visto da alcuni analisti come un segnale di cooperazione da parte di Caracas per favorire i negoziati. Lo stesso Diosdado Cabello ha sottolineato che la riapertura delle ambasciate avrebbe come obiettivo fondamentale quello di garantire “la sicurezza e la tranquillità” di Nicolás Maduro e di sua moglie, Cilia Flores, attualmente detenuti negli Stati Uniti.
La storia di una rottura: dal 2019 a oggi
Per comprendere la portata di questo possibile riavvicinamento, è necessario fare un passo indietro. L’ambasciata statunitense a Caracas è stata chiusa nel marzo del 2019, in seguito alla decisione di Nicolás Maduro di rompere le relazioni diplomatiche con Washington. La mossa era arrivata dopo che l’amministrazione Trump aveva riconosciuto Juan Guaidó come presidente ad interim del Venezuela, inasprendo le sanzioni economiche contro il governo di Maduro. Da quel momento, le relazioni bilaterali sono state gestite dall’Ufficio Esterno degli Stati Uniti per il Venezuela, con sede a Bogotá, in Colombia. L’assenza di una presenza diplomatica diretta sul campo ha complicato notevolmente gli sforzi di monitoraggio della situazione politica e umanitaria nel paese.
Le relazioni tra i due paesi erano tese da ben prima del 2019. Già durante la presidenza di Hugo Chávez i rapporti si erano deteriorati, portando all’espulsione dell’ambasciatore Patrick Duddy nel 2008. Dal 2010, gli Stati Uniti non hanno più avuto un ambasciatore accreditato a Caracas.
Le sfide e le incognite sul cammino della normalizzazione
Nonostante i segnali positivi, il percorso verso una piena normalizzazione delle relazioni diplomatiche è ancora lungo e irto di ostacoli. Al momento, non sono state fornite indicazioni precise sulle tempistiche della riapertura, né tantomeno sui nomi dei futuri capi missione. Molto dipenderà dall’evoluzione del quadro politico interno venezuelano e dalle condizioni che l’amministrazione statunitense porrà sul tavolo dei negoziati.
Tra i nodi cruciali vi è sicuramente la questione economica. Gli Stati Uniti esercitano una forte pressione attraverso le sanzioni, in particolare sul settore petrolifero, vitale per l’economia venezuelana. L’amministrazione Trump ha chiarito che il controllo sull’export di greggio venezuelano è una leva strategica fondamentale. La transizione politica in Venezuela assomiglia sempre più a un “negoziato permanente”, dove ogni passo diplomatico ha un correlato economico. Sarà fondamentale osservare come questi due piani – quello politico-diplomatico e quello economico-energetico – si intrecceranno nei prossimi mesi per capire la reale direzione che prenderanno i rapporti tra Caracas e Washington.
