Bruxelles – Una decisione senza precedenti che segna una profonda rottura diplomatica e lancia un messaggio inequivocabile al regime di Teheran. La Presidente del Parlamento Europeo, Roberta Metsola, ha ufficializzato il divieto di accesso a tutti i locali dell’Eurocamera per il personale diplomatico e per ogni altro rappresentante della Repubblica Islamica dell’Iran. L’annuncio, affidato a un post sul social media X, rappresenta la più dura presa di posizione di un’istituzione europea contro la sistematica violazione dei diritti umani perpetrata dal governo iraniano.
“Non può essere ‘business as usual'”
Con parole ferme e dirette, la Presidente Metsola ha motivato la sua scelta, sottolineando l’impossibilità di proseguire le relazioni come se nulla fosse accaduto. “Mentre il coraggioso popolo iraniano continua a difendere i propri diritti e la propria libertà, oggi ho preso la decisione di vietare l’accesso a tutto il personale diplomatico e a qualsiasi altro rappresentante della Repubblica islamica dell’Iran da tutti i locali dell’Europarlamento”, ha dichiarato. Ha poi aggiunto una condanna netta all’operato del regime: “Questa assemblea non contribuirà a legittimare un regime che si è sostenuto attraverso torture, repressione e omicidi”.
La misura, di rara applicazione nella storia delle istituzioni europee, si estende a tutte le sedi del Parlamento: da Bruxelles a Strasburgo, fino agli uffici in Lussemburgo. Una restrizione simile era stata adottata solo nei confronti dei diplomatici di Russia e Bielorussia nel marzo del 2022, subito dopo l’invasione dell’Ucraina, a testimonianza della gravità della situazione percepita a Bruxelles.
Un segnale politico in un contesto di repressione
La decisione del Parlamento Europeo non arriva come un fulmine a ciel sereno, ma si inserisce in un contesto di crescente preoccupazione internazionale per la situazione in Iran. Le proteste, innescate originariamente da motivazioni economiche come l’inflazione e la svalutazione della moneta, si sono trasformate in una vasta ondata di dissenso contro il regime teocratico. La risposta delle autorità è stata, come denunciato da numerose organizzazioni per i diritti umani come Amnesty International e Human Rights Watch, estremamente violenta.
Si stima che centinaia, se non migliaia, di manifestanti siano stati uccisi, con decine di migliaia di arresti e un ricorso sistematico alla tortura nelle carceri. Organizzazioni come Hrana (Human Rights Activists News Agency) hanno documentato un numero di vittime superiore a 500 solo nelle prime fasi delle proteste. A questo si aggiunge un blackout quasi totale di internet, imposto per isolare i cittadini e impedire la diffusione di notizie e immagini della repressione.
Le relazioni tra UE e Iran ai minimi storici
Questa mossa del Parlamento Europeo è l’ultimo atto di un progressivo deterioramento delle relazioni tra l’Unione Europea e l’Iran. Già in passato, Bruxelles aveva espresso “seria preoccupazione” per le detenzioni arbitrarie e aveva imposto sanzioni mirate contro individui ed entità responsabili di gravi violazioni dei diritti umani, inclusa la repressione di dissidenti all’estero. Tuttavia, il bando totale dall’accesso a una delle principali istituzioni comunitarie rappresenta un salto di qualità nella politica di condanna e isolamento.
L’obiettivo, come sottolineato da diversi analisti, è duplice: da un lato, offrire un sostegno morale e politico tangibile alla popolazione iraniana che lotta per la libertà; dall’altro, delegittimare ulteriormente il regime sulla scena internazionale, colpendo la sua immagine e limitando i suoi canali di dialogo formale in Europa. La scelta del Parlamento invia un segnale forte anche alle altre istituzioni dell’Unione e ai singoli Stati membri, spingendo per una linea di fermezza assoluta dove la diplomazia non può essere disgiunta dal rispetto dei diritti umani fondamentali.
Mentre la repressione in Iran continua, con un futuro incerto e un potere saldamente nelle mani degli apparati militari come i Pasdaran, la decisione di Roberta Metsola segna un punto di non ritorno, posizionando il Parlamento Europeo in prima linea nella difesa dei valori democratici e della dignità umana.
