Genova – Una notte di violenza ha scosso il quartiere di Sampierdarena, a Genova, dove un ragazzo di 19 anni, Domenico, ballerino e studente di danza, è stato vittima di una brutale aggressione a sfondo omofobo. L’episodio, avvenuto all’uscita di una discoteca nella notte tra il 3 e il 4 gennaio, ha visto il giovane prima insultato e poi sfregiato al volto con un coltellino da un gruppo di quattro coetanei. La denuncia, resa pubblica da Arcigay Genova, ha sollevato un velo su una realtà di odio e discriminazione ancora profondamente radicata, innescando un’importante riflessione sulla sicurezza e la tutela delle persone LGBTQIA+.

La dinamica dell’aggressione: insulti, paura e la violenza del coltello

Secondo la ricostruzione dei fatti, Domenico si trovava alla fermata dell’autobus per tornare a casa quando è stato avvicinato dal branco. Gli aggressori hanno iniziato a rivolgergli insulti omofobi, con frasi come “gay”, “muori”, “sparisci”, “perché vivi”, “perché esisti”. In un primo momento, il giovane ha tentato di allontanarsi a piedi, sperando di seminare il gruppo, ma è stato raggiunto da uno dei quattro che, dopo averlo afferrato per il giubbotto, ha estratto un coltello e lo ha ferito al volto. Le ferite riportate sono state fortunatamente superficiali, ma il trauma psicologico è profondo.

“Ho avuto tanta paura, tantissima,” ha raccontato la vittima in un video-denuncia pubblicato sui social. Un elemento cruciale e fortuito ha interrotto l’aggressione: l’arrivo di un autobus. L’autista, resosi conto della situazione, è intervenuto, permettendo a Domenico di salire a bordo e mettersi in salvo. Un gesto di prontezza che ha evitato conseguenze potenzialmente ben più gravi.

La denuncia di Arcigay: “Un atto vile e brutale”

Arcigay Genova ha immediatamente condannato l’accaduto, definendolo in una nota ufficiale “un atto vile, brutale, che porta inciso lo stesso messaggio di sempre: colpire, marchiare, intimidire chi è percepito come diverso”. L’associazione ha espresso piena solidarietà a Domenico, elogiando il suo coraggio nel denunciare, un gesto non scontato “in un contesto in cui troppe persone LGBTQIA+ vengono ancora invitate al silenzio, alla prudenza, all’invisibilità come se fosse una colpa non mimetizzarsi abbastanza”.

Secondo Arcigay, questa violenza è alimentata da un “clima culturale e politico che da anni normalizza l’odio, lo minimizza, lo giustifica”. L’associazione ha inoltre ribadito l’importanza del proprio Centro Antidiscriminazioni, che offre ascolto, supporto psicologico e assistenza legale a chiunque subisca violenze o discriminazioni. A Genova, questo centro raccoglie tra le 100 e le 250 segnalazioni all’anno, un dato che, secondo Claudio Tosi, responsabile nazionale cultura di ArciGay, “dimostra come esistano ancora sacche di omofobia significative”.

La testimonianza di Domenico e le indagini

Nonostante la paura iniziale, che lo aveva portato a non voler vedere un medico né sporgere subito denuncia, Domenico ha trovato la forza di raccontare la sua storia. Lo ha fatto attraverso video su TikTok e un’intervista a Fanpage.it, con l’intento di “sensibilizzare su una realtà che troppo spesso viene ignorata”. Il suo racconto ha messo in luce non solo la violenza fisica, ma anche il profondo senso di ingiustizia e la paura che simili episodi generano.

Le indagini sono state avviate, ma sono complicate dall’assenza di telecamere di videosorveglianza nella zona della fermata dell’autobus. I Carabinieri, che hanno raccolto la denuncia del giovane, hanno assicurato un rafforzamento dei controlli nell’area. La speranza di Domenico è che la sua denuncia possa servire a proteggere altre persone e a far sì che “altri giovani come me potessero sentirsi tutelati mentre tornano a casa”.

Il dibattito politico e culturale

L’aggressione ha riacceso il dibattito sulla necessità di una legge contro i crimini d’odio. Alessandro Zan, deputato del Partito Democratico, ha definito l’episodio “gravissimo e inaccettabile”, sottolineando come questa violenza sia “il risultato di un clima che da troppo tempo minimizza l’odio e lascia sole le persone Lgbtqia+”. L’episodio di Genova non è un caso isolato, ma si inserisce in un contesto più ampio di intolleranza che richiede risposte concrete, sia a livello legislativo che culturale. L’educazione all’affettività e al rispetto nelle scuole viene indicata da più parti come uno strumento fondamentale per prevenire la violenza e costruire una società più inclusiva.

Di veritas

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