L’Italia delle aule scolastiche si risveglia in un’era glaciale. Al rientro dalle festività, una marea di studenti da Nord a Sud della penisola ha trovato ad attenderla non solo libri e interrogazioni, ma anche e soprattutto un freddo pungente, quasi polare. La situazione, tutt’altro che un disagio isolato, assume i contorni di un’emergenza nazionale, con quasi 8 studenti su 10 che lamentano temperature insostenibili durante le ore di lezione. Un malcontento che non rimane confinato tra i banchi, ma esplode in proteste organizzate, come quelle registrate nel Lazio in istituti storici come il Pilo Albertelli, il Cavour, il Malpighi a Roma o il Paciolo a Bracciano, ma anche a Lucca, Siracusa e Bordighera.

Un’indagine svela la portata del problema

A quantificare la reale dimensione del fenomeno è una recente e dettagliata indagine condotta dal portale specializzato Skuola.net. Su un campione rappresentativo di 1.200 studenti di scuole medie e superiori, i risultati sono inequivocabili e allarmanti. Il 60% degli intervistati ha dichiarato di aver percepito molto più freddo del solito, una sensazione acuita dalle lunghe ore di immobilità al banco. A questa percentuale si aggiunge un ulteriore 17% che, purtroppo, non nota differenze con il passato, essendo abituato a una condizione di disagio termico costante. Sommando i dati, si raggiunge la cifra impressionante che sfiora l’80% del totale: una fotografia impietosa di un diritto allo studio minato alle fondamenta.

Questi numeri, come sottolinea l’analisi, non sono un fulmine a ciel sereno, ma la cronica conseguenza di una situazione strutturale dell’edilizia scolastica italiana che appare cristallizzata da decenni, con buona parte degli edifici costruita prima degli anni Settanta. Gli attesi interventi finanziati con i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che avrebbero potuto rappresentare una svolta, si sono concentrati in larga parte sulla creazione di nuovi posti nella fascia d’età 0-6 anni, lasciando in secondo piano l’ammodernamento e l’efficientamento energetico degli edifici esistenti.

Il paradosso dell’edilizia scolastica: dati ufficiali e criticità

Scavando più a fondo, i dati ufficiali del Ministero dell’Istruzione, aggiornati a settembre 2025, non fanno che confermare le criticità. L’analisi degli open data rivela un quadro preoccupante:

  • Circa l’1,5% degli edifici scolastici italiani è completamente sprovvisto di un impianto di riscaldamento.
  • Per un ulteriore 8,7% delle scuole, non è disponibile alcuna informazione riguardo alla presenza o meno di un sistema di riscaldamento, un “buco nero” informativo che lascia presagire situazioni di grave abbandono.
  • Nella stragrande maggioranza delle sedi dotate di impianto (oltre tre su quattro), la tecnologia prevalente è quella basata sul gas metano, una soluzione divenuta economicamente quasi insostenibile a causa dell’impennata dei costi energetici.

È proprio la combinazione letale tra costi di esercizio esorbitanti e un patrimonio edilizio colabrodo, non progettato per l’efficienza termica, a generare l’attuale “era glaciale” nelle aule. Le cause, secondo il vissuto diretto degli studenti, sono molteplici e stratificate.

Le cause del freddo: tra risparmio, incuria e strutture fatiscenti

L’indagine di Skuola.net ha permesso di mappare con precisione le ragioni dietro i termosifoni spenti o tiepidi. La causa principale, indicata da ben un terzo degli studenti (34%), risiede in una scelta gestionale precisa: i riscaldamenti non sono stati attivati nei giorni precedenti il rientro, rendendo di fatto impossibile riscaldare adeguatamente ambienti rimasti gelidi per oltre due settimane. Dietro questa decisione, è lecito ipotizzare il peso determinante delle esigenze di bilancio degli enti locali (Comuni e Province), proprietari degli immobili e responsabili del pagamento delle bollette.

Accanto alla questione economica, emergono con forza due criticità di natura strutturale, entrambe segnalate da quasi uno studente su cinque:

  1. Strutture che disperdono calore: infissi vecchi che non garantiscono isolamento, spifferi, muri sottili e non coibentati che trasformano le aule in colabrodi energetici.
  2. Finestre aperte per il ricambio d’aria: una prassi consolidata per contrastare la circolazione dei virus stagionali, come l’influenza, che però ha l’effetto collaterale di vanificare il poco calore prodotto, trasformando le classi in vere e proprie celle frigorifere.

Non mancano, infine, le situazioni di vera e propria emergenza. Il 12% degli studenti segnala impianti di riscaldamento completamente fuori uso, rotti o guasti. Un altro 9% parla di termosifoni tenuti deliberatamente a temperature minime per risparmiare sui consumi, mentre un 3% riferisce che gli impianti, data la loro età avanzata, vengono fatti funzionare al minimo per non “affaticarli” e rischiare rotture definitive. C’è poi un 8% di studenti che, pur non sapendo indicare la causa esatta, può solo constatare un fatto: in classe si gela.

Come si difendono gli studenti: lezioni con il cappotto e coperte

Di fronte a questa emergenza, la resilienza e la creatività degli studenti si mettono in moto. Oltre la metà di coloro che soffrono il freddo (52%) dichiara di resistere stoicamente, senza alcun “supporto”. Tuttavia, una fetta consistente, pari al 36%, adotta la più classica delle contromisure: seguire le lezioni indossando giacconi e cappotti, una scena surreale che la dice lunga sulla qualità dell’ambiente di apprendimento.

Si registrano anche casi più estremi: un 3% degli studenti ha fatto ricorso a mezzi di fortuna come coperte portate da casa, stufette elettriche (spesso non autorizzate e potenzialmente pericolose) o addirittura richieste di cambio d’aula. In situazioni limite, come riportato dall’1% del campione, il freddo insopportabile ha portato a una decisione drastica: la riduzione dell’orario scolastico, con l’uscita anticipata di intere classi. Un fallimento per il sistema educativo, costretto ad arrendersi non a un’emergenza imprevedibile, ma a un problema cronico e ampiamente prevedibile.

Di veritas

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