Un velivolo segreto, dipinto per assomigliare in tutto e per tutto a un aereo civile e con gli armamenti celati all’interno della fusoliera, è stato utilizzato dal Pentagono nel suo primo attacco contro una presunta imbarcazione di narcotrafficanti lo scorso settembre, provocando la morte di 11 persone. La rivelazione, emersa da un’inchiesta del New York Times che cita funzionari informati sui fatti, ha sollevato un polverone di polemiche e l’ombra inquietante di un possibile crimine di guerra: la “perfidia”.
La dinamica dell’attacco e il “double-tap”
Secondo le ricostruzioni, l’aereo si sarebbe abbassato a una quota tale da essere visibile dalle persone a bordo del natante, che, forse proprio dopo averlo avvistato, avrebbe invertito la rotta verso il Venezuela. Poco dopo, è partito il primo attacco. Ma la vicenda assume contorni ancora più drammatici: due sopravvissuti, aggrappati a un pezzo dello scafo capovolto, sarebbero stati visti fare cenni con la mano verso l’aereo, forse in una richiesta di aiuto. La risposta, tuttavia, è stata un secondo attacco letale, una tattica nota come “double-tap”, che non solo ha ucciso i due superstiti ma ha anche inabissato i resti dell’imbarcazione. Questa operazione, confermata dalla Casa Bianca, sarebbe stata ordinata da un ammiraglio statunitense sotto l’autorità del Segretario alla Difesa Pete Hegseth.
Il nodo legale: la “perfidia” e il diritto di guerra
Il cuore della controversia risiede nella natura stessa dell’operazione. L’amministrazione statunitense ha giustificato questi attacchi letali sostenendo che gli Stati Uniti sono impegnati in un “conflitto armato non internazionale” contro i cartelli della droga, designati come organizzazioni terroristiche. In questo scenario, le persone a bordo delle imbarcazioni verrebbero considerate combattenti e non civili.
Tuttavia, anche all’interno di un conflitto armato, esistono regole precise. Le leggi di guerra, codificate in trattati internazionali e manuali militari, vietano esplicitamente la perfidia. Questo termine definisce l’atto di un combattente che finge uno status civile o non bellico per ingannare il nemico, fargli abbassare la guardia e poi colpirlo a morte. L’utilizzo di un aereo con sembianze civili per condurre un attacco rientrerebbe pienamente in questa definizione.
Il generale maggiore in pensione Steven J. Lepper, ex vice avvocato generale dell’Aeronautica militare statunitense, ha affermato senza mezzi termini che se l’aereo è stato mascherato per nascondere la sua natura militare e si è avvicinato abbastanza da essere visto, inducendo le vittime a non prendere misure evasive, si configurerebbe un crimine di guerra. “Nascondere la propria identità è un elemento della perfidia”, ha dichiarato Lepper, aggiungendo: “Se l’aereo che vola sopra non è identificabile come velivolo combattente, non dovrebbe essere impiegato in attività di combattimento”.
Una campagna militare controversa
L’attacco di settembre è stato solo il primo di una serie. Da allora, si contano almeno 35 attacchi contro imbarcazioni, che hanno causato la morte di oltre 120 persone tra il Mar dei Caraibi e l’Oceano Pacifico. In seguito alle polemiche, sembra che il Pentagono abbia cambiato tattica, impiegando velivoli riconoscibilmente militari, come i droni MQ-9 Reaper, nelle operazioni successive.
Questa campagna militare si inserisce in una più ampia strategia dell’amministrazione Trump di intensificare la lotta ai cartelli della droga latinoamericani. Già nell’agosto 2025, il presidente aveva firmato una direttiva segreta che autorizzava l’uso della forza militare e aveva designato alcune gang, come il Tren de Aragua, come organizzazioni terroristiche straniere. Tuttavia, molti esperti di diritto internazionale e persino alcuni membri del Congresso hanno messo in dubbio la base legale di queste azioni, sostenendo che il narcotraffico non raggiunge la soglia per essere definito un conflitto armato e che queste operazioni potrebbero configurarsi come esecuzioni extragiudiziali.
Implicazioni e domande aperte
La vicenda solleva questioni fondamentali che vanno oltre il singolo episodio. L’uso di tattiche che erodono la distinzione tra combattenti e civili mette a rischio non solo la vita di persone innocenti, ma anche la sicurezza globale, ad esempio rendendo potenzialmente ogni aereo civile un possibile bersaglio. L’intera operazione, denominata “Operation Southern Spear”, ha visto un significativo dispiegamento di forze navali e aeree nella regione, segnalando un’escalation nella cosiddetta “guerra alla droga”.
Mentre il Pentagono e la Casa Bianca difendono la legalità delle loro azioni, affermando che ogni operazione è conforme al diritto statunitense e internazionale, il dibattito è tutt’altro che chiuso. Le domande sulla perfidia sono state sollevate in briefing a porte chiuse al Congresso, ma una discussione pubblica su questa materia classificata tarda ad arrivare. Resta da vedere se verranno avviate indagini approfondite per chiarire se, in quella giornata di settembre, oltre a 11 vite umane, sia stato affondato anche un principio fondamentale del diritto internazionale.
