TEGUCIGALPA – L’Honduras si trova sull’orlo di una grave crisi istituzionale. Il Consiglio Nazionale Elettorale (Cne) ha inferto un colpo durissimo alle pretese del governo uscente, dichiarando “illegale” e “privo di effetti giuridici” il decreto per un nuovo riconteggio dei voti delle elezioni presidenziali del 30 novembre scorso. Questa mossa conferma di fatto la vittoria di Nasry ‘Tito’ Asfura, candidato del Partito Nazionale (destra), e apre uno scenario di scontro frontale con l’esecutivo guidato da Xiomara Castro.
La decisione del Cne, comunicata attraverso la sua presidente Ana Paola Hall, è netta e non lascia spazio a interpretazioni: le direttive provenienti dal governo e dal Parlamento non sono vincolanti per l’organo elettorale, che rivendica la propria autonomia e denuncia una “violazione del quadro costituzionale” e il rischio di una “indebita usurpazione di competenze”. Secondo Hall, i risultati proclamati ufficialmente non possono essere alterati al di fuori dei meccanismi previsti dalla legge, invitando a presentare eventuali ricorsi esclusivamente attraverso le procedure stabilite.
Una vittoria sul filo di lana in un clima rovente
Nasry Asfura, 67 anni, era stato proclamato presidente eletto lo scorso 24 dicembre al termine di uno spoglio lungo e controverso, caratterizzato da ritardi e problemi tecnici che avevano reso necessario il riconteggio manuale di migliaia di schede. Il margine di vittoria su Salvador Nasralla, del Partito Liberale (centro), è stato inferiore a un punto percentuale, alimentando fin da subito sospetti e accuse di irregolarità. Secondo i dati ufficiali del Cne, con il 99,2% delle schede scrutinate, Asfura ha ottenuto il 40,27% dei voti contro il 39,39% di Nasralla.
Il decreto per il riconteggio “voto per voto”, emanato dalla presidente uscente Xiomara Castro, era stato motivato dalla necessità di garantire la massima trasparenza, a fronte delle contestazioni sollevate non solo da Nasralla ma anche dal partito di governo, Libertà e Rifondazione (Libre). Castro aveva denunciato il mancato conteggio di quasi 5.000 schede e la mancata revisione di centinaia di ricorsi. La richiesta aveva però immediatamente incontrato la ferma opposizione di diversi settori della società, inclusi imprenditori e vertici delle Forze Armate, che avevano annunciato di voler “far rispettare la volontà popolare”.
Le pressioni internazionali e il ruolo degli Stati Uniti
La crisi politica honduregna si inserisce in un contesto geopolitico complesso, con gli Stati Uniti che osservano con grande attenzione gli sviluppi. Washington, insieme ad altri paesi della regione, ha messo in guardia contro qualsiasi tentativo di sovvertire l’esito del voto. Il Dipartimento di Stato americano aveva avvertito di “gravi conseguenze per coloro che cerchino di annullare il risultato delle elezioni”, una presa di posizione chiaramente contraria al riconteggio voluto da Castro.
È da sottolineare come, durante la campagna elettorale, l’ex presidente statunitense Donald Trump avesse appoggiato esplicitamente Asfura, definendolo “l’unico vero amico della libertà” e minacciando di tagliare gli aiuti al paese in caso di una sua sconfitta. Questa ingerenza ha ulteriormente avvelenato il clima politico, con accuse da parte del partito di governo di pressioni indebite sul processo elettorale.
Scenari futuri: insediamento a rischio?
Con la ferma presa di posizione del Consiglio Nazionale Elettorale e il sostegno ribadito dalle Forze Armate alla proclamazione ufficiale, la strada per l’insediamento di Nasry Asfura, previsto per il prossimo 27 gennaio, sembra spianata. Tuttavia, la tensione rimane altissima. La mossa del governo Castro, sebbene giuridicamente respinta dal Cne, segnala la volontà di non accettare passivamente un risultato ritenuto viziato da irregolarità.
Il paese centroamericano, con una storia recente segnata da instabilità politica e colpi di stato, si trova nuovamente a un bivio. La capacità delle istituzioni di gestire questa crisi in modo pacifico e nel rispetto della legalità sarà fondamentale per il futuro della democrazia in Honduras. La comunità internazionale continua a monitorare la situazione, sperando che il dialogo prevalga sullo scontro frontale, per evitare una spirale di violenza e incertezza che avrebbe conseguenze devastanti per l’economia e la stabilità della regione.
