Riyadh, Arabia Saudita – Il giorno di riposo è solo un lontano ricordo nel bivacco della Dakar. La settima tappa, un massacrante percorso di 876 chilometri da Riyadh a Wadi Ad-Dawasir, con ben 462 km di prova speciale cronometrata, ha riacceso le ostilità, mescolando le carte e confermando le strategie dei principali contendenti al titolo. Sulla sabbia e le piste veloci del deserto saudita, sono stati lo svedese Mattias Ekström per le auto e l’argentino Luciano Benavides per le moto a scrivere il proprio nome in cima alla classifica di giornata.

Auto: La potenza del Ford Raptor T1 e la strategia del leader

La categoria auto ha visto una prestazione magistrale di Mattias Ekström e del suo co-pilota Emil Bergkvist. Al volante del loro Ford Raptor T1, hanno divorato la speciale in 3 ore, 44 minuti e 22 secondi, dimostrando una sinergia perfetta tra la potenza del mezzo e l’abilità di un equipaggio che ha saputo interpretare al meglio un percorso ricco di insidie. La tappa, caratterizzata da valli aperte e veloci alternate a sezioni di dune dove la navigazione era cruciale, ha messo in luce le qualità del prototipo americano, spinto da un potente motore V8. Per Ekström, campione poliedrico con un passato glorioso nel DTM e nel Rallycross, si tratta della seconda vittoria in questa edizione, un segnale forte lanciato ai rivali.

Alle sue spalle si è piazzata la Toyota Hilux del portoghese João Ferreira, staccato di 4 minuti e 27 secondi, seguito dall’altro alfiere del team Ford, l’americano Mitch Guthrie, che ha chiuso il podio di giornata. Ma gli occhi di tutti erano puntati sul leader della classifica generale, il qatariota Nasser Al-Attiyah. Il cinque volte vincitore della Dakar, al volante della sua Dacia, ha corso una tappa tatticamente impeccabile. Senza prendersi rischi inutili su un terreno che poteva rivelarsi traditore, ha concluso all’undicesimo posto, a 7 minuti e 24 secondi dal vincitore. Una gestione calcolata che, grazie anche a un problema tecnico occorso nel finale al suo diretto rivale Henk Lategan, gli ha permesso non solo di conservare, ma di gestire il suo vantaggio in classifica.

La classifica generale ora recita:

  • 1° Nasser Al-Attiyah (Dacia): mantiene la testa con una condotta da esperto calcolatore.
  • 2° Mattias Ekström (Ford): la vittoria di tappa lo proietta al secondo posto, a soli 4 minuti e 47 secondi dal leader.
  • 3° Nani Roma (Ford): il veterano catalano si conferma solidissimo, portando un’altra Ford sul podio virtuale a 7 minuti e 15 secondi dalla vetta.

La lotta tra i costruttori si fa sempre più accesa, con il progetto Dacia, supportato dall’esperienza di Prodrive, che deve ora guardarsi dal ritorno prepotente di Ford.

Moto: Benavides e KTM, un trionfo argentino

Se tra le auto la strategia ha giocato un ruolo chiave, nella categoria delle due ruote è stata una questione di gas e cuore. L’argentino Luciano Benavides ha offerto una prestazione dominante, portando la sua KTM del team Red Bull Factory Racing alla vittoria di tappa. Partito sesto, ha imposto un ritmo insostenibile per la concorrenza fin dai primi chilometri, chiudendo la speciale in poco più di quattro ore e infliggendo distacchi importanti. Per lui si tratta della seconda affermazione in questa edizione e della settima in carriera alla Dakar.

Il podio di giornata è stato completato dallo spagnolo Edgar Canet, compagno di squadra di Benavides in KTM, giunto a 4 minuti e 37 secondi, e dal francese Adrien Van Beveren su Honda, staccato di 4 minuti e 57 secondi, autore della sua miglior performance finora. Una doppietta KTM che sottolinea la competitività della moto austriaca.

L’australiano Daniel Sanders (KTM), leader della generale, ha chiuso al quarto posto. Una posizione che gli ha consentito di limitare i danni e, anzi, di estendere leggermente il suo vantaggio sul primo inseguitore, l’americano Ricky Brabec (Honda), oggi in difficoltà. Sanders ora guida la classifica con un margine di 4 minuti e 25 secondi. La classifica generale delle moto è un concentrato di adrenalina, con i primi tre piloti racchiusi in meno di cinque minuti, a testimonianza di un equilibrio straordinario.

Uno sguardo alla tappa e al futuro

La frazione da Riyadh a Wadi Ad-Dawasir ha confermato la sua fama di tappa veloce ma insidiosa. La navigazione tra piste parallele e canyon rocciosi nella parte finale ha richiesto massima concentrazione. Con l’ingresso nella seconda e decisiva settimana di gara, ogni errore, meccanico o di navigazione, può costare carissimo. La Dakar è entrata nel vivo e la lotta per la vittoria finale, sia nelle auto che nelle moto, è più aperta che mai.

Di davinci

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