Una notte che doveva essere di svago si è trasformata in un incubo per un ragazzo di 19 anni a Genova Sampierdarena. All’uscita di una discoteca, nella notte tra il 3 e il 4 gennaio 2026, il giovane è stato vittima di una violenta aggressione a sfondo omofobo, culminata con uno sfregio al volto inferto con un coltello. Un episodio di una gravità inaudita che riaccende i riflettori sulla piaga della violenza e della discriminazione e che ha trovato immediata eco nella ferma condanna di Arcigay Genova e nella coraggiosa testimonianza della vittima stessa.

Il racconto della vittima: “Mi dicevano ‘perché esisti?'”

Poche ore dopo l’aggressione, ancora sotto shock ma con una determinazione ammirevole, il diciannovenne ha scelto di non rimanere in silenzio. Attraverso un video pubblicato sui suoi canali social, ha mostrato senza paura il suo volto segnato dalle ferite, raccontando i dettagli agghiaccianti di quanto accaduto. “Volevo raccontarvi un episodio molto brutto e che mi ricorderò a vita”, esordisce nel video, descrivendo come, mentre si trovava alla fermata dell’autobus, sia stato avvicinato da un gruppo di quattro ragazzi.

L’aggressione è iniziata verbalmente, con un’escalation di odio puro. “Sono volate parole come ‘gay’, ‘muori’, ‘sparisci’, ‘perché vivi’, ‘perché esisti'”, ha raccontato il giovane, parole che mirano a negare l’esistenza stessa di una persona, a cancellarne l’identità. Di fronte a tale violenza, il ragazzo ha tentato di allontanarsi, decidendo di rinunciare all’autobus e proseguire a piedi nella speranza di seminare i suoi persecutori.

L’aggressione fisica e il salvataggio

Il tentativo di fuga, purtroppo, non è bastato. Uno degli aggressori, il più determinato, lo ha seguito. “Mi ha preso dal giubbotto, mi ha chiesto dove andassi, ha tirato fuori il coltellino e mi ha fatto questo”, ha continuato la vittima nel suo video-denuncia, indicando i tagli superficiali ma profondamente simbolici sul suo viso. Un marchio d’odio, un tentativo di lasciare un segno indelebile non solo sulla pelle, ma anche nell’anima.

In quei momenti di terrore, un barlume di speranza si è materializzato sotto forma di un autobus di linea. “Ho avuto tanta paura, tantissima, però per fortuna è passato il bus in quel momento, è stato veramente una salvezza”. Il ruolo dell’autista è stato provvidenziale. Accortosi della situazione, ha fermato il mezzo e soccorso il ragazzo, sottraendolo di fatto alla furia del suo aggressore. Un gesto di umanità e prontezza che, con ogni probabilità, ha evitato conseguenze ben più gravi.

La condanna di Arcigay: “Violenza alimentata da un clima d’odio”

L’episodio ha immediatamente suscitato la reazione di Arcigay Genova, che in una nota ha definito l’accaduto “un atto vile, brutale, che porta inciso lo stesso messaggio di sempre: colpire, marchiare, intimidire chi è percepito come diverso”. L’associazione ha espresso piena solidarietà al giovane, elogiandone il coraggio nel denunciare.

“Denunciare è un gesto di coraggio, soprattutto in un contesto in cui troppe persone LGBTQIA+ vengono ancora invitate al silenzio, alla prudenza, all’invisibilità come se fosse una colpa non mimetizzarsi abbastanza”, ha sottolineato Arcigay. L’associazione punta il dito contro un “clima culturale e politico che da anni normalizza l’odio, lo minimizza, lo giustifica”, creando un terreno fertile per episodi di violenza come quello avvenuto a Sampierdarena. La responsabilità, secondo l’associazione, non è solo degli esecutori materiali, ma anche di chi, con parole e politiche, alimenta la discriminazione.

La denuncia ai Carabinieri e l’importanza di non tacere

Seguendo il suo istinto di giustizia e spinto dalla volontà di evitare che altri possano subire la sua stessa sorte, il 19enne ha formalizzato una denuncia presso i Carabinieri. Una scelta non scontata, ma fondamentale. “Non è ammissibile che una cosa del genere accada nel 2026”, ha dichiarato, sottolineando la necessità di una risposta forte da parte delle istituzioni e della società civile. La sua testimonianza diventa così un monito e un appello: non tacere, non nascondersi, ma denunciare ogni forma di violenza e discriminazione. L’indagine delle forze dell’ordine è ora in corso per identificare i responsabili di questo vile gesto.

Di veritas

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