Melbourne, Australia – Un inizio di stagione che sa di promessa, un ruggito che echeggia forte sui campi in cemento del Kooyong Lawn Tennis Club. Matteo Berrettini inaugura il suo 2026 con una prestazione maiuscola, dominando e sconfiggendo il giovane talento statunitense Learner Tien con un perentorio doppio 6-2 in appena un’ora e sei minuti di gioco. Sebbene si tratti del torneo di esibizione Kooyong Classic, privo di punti ATP in palio, l’intensità e la qualità espresse dal tennista romano sono un messaggio inequivocabile per tutti i protagonisti attesi al via del primo Slam della stagione, l’Australian Open.

Un dominio dal primo all’ultimo scambio

Contro il campione in carica delle Next Gen ATP Finals, Berrettini ha messo in mostra il suo repertorio migliore, quello che lo ha portato fino alla finale di Wimbledon e al numero 6 del ranking mondiale. Fin dalle prime battute, l’azzurro è apparso centrato, potente e determinato. Il suo servizio, soprannominato “The Hammer” (il martello), è tornato a essere un’arma letale: le statistiche parlano chiaro, con un impressionante 86% di punti vinti con la prima di servizio e il 78% di prime palle in campo. Un dato che fotografa una superiorità schiacciante, che non ha lasciato scampo al pur talentuoso mancino americano.

La cronaca del match è quella di un monologo a tinte azzurre. Nel primo set, Berrettini ha strappato il servizio all’avversario in apertura, complice anche un doppio fallo di Tien, per poi allungare immediatamente sul 4-0 con un doppio break. Nonostante tre palle break concesse e annullate negli ultimi game del parziale, Matteo ha chiuso con autorità sul 6-2. Il secondo set ha seguito un copione simile: dopo un avvio equilibrato fino al 2-1 per Tien, Berrettini ha cambiato marcia, infilando una striscia di cinque game consecutivi e chiudendo la pratica con lo stesso punteggio, sigillando la vittoria con un turno di battuta tenuto a zero.

Segnali incoraggianti e un team soddisfatto

Al di là del risultato, sono la fluidità dei movimenti, la potenza da fondo campo e la solidità mentale ad aver impressionato. Una performance che ha raccolto gli applausi convinti del pubblico e la soddisfazione del suo angolo, dove sedevano il coach Alessandro Bega e il consulente d’eccezione, l’ex tennista svedese Thomas Enqvist. La loro presenza testimonia un lavoro di preparazione mirato e intenso, svolto lontano dai tornei ufficiali nelle prime settimane dell’anno per ritrovare la migliore condizione fisica.

Questa vittoria, seppur in un contesto non ufficiale, assume un valore psicologico fondamentale per un atleta che ha dovuto convivere con diversi problemi fisici nelle ultime stagioni. Vedere Berrettini muoversi senza apparenti esitazioni e sprigionare tutta la sua potenza è il segnale che tutti gli appassionati italiani attendevano.

Australian Open: Berrettini, la mina vagante

Con questa prestazione, Matteo Berrettini si candida prepotentemente al ruolo di “mina vagante” nel tabellone principale dell’Australian Open, il cui sorteggio è previsto per giovedì notte (ora italiana). Non essendo testa di serie, il romano rappresenta l’avversario che tutti i big vorranno evitare al primo turno. La sua potenza al servizio e la capacità di comandare lo scambio con il dritto lo rendono un giocatore temibile su qualsiasi superficie, specialmente sul cemento veloce di Melbourne Park.

L’obiettivo ora è mantenere questo livello di gioco e questa condizione fisica in vista dell’appuntamento che conta. Il Kooyong Classic, che si svolge nello storico impianto che ha ospitato gli Australian Open fino al 1987, si conferma un trampolino di lancio ideale. Berrettini potrebbe tornare in campo giovedì per un altro test prima dell’inizio dello Slam, con la speranza di continuare ad accumulare fiducia e minuti nelle gambe. Il tennis italiano e mondiale è avvisato: il martello di Matteo Berrettini è tornato a colpire forte.

Di nike

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