TORINO – Un’importante operazione della Digos della Questura di Torino è scattata nelle prime ore di questa mattina, portando alla notifica di tredici misure cautelari nei confronti di altrettanti attivisti e militanti dell’area antagonista. I provvedimenti, emessi dal Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) su richiesta della Procura della Repubblica locale, sono il risultato di un’articolata attività investigativa volta a far luce su una serie di episodi di violenza che hanno segnato i cortei e le manifestazioni di piazza nel capoluogo piemontese tra novembre e dicembre 2024.
Le misure applicate consistono principalmente in obblighi di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria e obblighi di dimora, con la prescrizione di non allontanarsi dalla propria abitazione in orario serale e notturno, dalle 19:30 alle 7:30. Gli indagati, di età compresa tra i 20 e i 30 anni, sono accusati a vario titolo di reati gravi quali resistenza aggravata a pubblico ufficiale, violenza privata aggravata e rapina. Tra i destinatari delle misure figurano anche volti noti del centro sociale Askatasuna, sgomberato lo scorso 18 dicembre, ritenuti dagli inquirenti figure centrali nell’organizzazione e nell’esecuzione delle azioni violente.
L’INDAGINE DELLA PROCURA E GLI EPISODI CONTESTATI
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Torino e condotta meticolosamente dalla Digos, ha ricostruito una serie di eventi che hanno visto un’escalation di tensione e violenza. Gli investigatori hanno analizzato ore di filmati, raccolto testimonianze e monitorato i movimenti dei gruppi più radicali per delineare un quadro preciso delle responsabilità individuali. L’obiettivo era distinguere le posizioni di chi ha avuto un ruolo attivo negli scontri da quelle dei semplici manifestanti.
Tra gli episodi più significativi finiti al centro delle indagini, si annoverano:
- 13 novembre 2024: Un gruppo di circa settanta manifestanti ha fatto irruzione all’interno dello stabilimento dell’azienda Leonardo, bloccando gli accessi, imbrattando e danneggiando padiglioni e uffici. Durante l’azione, sono stati interrotti le attività lavorative e aggrediti verbalmente e fisicamente sia il personale di vigilanza che gli agenti della Digos intervenuti.
- 15 novembre 2024: In occasione della “Giornata nazionale dello studente”, un corteo di circa 700 persone ha violato le prescrizioni della Questura, dirigendosi verso la Prefettura in piazza Castello e lanciando oggetti contro le forze dell’ordine. Successivamente, i manifestanti hanno raggiunto la sede Rai, dove hanno danneggiato alcuni mezzi di servizio, e la Mole Antonelliana. Qui, un gruppo è riuscito a entrare, rimuovendo le bandiere istituzionali (Unione Europea, Italia e Comune di Torino) per sostituirle con vessilli palestinesi.
- 29 novembre 2024: Durante lo sciopero generale, un altro corteo ha visto momenti di forte tensione, con blocco della circolazione e tentativi di forzare i cordoni di polizia.
- 13 dicembre 2024: Un corteo studentesco è stato teatro di ulteriori scontri, con lancio di oggetti e aggressioni ai danni delle forze dell’ordine.
IL CONTESTO: TENSIONI LEGATE ALLO SGOMBERO DI ASKATASUNA
L’operazione odierna si inserisce in un clima di forte tensione che ha caratterizzato Torino negli ultimi mesi, in particolare a seguito dello sgombero del centro sociale Askatasuna, avvenuto il 18 dicembre. Tale evento ha innescato una serie di manifestazioni di protesta, alcune delle quali degenerate in vera e propria guerriglia urbana, specialmente nel quartiere Vanchiglia, dove si trovava l’edificio occupato. Anche la notte di Capodanno è stata segnata da scontri durante una “Street Parade” che ha visto la partecipazione di circa duemila persone. Le indagini hanno evidenziato come molti degli episodi violenti contestati sembrino essere stati coordinati e promossi proprio da figure legate al centro sociale.
LA RISPOSTA DELLO STATO E LE PROSPETTIVE FUTURE
Le misure cautelari notificate oggi rappresentano una decisa risposta da parte delle istituzioni a una stagione di proteste che ha spesso superato i limiti del dissenso pacifico. Il GIP di Torino, nell’emettere i provvedimenti, ha sottolineato come alcune delle figure indagate siano state riconosciute quali promotori delle azioni violente, con l’intento di alzare il livello di scontro e strumentalizzare mediaticamente gli eventi. L’operazione della Questura, ancora in corso, non esclude ulteriori sviluppi. Oltre alle misure cautelari, sono state effettuate anche 13 perquisizioni domiciliari e sono state formalizzate 47 denunce per reati come blocco stradale e ferroviario, danneggiamento e interruzione di pubblico servizio. Le indagini proseguono per identificare tutti i responsabili delle violenze.
Questa azione giudiziaria riapre il dibattito sul delicato equilibrio tra il diritto a manifestare, costituzionalmente garantito, e la necessità di tutelare l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini. La città di Torino si trova ancora una volta a confrontarsi con le complesse dinamiche dei movimenti antagonisti e con la sfida di gestire il conflitto sociale nel rispetto delle regole democratiche.
