La tensione nel conflitto tra Russia e Ucraina si è estesa alle acque del Mar Nero con una mossa strategica di Kiev che ha alzato il livello dello scontro, coinvolgendo direttamente le infrastrutture energetiche. Le forze armate ucraine hanno annunciato di aver condotto con successo un attacco contro tre piattaforme di trivellazione di gas e petrolio situate al largo della penisola di Crimea. Queste strutture, note come le “Torri di Boyko”, appartengono alla compagnia Chernomorneftegaz, una sussidiaria della società statale ucraina Naftogaz che è stata nazionalizzata dalla Russia in seguito all’annessione della Crimea nel 2014.
I dettagli dell’operazione militare
Secondo le informazioni diffuse dai servizi di sicurezza ucraini (SBU), l’operazione è stata un attacco combinato che ha impiegato sia droni aerei che marittimi. L’obiettivo primario era un sistema radar russo “Neva”, installato su una delle piattaforme, che Mosca utilizzava per monitorare le attività aeree e navali nella regione. L’attacco ha provocato la distruzione del radar, di depositi di attrezzature e di un’unità abitativa presente sulla struttura. Fonti russe hanno confermato l’attacco, parlando di almeno tre feriti e dell’evacuazione di decine di lavoratori. Al momento dell’attacco, secondo le autorità insediate dalla Russia in Crimea, sulle piattaforme si trovavano 109 persone.
Le piattaforme colpite, in particolare la “Petro Godovalets”, l'”Ucraina”, la “Tavrida” e la “Sivash”, non erano solo siti di estrazione energetica. Sin dall’inizio dell’invasione su larga scala, la Russia le aveva trasformate in vere e proprie basi militari avanzate, utilizzandole come eliporti e per il dispiegamento di apparecchiature radar cruciali per il controllo del Mar Nero. Questo conferisce all’operazione ucraina una duplice valenza: economica e militare.
Il contesto strategico: la battaglia per il controllo del Mar Nero
L’attacco alle piattaforme si inserisce in una strategia più ampia di Kiev volta a contrastare il dominio navale russo nel Mar Nero e a colpire le capacità logistiche e militari del Cremlino. Negli ultimi mesi, l’Ucraina ha intensificato gli attacchi contro obiettivi strategici russi, inclusi porti, raffinerie e depositi di petrolio. Questa campagna mira a ridurre le risorse a disposizione dell’esercito di Mosca e a tagliare le entrate economiche che finanziano lo sforzo bellico.
La riconquista delle “Torri di Boyko”, annunciata dall’intelligence militare ucraina (GUR) nel settembre 2023, aveva già segnato un importante successo per Kiev. Questo nuovo attacco dimostra la crescente capacità dell’Ucraina di proiettare la propria forza a distanza, utilizzando droni tecnologicamente avanzati per colpire obiettivi sensibili. L’operazione ha anche un valore simbolico, riaffermando la sovranità ucraina su asset strategici illegalmente sottratti.
Implicazioni economiche e ambientali
Dal punto di vista economico, l’attacco rappresenta un colpo diretto all’industria energetica russa, già sotto pressione a causa delle sanzioni internazionali. La Chernomorneftegaz è soggetta a sanzioni da parte di Stati Uniti e Unione Europea fin dal 2014. L’interruzione, anche se temporanea, della produzione di gas da queste piattaforme impatta sulle forniture e sulle finanze russe.
Non vanno sottovalutate le potenziali conseguenze ambientali. Gli attacchi a infrastrutture petrolifere e di gas in mare aperto comportano sempre il rischio di sversamenti e incendi, con danni potenzialmente gravi per l’ecosistema marino del Mar Nero. Sebbene al momento non siano state riportate conseguenze disastrose, la minaccia di un disastro ecologico rimane un’ombra incombente su queste operazioni militari.
Le reazioni e le prospettive future
La reazione di Mosca non si è fatta attendere. Legislatori russi hanno minacciato “attacchi di rappresaglia” contro i “centri decisionali” ucraini. L’escalation nel Mar Nero potrebbe portare a un’intensificazione degli scontri in quest’area, con possibili ripercussioni sulla sicurezza della navigazione commerciale e sull’accordo per l’esportazione di grano, già precario.
Per l’Ucraina, queste operazioni sono vitali per indebolire la macchina da guerra russa e per preparare il terreno a future offensive, in particolare verso la Crimea. La capacità di colpire asset strategici russi a distanza dimostra un’evoluzione significativa delle capacità militari di Kiev e potrebbe influenzare gli equilibri del conflitto nel lungo periodo.
In conclusione, l’attacco alle piattaforme di trivellazione nel Mar Nero non è un episodio isolato, ma un tassello fondamentale in una guerra che si combatte non solo sul campo, ma anche sul fronte energetico, economico e strategico. La battaglia per il controllo del Mar Nero è destinata a diventare sempre più centrale, con implicazioni che vanno ben oltre i confini della regione.
