Dall’inizio dell’anno, il panorama dei prezzi dei carburanti in Italia ha subito una significativa trasformazione, diretta conseguenza delle modifiche fiscali introdotte con l’ultima Legge di Bilancio. A poco più di una settimana dall’entrata in vigore del riallineamento delle accise, un’analisi dettagliata condotta dall’Unione Energie per la Mobilità (UNEM), basata sui dati ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), ha messo in luce un andamento a due velocità che sta già avendo un impatto tangibile sulle tasche degli italiani.
La novità principale è una divergenza netta tra l’andamento del prezzo della benzina e quello del gasolio. Come evidenziato da UNEM, “la benzina è scesa in linea con la riduzione fiscale disposta con l’ultima Legge di Bilancio, mentre il gasolio è aumentato in misura inferiore rispetto all’incremento atteso”. Questo fenomeno ha portato a un’inversione di tendenza storica: oggi, in gran parte d’Italia, fare il pieno di benzina è diventato più conveniente rispetto al diesel.
L’Impatto dell’Allineamento Fiscale: Cosa è Cambiato
La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto una modifica strutturale mirata a eliminare il vantaggio fiscale di cui il gasolio ha goduto per anni, un passo richiesto anche a livello europeo per ridurre i sussidi ambientalmente dannosi (SAD). La manovra ha previsto un intervento speculare sulle due principali tipologie di carburante:
- Benzina: una riduzione dell’accisa pari a 4,05 centesimi di euro al litro.
- Gasolio: un aumento dell’accisa dello stesso importo, ovvero 4,05 centesimi di euro al litro.
Considerando l’IVA al 22%, l’effetto teorico sui prezzi finali avrebbe dovuto essere di circa 5 centesimi al litro, in diminuzione per la benzina e in aumento per il gasolio. L’analisi di UNEM conferma che la realtà dei fatti si è avvicinata molto a queste previsioni, ma con alcune interessanti variazioni.
Benzina in Calo: un Beneficio Quasi Interamente Trasferito ai Consumatori
Per quanto riguarda la benzina, la riduzione dell’imposta si è tradotta quasi integralmente in un calo dei prezzi alla pompa. A livello nazionale, il ribasso medio registrato è molto vicino ai 5 centesimi di euro al litro. Questo significa che, per un pieno da 50 litri, gli automobilisti possono risparmiare circa 2,50 euro.
La diminuzione è stata particolarmente rapida ed efficace in alcune aree del Paese. Nelle province autonome di Trento e Bolzano, ad esempio, il calo ha superato la soglia dei 5 centesimi, dimostrando una reattività immediata del mercato. Questo trend si conferma anche sulla rete autostradale, dove la riduzione media si attesta anch’essa intorno ai 5 centesimi.
Gasolio: un Aumento più Contenuto del Previsto
Sul fronte del gasolio, la situazione è più complessa. Nonostante l’aumento dell’accisa fosse identico, in termini assoluti, alla riduzione applicata alla benzina, il rincaro per i consumatori è stato inferiore alle attese. L’incremento medio nazionale si è attestato intorno ai 3 centesimi di euro al litro, anziché i 5 previsti.
Secondo UNEM, questo scostamento suggerisce che una parte dell’aumento dell’imposta è stata assorbita lungo la filiera distributiva, mitigando l’impatto finale sull’utente. Tuttavia, si registrano differenze a livello regionale, con picchi di aumento che si avvicinano ai 4 centesimi in regioni come Calabria, Puglia e Liguria. Anche in autostrada, l’aumento medio per il gasolio si è fermato a 3 centesimi.
La Nuova Mappa dei Prezzi: il Sorpasso del Diesel sulla Benzina
L’effetto combinato di queste dinamiche ha portato a un risultato che non si vedeva da tempo: il prezzo del gasolio ha superato quello della benzina. Attualmente, la benzina costa in media circa 3 centesimi in meno del diesel. Questo divario è ancora più marcato in alcune regioni: in Toscana, ad esempio, la differenza a favore della benzina supera i 5 centesimi al litro. L’unica eccezione rilevata da UNEM è la Campania, dove persiste ancora un minimo vantaggio per il gasolio.
Un fattore cruciale che ha permesso di osservare in modo così chiaro l’impatto della manovra fiscale è stata la stabilità delle quotazioni internazionali del petrolio tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio. L’assenza di fluttuazioni esterne ha, di fatto, “sterilizzato” il contesto, consentendo di isolare e misurare l’effetto netto della variazione delle accise sui prezzi finali.
