TEHERAN – Immagini agghiaccianti che documentano la brutalità della repressione stanno emergendo dall’Iran, scuotendo le coscienze della comunità internazionale. Un video, la cui autenticità e geolocalizzazione sono state confermate dall’agenzia di stampa AFP, mostra decine di corpi senza vita, avvolti in sacchi neri, ammassati sul selciato all’esterno di un obitorio a Kahrizak, una località a sud della capitale Teheran. Accanto a loro, si intravedono parenti disperati, in lacrime, impegnati nella terribile ricerca dei propri cari scomparsi durante l’ultima ondata di proteste antigovernative.

Il filmato, apparso online per la prima volta l’11 gennaio 2026, è stato girato presso il Centro di Diagnostica Forense e Laboratorio della Provincia di Teheran. Le organizzazioni per i diritti umani non hanno avuto dubbi nell’identificare le vittime. Secondo l’organizzazione norvegese Iran Human Rights (IHR), il video “mostra un gran numero di persone uccise durante le proteste nazionali in Iran”. Un’altra ONG con sede in Norvegia, Hengaw, ha dichiarato di aver verificato in modo indipendente il filmato, descrivendolo come la prova di un “crimine esteso e grave” e parlando di “decine di corpi insanguinati sia all’interno che all’esterno dell’obitorio di Kahrizak”.

La CNN ha ulteriormente verificato altri filmati provenienti dalla stessa area, uno dei quali mostra una folla all’interno della struttura, davanti a un monitor che scorre le foto dei defunti per l’identificazione. Secondo le informazioni visibili, i corpi da identificare potrebbero essere fino a 250.

Il Contesto: Proteste Economiche Trasformate in Rivolta Politica

L’attuale ondata di manifestazioni, una delle più imponenti degli ultimi anni, è scoppiata alla fine di dicembre 2025. La scintilla iniziale è stata la grave crisi economica che attanaglia il Paese: il crollo della valuta nazionale, il rial, l’inflazione galoppante e il deterioramento generale delle condizioni di vita hanno spinto migliaia di cittadini esasperati a scendere in piazza. Partite dai commercianti del Grande Bazar di Teheran, le proteste si sono rapidamente estese a macchia d’olio in decine di città e in tutte le 31 province del paese, trasformandosi da rivendicazione economica a un’ampia contestazione politica contro il regime della Repubblica Islamica.

I manifestanti, appartenenti a tutte le fasce d’età e classi sociali, ora chiedono a gran voce libertà, dignità e la fine del governo teocratico. La risposta delle autorità è stata, come in passato, immediata e spietata. Gli attivisti accusano le forze di sicurezza, inclusi i Guardiani della Rivoluzione, di aver usato forza letale e fuoco vivo sui manifestanti, approfittando di un blackout quasi totale di internet imposto per impedire la circolazione delle informazioni e l’organizzazione delle mobilitazioni.

Kahrizak: Un Nome che Evoca Oscuri Ricordi

La scelta del luogo dove sono state girate queste immagini non è casuale e rievoca fantasmi del passato. Kahrizak è tristemente nota per un centro di detenzione dove, durante le proteste post-elettorali del 2009, numerosi manifestanti furono imprigionati, torturati e alcuni persino uccisi. Quel centro fu ufficialmente chiuso per ordine della Guida Suprema Ali Khamenei a seguito dello scandalo, ma il suo nome è rimasto un simbolo della brutalità repressiva del regime. Vedere oggi decine di corpi ammassati proprio a Kahrizak ha un impatto simbolico devastante per la popolazione iraniana.

Un Bilancio Drammatico e la Contro-Narrazione del Regime

Fornire un bilancio preciso delle vittime è estremamente difficile a causa del blocco delle comunicazioni. Le cifre, tuttavia, sono drammatiche e discordanti. L’agenzia per i diritti umani Human Rights Activists News Agency (HRANA) parla di oltre 500 morti, tra cui circa 490 manifestanti e quasi 50 membri delle forze di sicurezza, e più di 10.600 arresti. Altre fonti dell’opposizione, come la fondazione del premio Nobel Narges Mohammadi, denunciano un vero e proprio “bagno di sangue”, con un bilancio che potrebbe arrivare a 2.000 vittime.

Il regime iraniano, da parte sua, nega questa versione. La televisione di stato Tasnim ha diffuso un proprio video girato all’interno dell’obitorio, in cui un giornalista intervista persone in lutto che affermano che i loro familiari “non erano manifestanti” e che sarebbero stati uccisi da “rivoltosi armati”. Le autorità accusano “terroristi” e potenze straniere, in particolare Stati Uniti e Israele, di fomentare i disordini per destabilizzare il Paese, definendo le proteste come “rivolte”.

La Reazione della Comunità Internazionale

La comunità internazionale segue con crescente preoccupazione l’escalation di violenza. La Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato che “l’Europa è al fianco del popolo iraniano nella sua legittima lotta per la libertà”. Gli Stati Uniti, sotto la presidenza di Donald Trump, hanno fatto sapere di stare valutando diverse opzioni per rispondere alla repressione, non escludendo un intervento. Questa posizione ha provocato la dura reazione di Teheran, che ha minacciato ritorsioni contro Israele e le basi americane nella regione in caso di attacco.

Mentre la diplomazia si muove con cautela, le immagini provenienti da Kahrizak e da altre città iraniane continuano a circolare, bucando il muro della censura e mostrando al mondo un popolo che, nonostante il rischio della vita, non sembra più disposto a tacere.

Di atlante

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