Roma – Si è conclusa felicemente la lunga e angosciosa attesa per le famiglie di Alberto Trentini e Mario Burlò. I due connazionali, detenuti in Venezuela per oltre un anno, sono atterrati questa mattina intorno alle 8:45 all’aeroporto militare di Ciampino a bordo di un volo di Stato. Ad attenderli sulla pista, a testimonianza dell’importanza dell’evento, c’erano le massime cariche dello Stato: la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Un momento carico di emozione che segna la fine di un incubo durato 423 giorni per Trentini e 14 mesi per Burlò.

Un’operazione diplomatica complessa e discreta

La liberazione dei due italiani è il risultato di un’intensa e delicata operazione diplomatica condotta con grande discrezione dalla Farnesina e dal governo italiano. Lo ha sottolineato il ministro Tajani, che per primo ha dato l’annuncio della liberazione nelle prime ore del mattino. “Un grande lavoro della nostra diplomazia, un successo del governo che ha saputo interloquire e cogliere il cambiamento che c’è stato in Venezuela“, ha dichiarato Tajani, evidenziando la “costruttiva collaborazione” con le autorità di Caracas. La stessa premier Meloni ha espresso “gioia e soddisfazione”, ringraziando le autorità venezuelane, a partire dalla presidente ad interim Delcy Rodriguez, per aver reso possibile questo risultato.

Le trattative si sono intensificate negli ultimi giorni, come confermato dallo stesso Ministro degli Esteri, che ha rivelato di aver ricevuto la telefonata decisiva dal suo omologo venezuelano nella serata di domenica. Subito dopo la liberazione, Trentini e Burlò sono stati trasferiti in sicurezza presso l’Ambasciata d’Italia a Caracas, dove hanno potuto parlare con il ministro e con i propri familiari, prima che un aereo di Stato decollasse da Roma per riportarli a casa.

Le storie di Trentini e Burlò

Le vicende dei due connazionali, seppur unite dal tragico epilogo della detenzione, hanno origini diverse.

  • Alberto Trentini: Cooperante umanitario di 46 anni, originario di Venezia, si trovava in Venezuela per conto dell’organizzazione non governativa francese Humanity & Inclusion, impegnata nell’assistenza a persone con disabilità. È stato arrestato il 15 novembre 2024 durante un controllo mentre si dirigeva verso Guasdualito per portare aiuti. Per 423 giorni è stato detenuto nel carcere di massima sicurezza El Rodeo I, vicino a Caracas, senza che venissero mai formalizzate accuse ufficiali a suo carico.
  • Mario Burlò: Imprenditore torinese di 52 anni, attivo nel settore dell’outsourcing. È stato arrestato dopo essere entrato in Venezuela via terra dalla Colombia. Anche nel suo caso, le autorità venezuelane non hanno mai fornito informazioni chiare sui motivi dell’arresto o sulle accuse, che si ipotizza fossero legate al “terrorismo”.

L’arrivo a Ciampino e l’abbraccio dei familiari

L’atterraggio a Ciampino è stato un momento di grande commozione. La premier Meloni si è intrattenuta brevemente con i due connazionali, rivolgendo parole di conforto a Trentini: “Hai abbracciato tua mamma? È stata tanto in pensiero. Adesso avete tempo da recuperare“. Subito dopo, ha lasciato spazio all’abbraccio, a lungo atteso, con i familiari presenti, tra cui la madre di Trentini, Armanda Colusso, e i figli di Burlò, Gianna e Corrado. Entrambi gli uomini sono apparsi provati ma in buone condizioni di salute. “Sono finalmente libero dopo 14 mesi trascorsi ingiustamente in un carcere venezuelano“, sono state le prime parole di Burlò. Trentini ha voluto ringraziare esplicitamente il governo e il corpo diplomatico per il lavoro svolto.

Il contesto geopolitico e il “nuovo rapporto” con il Venezuela

La liberazione di Trentini e Burlò si inserisce in un contesto geopolitico in rapida evoluzione in Venezuela. Il ministro Tajani ha parlato di un “forte segnale da parte della presidente Rodriguez” che il governo italiano “apprezza molto“. Questo evento, che segue la liberazione di altri cittadini italiani, potrebbe segnare l’inizio di un “nuovo rapporto tra Italia e Venezuela“, come auspicato dal titolare della Farnesina. La vicenda si colloca infatti in una più ampia operazione del governo venezuelano volta a scarcerare diversi prigionieri politici stranieri, in un clima di apertura e dialogo con la comunità internazionale.

L’operazione ha visto anche il coinvolgimento dell’intelligence italiana, come testimoniato dalla presenza a bordo del volo di ritorno del direttore dell’AISE, Giovanni Caravelli, che ha seguito personalmente le fasi finali della liberazione. Un successo a tutto tondo per il “sistema Italia”, che ha saputo agire con compattezza e determinazione per riportare a casa due suoi cittadini.

Di atlante

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