Brescia – Si chiude nel silenzio, almeno per ora, il primo capitolo giudiziario della tragica vicenda che ha visto la morte di Alessandro Ambrosio, il capotreno di 34 anni brutalmente assassinato alla stazione di Bologna. Marin Jelenic, il 36enne di nazionalità croata ritenuto il responsabile dell’omicidio, si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio di convalida del fermo tenutosi nel carcere di Brescia. Nonostante il suo mutismo, il Giudice per le Indagini Preliminari ha convalidato il fermo, disponendo per l’uomo la custodia cautelare in carcere.

La strategia difensiva e il proseguimento delle indagini

La scelta di Jelenic di non parlare è stata confermata dal suo difensore, l’avvocato Luisella Savoldi, che ha spiegato come il suo assistito “si riserverà di parlare con il magistrato titolare dell’inchiesta a Bologna”. Questo significa che il fascicolo, attualmente presso la Procura di Brescia per competenza territoriale legata al luogo dell’arresto, passerà nelle prossime settimane ai magistrati bolognesi che coordinano le indagini sull’omicidio. Insieme agli atti, anche Jelenic sarà trasferito nel carcere di Bologna.

Nel frattempo, la Squadra Mobile e la Polizia Scientifica continuano a lavorare senza sosta per raccogliere ogni elemento utile a ricostruire l’esatta dinamica del delitto e il movente, ancora avvolto nel mistero. Un punto cruciale delle indagini riguarda il coltello ritrovato sulla scena del crimine, che si presume sia l’arma del delitto. Sono in corso analisi per rilevare impronte digitali e tracce biologiche che possano collegare inequivocabilmente Jelenic all’omicidio.

La ricostruzione della tragedia e la fuga del presunto killer

L’omicidio si è consumato la sera del 5 gennaio nel parcheggio del piazzale ovest della stazione di Bologna, in un’area riservata ai dipendenti delle ferrovie. Alessandro Ambrosio, che in quel momento non era in servizio, è stato raggiunto da un’unica, fatale coltellata all’addome, sferrata con violenza alle spalle. Secondo i primi esiti dell’autopsia, la lama ha reciso l’arteria polmonare, causando un’emorragia massiva che non ha lasciato scampo al giovane capotreno. Il corpo è stato trovato riverso a terra da un collega, un dipendente di Italo, che ha immediatamente dato l’allarme.

Le telecamere di videosorveglianza della stazione si sono rivelate fondamentali per identificare il presunto assassino. Le immagini mostrano Jelenic seguire Ambrosio per poi allontanarsi con calma dopo l’aggressione, rientrando nell’atrio della stazione. Da lì è iniziata la sua fuga, durata poco più di 24 ore. Jelenic ha prima raggiunto Milano in treno, per poi passare la notte nella sala d’attesa dell’ospedale Niguarda. Il giorno seguente, dopo un breve ritorno in stazione, ha preso un pullman che lo ha condotto a Desenzano del Garda.

L’arresto e il profilo dell’accusato

È stato proprio nei pressi della stazione di Desenzano che, la sera dell’Epifania, la fuga di Marin Jelenic si è conclusa. Fermato da una pattuglia della Polizia di Stato, insospettita dal suo atteggiamento, l’uomo è stato trovato senza documenti ma è stato identificato grazie a un sistema di comparazione delle impronte digitali. Jelenic, senza fissa dimora e con precedenti per porto d’armi da taglio, era già noto alle forze dell’ordine e in particolare alla Polizia Ferroviaria per essere stato controllato in diverse stazioni del Nord Italia. Su di lui pendeva anche un provvedimento di allontanamento emesso dal Prefetto di Milano il 23 dicembre, dopo essere stato trovato in possesso di un coltello.

Il dolore per Alessandro e la richiesta di maggiore sicurezza

La morte di Alessandro Ambrosio, descritto da tutti come un ragazzo gentile, educato e appassionato di musica, ha scosso profondamente la comunità di Anzola dell’Emilia, dove viveva, e l’intero settore ferroviario. Laureato in statistica, aveva scelto di seguire le orme del padre, anche lui ferroviere. La sua tragica fine ha riacceso il dibattito sulla sicurezza nelle stazioni, portando i sindacati di categoria a proclamare uno sciopero di otto ore per chiedere interventi concreti e maggiori tutele per il personale.

La Procura di Bologna contesta a Jelenic l’omicidio aggravato dai futili e abietti motivi e dall’aver commesso il fatto nelle adiacenze di una stazione ferroviaria. Mentre la giustizia fa il suo corso, resta il dolore di una famiglia e di un’intera comunità per una vita spezzata senza un perché.

Di veritas

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