Algeri, Algeria – Una sentenza arbitrale internazionale ha inferto un duro colpo al gigante energetico statale algerino, Sonatrach. La compagnia è stata condannata a pagare un risarcimento che potrebbe raggiungere i 290 milioni di dollari alla società britannica Sunny Hill Energy, a seguito di una lunga e complessa disputa legale. Al centro del contendere, la rescissione unilaterale, avvenuta nell’aprile del 2021, di un contratto di condivisione della produzione (Production Sharing Contract – PSC) relativo allo sviluppo del ricco giacimento di gas e condensati di Ain Tsila, situato nel bacino di Illizi, nel sud-est dell’Algeria.
La decisione, emessa da un tribunale arbitrale il 9 dicembre 2025, mette fine, almeno per ora, a un contenzioso che ha visto le due compagnie scontrarsi duramente. Sunny Hill Energy, che operava attraverso la sua controllata al 100% Petroceltic Ain Tsila, ha annunciato di aver avuto la meglio, specificando che i fondi ricevuti saranno destinati al rimborso integrale di obbligazioni in circolazione. Sebbene la cifra sia inferiore al miliardo di dollari inizialmente richiesto dalla società britannica come risarcimento per gli investimenti effettuati e i mancati guadagni, la sentenza rappresenta una vittoria significativa per Sunny Hill e una sconfitta strategica per Sonatrach.
Le radici della disputa: un progetto ambizioso e ritardi accumulati
La storia di questa partnership travagliata inizia il 26 settembre 2004, quando Sonatrach firma un accordo con la società irlandese Petroceltic per l’esplorazione e lo sfruttamento del giacimento di Ain Tsila. Successivamente, la britannica Sunny Hill Energy ha acquisito Petroceltic, ereditandone diritti e doveri contrattuali. La partecipazione iniziale di Petroceltic, pari al 75%, si era progressivamente ridotta al 38,25% a seguito di due successive cessioni di quote.
Il piano di sviluppo, approvato nel 2012, prevedeva l’entrata in produzione del giacimento nel 2017, con una capacità produttiva stimata di 10 milioni di metri cubi di gas al giorno, oltre a GPL e condensati. Tuttavia, il progetto ha subito notevoli ritardi. Nell’aprile 2021, Sonatrach ha deciso di rescindere il contratto, accusando il partner straniero di non aver rispettato gli impegni presi, in particolare riguardo alle tempistiche per l’avvio della produzione. La compagnia algerina sosteneva di aver agito nel pieno rispetto delle clausole contrattuali, dopo aver più volte sollecitato Petroceltic ad adempiere ai propri obblighi.
La versione di Sunny Hill Energy: un’espropriazione ingiustificata
Di tutt’altro avviso è sempre stata Sunny Hill Energy. La società britannica ha fin da subito contestato la validità della rescissione, definendola un’“espropriazione ingiustificata” e un’“azione aggressiva e irrazionale”. In un comunicato stampa dell’aprile 2021, il presidente di Sunny Hill, Angelo Moskov, aveva paragonato l’azione di Sonatrach a quelle del Venezuela di Hugo Chavez, sostenendo che tale mossa avrebbe danneggiato gravemente gli sforzi dell’Algeria per attrarre investimenti stranieri. La compagnia ha sempre affermato di aver investito centinaia di milioni di dollari nel progetto e di aver rispettato i propri obblighi contrattuali, compresa la fornitura della sua quota di risorse per le operazioni congiunte.
La richiesta iniziale di un risarcimento superiore al miliardo di dollari testimonia l’entità della perdita percepita da Sunny Hill, che vedeva nel giacimento di Ain Tsila un asset di fondamentale importanza strategica.
Le implicazioni della sentenza: un precedente per gli investimenti in Algeria?
La decisione del tribunale arbitrale solleva importanti questioni. Per Sonatrach, oltre al danno economico, si tratta di un colpo alla reputazione. La compagnia, che è la spina dorsale dell’economia algerina, si trova ora a dover gestire le conseguenze di una decisione giudicata infondata in sede internazionale. Resta da vedere quali saranno le prossime mosse di Sonatrach, che tradizionalmente esplora tutte le vie di ricorso possibili.
A livello più ampio, questo caso potrebbe influenzare la percezione dell’Algeria come destinazione per gli investimenti esteri nel settore energetico. In un’industria dove le controversie vengono spesso risolte tramite arbitrati internazionali, una sentenza di questo tipo può fungere da precedente e da monito per le compagnie straniere. La vicenda di Ain Tsila evidenzia le tensioni che possono sorgere tra compagnie statali e partner internazionali, specialmente in progetti a lungo termine e ad alto investimento, dove divergenze su fiscalità, investimenti e tempistiche possono facilmente sfociare in contenziosi legali.
Nonostante la sconfitta, Sonatrach ha dichiarato di voler proseguire con lo sviluppo del giacimento di Ain Tsila, con l’obiettivo di portarlo in produzione. Il giacimento rimane una risorsa strategica per l’Algeria, un paese che dipende in larga misura dalle esportazioni di idrocarburi e che cerca di mantenere la sua posizione di fornitore affidabile, in particolare per il mercato europeo.
