Washington – Una nota dai toni gravi e inequivocabili è stata diramata dal Dipartimento di Stato americano e diffusa tramite l’Ambasciata virtuale a Teheran: tutti i cittadini statunitensi presenti in Iran sono invitati a “partire immediatamente”. L’avviso, pubblicato lunedì, giunge mentre l’Iran è scosso dalla terza settimana consecutiva di imponenti manifestazioni antigovernative, segnate da una repressione sempre più dura, con un bilancio drammatico di centinaia di morti e migliaia di arresti, come riportato da organizzazioni per i diritti umani e fonti giornalistiche internazionali. Questo appello non è una semplice raccomandazione di viaggio, ma il segnale di un rapido deterioramento della sicurezza e di un’instabilità che potrebbe sfociare in scenari ancora più critici.
Le Radici della Protesta: Oltre la Crisi Economica
Le manifestazioni, iniziate il 28 dicembre, sono state inizialmente innescate dalla grave crisi economica che attanaglia il Paese. Anni di sanzioni internazionali, aggravate dalle recenti tensioni geopolitiche, hanno portato a un’inflazione galoppante, a un crollo del valore del rial e a un drastico calo del potere d’acquisto per la maggior parte della popolazione. Tuttavia, la rabbia per il “caro vita” si è rapidamente trasformata in una più ampia e profonda contestazione politica contro il regime della Repubblica Islamica. Gli slogan scanditi nelle piazze di decine di città non chiedono solo pane, ma libertà, diritti e un cambiamento radicale, prendendo di mira direttamente la Guida Suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei. A differenza delle ondate di protesta del passato, quelle attuali vedono una partecipazione trasversale che include non solo i giovani e gli studenti, ma anche i “Bazarj”, la classe di mercanti e piccoli imprenditori che storicamente ha rappresentato un pilastro della società iraniana e il cui malcontento è un pessimo segnale per la stabilità del regime.
La Risposta del Regime: Repressione e Silenzio Digitale
La reazione delle autorità iraniane è stata brutale. Le forze di sicurezza hanno risposto con l’uso illegale e letale della forza, come denunciato da Amnesty International e Human Rights Watch. Fonti mediche e di opposizione parlano di un vero e proprio massacro, con stime che arrivano fino a 12.000 vittime, un dato agghiacciante che, se confermato, segnerebbe una delle pagine più buie della storia recente del Paese.
Per nascondere la portata della repressione e ostacolare l’organizzazione dei manifestanti, il governo ha messo in atto un’altra arma potente: il silenzio. Un blocco quasi totale di internet e delle comunicazioni ha isolato l’Iran dal mondo esterno. Questa mossa, documentata dall’organizzazione di monitoraggio Netblocks, non solo impedisce la diffusione di video e testimonianze della violenza, ma ha anche pesanti ripercussioni economiche e sociali, paralizzando servizi essenziali e spezzando i legami familiari. I pochi contenuti che riescono a trapelare, spesso grazie a sistemi satellitari come Starlink, mostrano scene di violenza inaudita e ospedali al collasso.
Un Rischio Elevato per i Cittadini Stranieri
L’avviso del Dipartimento di Stato sottolinea i rischi specifici per i cittadini americani, in particolare quelli con doppia cittadinanza. La mancanza di relazioni diplomatiche formali tra Washington e Teheran dal 1980, a seguito della crisi degli ostaggi, significa che non esiste un’ambasciata o un consolato fisico in grado di fornire assistenza. L’ambasciata virtuale è l’unico canale ufficiale, ma le sue capacità di intervento sono estremamente limitate. Storicamente, i cittadini con doppio passaporto sono stati bersaglio di arresti arbitrari con accuse di spionaggio, spesso utilizzate come pedine di scambio in complesse trattative politiche. L’avviso chiarisce che il semplice possesso di un passaporto statunitense può essere sufficiente per essere fermati o detenuti.
Il “Security Alert” è insolitamente dettagliato, suggerendo ai cittadini di pianificare una fuga via terra attraverso l’Armenia e la Turchia, fornendo istruzioni precise su documenti e contatti delle ambasciate nei paesi limitrofi. Un livello di dettaglio che alcuni analisti interpretano come un possibile segnale preparatorio a un’ulteriore escalation, anche di tipo militare.
Le Implicazioni Geopolitiche ed Economiche
La crisi iraniana si inserisce in un contesto geopolitico esplosivo. Il presidente americano Donald Trump ha colto l’occasione per inasprire ulteriormente la pressione, annunciando dazi del 25% per qualsiasi Paese che intrattenga rapporti commerciali con l’Iran e incoraggiando i manifestanti a “prendere le proprie istituzioni”. Queste dichiarazioni, unite a indiscrezioni su opzioni militari presentate dal Pentagono, alimentano i timori di un conflitto diretto, uno scenario che il Qatar ha definito “catastrofico” per l’intera regione. Dal canto suo, il regime di Teheran accusa agenti stranieri di fomentare i disordini e ha messo in guardia Washington da qualsiasi intervento, minacciando ritorsioni contro le basi USA e Israele.
Sul fronte economico, l’instabilità interna rischia di dare il colpo di grazia a un’economia già in ginocchio. Le proteste e la repressione paralizzano l’attività produttiva, mentre il blocco di internet impedisce le transazioni digitali, vitali per il commercio moderno. La fuga di capitali si intensifica e la fiducia degli investitori, sia interni che esterni, è ai minimi storici. In questo scenario, le prospettive di una ripresa economica si allontanano, alimentando ulteriormente quel malcontento sociale che è alla base della rivolta stessa, in un circolo vizioso difficile da spezzare.
