La tensione tra l’Iran e le potenze europee ha raggiunto un nuovo picco con la convocazione da parte del Ministero degli Esteri di Teheran degli ambasciatori, o degli incaricati d’affari, di Italia, Francia, Germania e Gran Bretagna. La mossa diplomatica, confermata anche dal Ministero degli Esteri francese, rappresenta una dura presa di posizione del governo iraniano contro il sostegno manifestato da questi Paesi alle proteste antigovernative che stanno attraversando la nazione.

Secondo quanto riportato dai media statali iraniani, ai diplomatici europei è stato mostrato un video che documenta i danni attribuiti ai “rivoltosi”, accompagnato dalla richiesta esplicita ai rispettivi governi di “ritirare le dichiarazioni ufficiali a sostegno dei manifestanti”. Teheran ha chiarito che qualsiasi appoggio politico o mediatico alle proteste verrà considerato un’inaccettabile ingerenza negli affari interni del Paese.

Il Contesto delle Proteste e la Dura Repressione

Le manifestazioni, che proseguono da diverse settimane, coinvolgono ampie fasce della popolazione in numerose città, tra cui la capitale Teheran, Isfahan, Shiraz e Mashhad. Nate da un profondo malcontento per la crisi economica e sociale, si sono trasformate in una più ampia richiesta di libertà e diritti democratici. La risposta del regime è stata estremamente dura, con una repressione che, secondo fonti di organizzazioni per i diritti umani, ha causato centinaia di morti e migliaia di arresti. L’accesso a internet è stato inoltre limitato per ostacolare la circolazione di informazioni e immagini delle proteste.

Le Reazioni Internazionali e le Pressioni sull’Iran

La comunità internazionale ha reagito con fermezza alla repressione. L’Unione Europea ha condannato le “inaccettabili uccisioni” dei manifestanti e si è detta pronta a imporre nuove sanzioni. In un gesto significativo, il Parlamento Europeo ha vietato l’accesso ai propri edifici ai diplomatici e rappresentanti iraniani. Anche gli Stati Uniti hanno alzato il livello di attenzione, con l’ex presidente Donald Trump che ha minacciato un intervento se le violenze non cesseranno, pur lasciando aperta la porta a possibili negoziati. Si parla anche di possibili cyberattacchi da parte di Washington come risposta alla repressione.

La Posizione Iraniana tra Minacce e Aperture

Di fronte alle pressioni interne ed esterne, il governo iraniano adotta una strategia ambivalente. Da un lato, mostra il pugno di ferro convocando i diplomatici europei e organizzando contro-manifestazioni a sostegno della Repubblica Islamica. Dall’altro, sembra cercare un canale di dialogo con gli Stati Uniti per allentare la tensione. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha sottolineato che l’Iran non cerca la guerra ma è pronto a difendersi, aprendo a negoziati “equi” e basati sul “rispetto reciproco”.

La convocazione degli ambasciatori europei si inserisce in questo complesso scenario, rappresentando un chiaro avvertimento all’Europa affinché moderi le sue posizioni. Tuttavia, Italia, Francia, Germania e Regno Unito non sembrano intenzionate a fare passi indietro, continuando a sostenere il diritto alla protesta pacifica e alla libertà di espressione dei cittadini iraniani.

Di atlante

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