Nel delicato e teso scacchiere delle relazioni tra Stati Uniti e Iran, un nuovo, inaspettato tassello sembra essere stato aggiunto. Secondo quanto riportato dal sito di informazione americano Axios, che cita due fonti dirette a conoscenza dei fatti, il viceministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, avrebbe stabilito un contatto nel fine settimana con Steve Witkoff, un noto immobiliarista di New York e amico personale del presidente Donald Trump.
Questo canale di comunicazione non ufficiale sarebbe stato attivato dall’Iran in seguito alle dure minacce di un’azione militare da parte della Casa Bianca, arrivate come risposta alle ondate di protesta che hanno scosso la Repubblica Islamica. L’iniziativa di Teheran, secondo le interpretazioni delle fonti, potrebbe rappresentare un duplice tentativo: da un lato, un gesto distensivo per allentare la pericolosa escalation con Washington; dall’altro, una mossa tattica per guadagnare tempo prezioso ed evitare un’imminente azione americana.
Chi sono i protagonisti di questo dialogo segreto?
Per comprendere a fondo la portata di questa notizia, è fondamentale delineare il profilo dei due attori principali coinvolti.
- Abbas Araghchi: Non è una figura secondaria nella diplomazia iraniana. Veterano di lungo corso, è stato uno degli architetti principali dell’accordo sul nucleare del 2015 (il JCPOA). La sua profonda conoscenza dei meccanismi negoziali con l’Occidente e la sua reputazione di diplomatico pragmatico lo rendono l’uomo ideale per missioni delicate come questa. Il suo coinvolgimento segnala che l’iniziativa proviene probabilmente dai vertici del sistema iraniano.
- Steve Witkoff: Non è un diplomatico di carriera né un funzionario del governo. È un potente magnate del settore immobiliare, noto per essere parte della cerchia ristretta di amici e confidenti di Donald Trump. L’utilizzo di una figura simile come intermediario è emblematico dello stile della presidenza Trump, che spesso ha privilegiato canali informali e personali rispetto a quelli istituzionali del Dipartimento di Stato. Witkoff rappresenterebbe un canale diretto e non filtrato per far arrivare un messaggio al Presidente.
Il contesto: sull’orlo del conflitto
Il presunto contatto non avviene nel vuoto, ma in un momento di massima frizione tra i due paesi. Le recenti proteste popolari in diverse città iraniane hanno attirato l’attenzione del mondo e, in particolare, del presidente Trump, che ha espresso il suo sostegno ai manifestanti attraverso una serie di tweet, avvertendo Teheran di non usare la violenza e minacciando gravi conseguenze.
Queste tensioni si inseriscono in un quadro di ostilità crescente, esacerbato dalla decisione unilaterale degli Stati Uniti nel 2018 di ritirarsi dall’accordo sul nucleare e di ripristinare pesanti sanzioni economiche contro l’Iran. La strategia della “massima pressione” voluta da Washington ha messo in ginocchio l’economia iraniana, alimentando il malcontento interno ma anche spingendo il regime a reazioni sempre più assertive sullo scacchiere mediorientale.
L’importanza dei “canali secondari”
La diplomazia dei “canali secondari” (back-channel) non è una novità nelle relazioni tra Iran e Stati Uniti, due nazioni che non hanno rapporti diplomatici ufficiali da oltre quarant’anni. Storicamente, proprio attraverso intermediari e contatti segreti sono stati gettati i semi per i più importanti, seppur rari, momenti di dialogo.
L’approccio di Araghchi, se confermato, seguirebbe questo schema. Rivolgersi a un amico del Presidente piuttosto che a un diplomatico ufficiale potrebbe essere visto come un modo per bypassare i “falchi” dell’amministrazione americana, noti per le loro posizioni intransigenti contro l’Iran, e per parlare direttamente al decision-maker finale: Donald Trump. Una delle fonti citate da Axios ha inoltre aggiunto che durante la conversazione si sarebbe discussa la possibilità di un incontro diretto tra Araghchi e Witkoff nei prossimi giorni, un’eventualità che potrebbe aprire scenari imprevedibili.
Cosa aspettarsi ora?
Al momento, né la Casa Bianca né il governo iraniano hanno commentato ufficialmente la notizia. Il silenzio è prassi in queste fasi esplorative, dove una fuga di notizie può far naufragare ogni sforzo. Le prossime ore saranno decisive per capire se questo timido tentativo di dialogo avrà un seguito o se rimarrà un episodio isolato.
La mossa di Teheran, tuttavia, rivela una profonda preoccupazione per la retorica aggressiva di Washington e la volontà di esplorare ogni possibile via per evitare un confronto militare che avrebbe conseguenze devastanti per l’intera regione. Resta da vedere se l’amministrazione Trump sarà disposta a cogliere questo ramoscello d’ulivo o se continuerà a insistere sulla linea della massima pressione, con tutti i rischi che essa comporta.
