Prosegue con un’intensità definita modesta l’attività effusiva del vulcano Etna, concentrata nelle bocche eruttive che si sono aperte lo scorso primo gennaio 2026. Il teatro di questa nuova fase eruttiva è l’alta Valle del Bove, un’ampia conca desertica sul fianco orientale del vulcano che storicamente accoglie le colate laviche. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Osservatorio Etneo (INGV-OE) di Catania, mantiene un monitoraggio costante e dettagliato del fenomeno, fornendo aggiornamenti puntuali sull’evoluzione della situazione.
Il monitoraggio dell’INGV: flussi lavici e attività sommitale
Le osservazioni dirette e strumentali condotte dal personale dell’INGV-OE hanno permesso di delineare un quadro preciso dell’attività in corso. Durante le ore notturne, le telecamere di sorveglianza termica, in particolare quella posizionata a Monte Cagliato, hanno registrato continui bagliori provenienti dalle bocche eruttive, testimoniando la persistenza dell’attività effusiva.
I sopralluoghi effettuati direttamente sul campo dal personale specializzato hanno consentito di osservare da vicino lo sviluppo del campo lavico. Attualmente, si registrano alcuni flussi lavici attivi, localizzati in prossimità di Monte Simone. In particolare, si distinguono due fronti principali:
- Un fronte lavico più avanzato che si attesta a una quota di poco inferiore ai 1.900 metri sul livello del mare.
- Un secondo fronte, posizionato più a est, che si trova a poche decine di metri al di sotto dei 2.000 metri di quota.
È importante sottolineare come la parte più a valle del campo lavico, quella relativa ai fronti più avanzati della scorsa settimana, risulti al momento ferma e in fase di raffreddamento. Questo indica una diminuzione del tasso effusivo a partire dal 6 gennaio, che ha causato l’arresto delle colate più a valle. Per quanto riguarda i crateri sommitali, l’attività è prevalentemente di degassamento. Non sono stati segnalati boati, ma un’abbondante emissione di gas dai crateri Sud-Est, Nord-Est e Voragine.
Analisi dei dati sismici e geodetici
Dal punto di vista sismico, l’analisi dei dati rivela una situazione di relativa tranquillità. L’ampiezza media del tremore vulcanico, un parametro fondamentale per comprendere l’energia associata alla risalita del magma, oscilla tra valori medi e bassi. La sorgente del tremore è stata localizzata nell’area del cratere di Nord-Est, a una profondità compresa tra 300 e 700 metri sopra il livello del mare. Le reti di monitoraggio geodetico, come la rete GNSS-HF (Global Navigation Satellite System – High Frequency), non hanno registrato variazioni significative, indicando l’assenza di deformazioni del suolo di rilievo.
Le avverse condizioni meteorologiche, con una fitta copertura nuvolosa, hanno in parte limitato le osservazioni visive dirette della zona sommitale e hanno introdotto un elevato rumore di fondo nei segnali infrasonici, rendendo difficile una valutazione attendibile dell’attività esplosiva ai crateri.
Impatto sull’aviazione e stato di allerta
Nonostante la fase eruttiva sia contenuta e confinata in un’area desertica, l’attenzione per la sicurezza aerea rimane alta. Il VONA (Volcano Observatory Notice for Aviation), il codice di allerta per l’aviazione, è attualmente di colore arancione. Questo rappresenta il terzo livello di allarme su una scala di quattro e segnala un’attività vulcanica con potenziale emissione di cenere, seppur al momento non significativa.
Tuttavia, è fondamentale precisare che l’attuale attività dell’Etna non sta avendo alcun impatto sull’operatività dell’aeroporto internazionale Vincenzo Bellini di Catania. Lo scalo catanese continua a funzionare regolarmente, garantendo tutti i collegamenti aerei. Le autorità aeroportuali, in stretto coordinamento con l’INGV, monitorano costantemente la situazione per assicurare la massima sicurezza dei voli.
Un gigante sotto stretta sorveglianza
L’Etna, il vulcano attivo più alto d’Europa, si conferma un laboratorio naturale di straordinario interesse, costantemente monitorato da una delle reti di sorveglianza più avanzate al mondo. La professionalità e la tecnologia dell’INGV permettono di seguire in tempo reale l’evoluzione dei fenomeni, garantendo informazioni precise e tempestive sia per la protezione civile che per la popolazione e i settori strategici come quello del trasporto aereo. La fase attuale, pur non destando preoccupazioni immediate, ricorda la natura dinamica e imprevedibile del vulcano, la cui maestosa presenza plasma da millenni il paesaggio e la cultura della Sicilia.
